Jean Robert
L’età dei sistemi
nel pensiero dell’ultimo Illich
(collana Ripensare il mondo, Mutus Liber, 2019)

Molto è stato scritto sulle opere più ‘famose’ di Illich, che negli anni 1970 trovò ascolto in tutto il mondo, con alcuni scritti come Descolarizzare la società, Energia ed equità e Nemesi medica, che raggiunsero tirature di centinaia di migliaia di copie. Meno note e meno studiate le opere successive, frutto di un cammino incessante che scopre nuovi orizzonti, nuovi interrogativi, nuove ‘luci’ sotto cui analizzare la realtà di un mondo in profonda trasformazione.

Sta nascendo l’età dei sistemi, delle ‘interfacce’, del computer che spia le nostre scelte, del digitale, dello show… Una realtà globale in cui siamo inglobati.

L’ultimo Illich fa i conti con tutto ciò. Jean Robert, amico, collaboratore e compagno di strada di Ivan Illich fin dal lontano 1973, ripercorre in questo libro il cammino di una ricerca originale, documentata, illuminante e sorprendente.

Questo libro vuole presentare questa ricerca con gli occhi e la passione di chi l’ha vissuta dal di dentro, non per dire la parola ‘fine’ su quello che è stato il pensiero di Illich, ma per invitare i lettori al difficile impegno di proseguire un cammino mai concluso, come Illich ha fatto per tutta la sua vita.

Come vivere oggi, qui, nell’età dei sistemi, della tecnologia dominante, dell’intelligenza artificiale? Questo libro è un invito a continuare questo cammino di ricerca, senza cartelli indicatori che non siano quelli dell’amicizia e della gratuità.

Leggi due estratti:

– Introduzione

Cap. 4 – Sistemi… nella testa delle persone

I contenuti del libro

Prefazione

Introduzione

– Lo strumento conviviale e le «cucine del futuro» a Cuernavaca
– Un prodotto industriale che estende il raggio d’azione dei suoi utilizzatori… e il suo contrario
– Un’ipotesi inquietante: la fine dell’età degli strumenti
– Primi sintomi della fine dell’età degli strumenti
– Anni 1980: i concetti e le percezioni

– In precedenza: gli anni della notorietà
– Il CIDOC e Cuernavaca
– L’
ethos industriale
– Una società fondata sull’eteronomia, che per esistere ha bisogno che si tolleri la distruzione dell’autonomia
– Contromossa: una ricerca sulle percezioni sensoriali
– Illich, un teologo divenuto storico e filosofo degli strumenti
– Un passo indietro: 1976, la chiusura del CIDOC

– Fiducia nel potere della conversazione
– Un cambiamento del  lumen sub quo
– Un solo uomo, due progetti
– Sedotti dalla Tecnologia
– Esposizione sintetica del concetto di strumento
-/ Lo storico Illich vuole osservare il decollo degli strumenti nel XII secolo tenendo i piedi ben piantati in quel secolo ma con lo sguardo fisso sul presente
– Lo sguardo e l’alfabeto divengono strumenti

Cap. 1 – Un grande storico degli strumenti ancora incompreso

I. Ivan Illich: teologo o pensatore della tecnologia?

– Un uomo ancorato nella cultura occidentale ‘prende le distanze’
– Portorico: porta d’ingresso alla cultura latinoamericana e a ben altro
– Da una filosofia dell’umiltà missionaria alla critica dello sviluppo

– Dallo strumento della teologia medievale alla tecnologia industriale

II. Pensare agli strumenti dopo Illich

– Il travisamento del rapporto tra autonomia e strumentalità
– «Teoremi sociali» e «assiomi» soggiacenti

Cap. 2 – Incontri

I. Un villaggio messicano, fulcro della critica del modo industriale di produzione

– Un cosmopolita sradicato?
– Un pellegrino in un mondo impazzito

– Il CIDOC: una tribuna, i suoi temi, il suo uditorio
– Un coro poliglotta di voci in un villaggio contadino

– Altri tempi, ricordi di gioventù
– L’«imperativo tecnologico» che tiene prigioniero l’immaginario moderno
– E io, che cosa facevo io in quella galera?

II. La linfa di un territorio

– Spiritus loci
– «Là dov’è l’ombelico della luna»
– Ricordi di un’epoca molto lontana
– Paesaggi della storia e forze sotterranee
– Ritorno al suolo del villaggio

Cap. 3 – Peregrinazioni e nuove visioni

– Permanenza all’«Istituto di Studi avanzati» di Berlino
– Insegnamento negli Stati Uniti e in Germania
– Un progetto sovversivo molto piacevole
– Continuità e discontinuità
– L’influenza di Polanyi
– La modernizzazione o occidentalizzazione del mondo
– Restituire la modernità alla storia
– Storie degli sviluppi
– Storie delle perdite

Cap. 4 – Sistemi… nella testa delle persone

I. Fulgore e tramonto dell’era degli strumenti

– Quando Illich progettava di scrivere l’epilogo dell’età industriale
– Un’ipotesi da prendere con i guanti

– La storicità degli strumenti
– La nozione di strumentalità nel suo contesto filosofico
– ‘Crisi duratura’ è un ossimoro
– Le benedizioni che ancora ci gratificano
– Alcune riflessioni personali sull’epilogo dell’era strumentale

II. Epilogo dell’era strumentale: strumenti che non meritano più questo nome  e istituzioni che non sono più strumenti

– Aspettando Godot

III. La caduta in una «età dei sistemi» non è ineluttabile

– Superare la topologia mentale della strumentalità?
– Dalla cucina del futuro all’alchimia dei possibili

Cap. 5 – Il genere vernacolare

– Pietre miliari
– Un’interpretazione ispirata da ricordi personali
– Una dissimmetria reciprocamente costituiva fra ‘due’
– Il pomo della discordia

– Un libro duale su una dualità fondamentale
– La probità
– La differenza fra relazioni patriarcali e sessismo
– Una falsa genealogia: i due miti fondatori della società industriale
– Genere e strumenti

Cap. 6 – Trasformazione dello sguardo in strumento, e oltre

– Alla ricerca della storia del corpo in epoche del passato
– Uno studio storico che guarda al presente prendendo le distanze da esso
– La storia del corpo e dei sensi nella tarda modernità
– Prima del matrimonio tra lo sguardo e l’immagine
– Una rivoluzione che dà il via all’ottica moderna
– Ricomparsa di elementi dell’etica antica dello sguardo fino ai tempi di Keplero
– Distinguere l’immagine dallo ‘show’
– Un precedente ricco di insegnamenti: il risorgere dell’«occhio morale» dopo Al Haytham

– Storia dei regimi scopici
– Non confondere l’interfaccia con l’immagine
– Per una opsis storica
– Il disagio occidentale di fronte alle immagini

Cap. 7 – Storia culturale dell’alfabeto

– L’alfabeto, elisir e veleno
– Un’invenzione transculturale
– Le opere di Ivan Illich sulla storia sociale dell’alfabeto
– Una prima critica dei poteri distruttivi dell’alfabeto
– Scrivani provetti fin dalle origini
– Alfabeto e potere
– L’associazione tra l’alfabeto e la scuola
– Prima dell’alfabetizzazione obbligatoria, un’alfabetizzazione ‘laica’
 Radicamento della scuola in una cultura popolare impregnata di alfabeto
– La lettura libresca: un fenomeno medievale sconosciuto nel mondo antico
– Per una storia specifica della scrittura alfabetica
– L’alfabeto, frutto dell’interazione di un popolo semitico con i greci
– Perché i popoli semitici nord-occidentali (in particolare i fenici) erano capaci di leggere righe di sole consonanti?
– Formule popolari e formulae stilistiche
– La ‘rivoluzione della scrittura’ e la comparsa del testo libresco

Epilogo

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