A volo sull’America Latina
L’America Latina ha vissuto dall’inizio del secolo due decenni tormentati che hanno visto mutamenti anche importanti nelle politiche di molti Stati e nelle loro molteplici e confuse reciproche relazioni all’interno dei molti trattati che li vincolano in numero e con obiettivi diversi (Oea, Unasur, Alba, Mercosur, Petrocaribe, Alleanza del Pacifico etc), ultimo dei quali in ordine di tempo è appunto la CELAC che coinvolge tutti e trentatre gli Stati della regione, ancorché con molte contraddizioni fra di essi.
Fatti importanti sono accaduti e stanno accadendo, quali i positivi cambiamenti di governo più democratici in Honduras, Cile, Perù e Colombia nonché il ritorno di Lula alla Presidenza del Brasile dopo la pesante presidenza di Bolsonaro, nonché i tentativi di colpi di stato di diversa natura (giuridici, populisti, paramilitari ….) guidati per lo più dall’esterno approfittando di forze interne dissidenti, nonché un peggioramento diffuso dello stato della democrazia in molti altri paesi paesi, l’aumento della presenza a vari livelli di narco-mafie ascese a livello istituzionale contemporaneamente ad una crescente militarizzazione a livelli pure istituzionali, come ad esempio la militarizzazione della polizia in Messico.
Procederemo nell’esame di varie situazioni con un andamento a passo di gambero, cioè andando all’indietro: approfondiremo gli avvenimenti in Perù, al primo posto nelle nostre preoccupazioni di notiziario dal basso per il pesante bilancio di morti fra la popolazione indigena insorta per o motivi che analizzeremo; poi faremo un esame della situazione nei paesi che hanno visto negli ultimi due anni cambiamenti in favore di regimi più democratici (Honduras, Cile, Colombia), non esenti però da qualche contraddizione, come la militarizzazione dei territori mapuche decretata dal governo Boric in Cile. E naturalmente non trascureremo gli avvenimenti che si presenteranno volta a volta come ad es. la grave situazione nei territori del popolo yanomami in Brasile di cui ci giunge notizia in questi giorni.
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Il vertice della CELAC
In questo primo numero del nuovo anno centriamo la nostra analisi sulla riunione della CELAC, la Comunidad de Estados Latinoamericanos y Caribeños tenutasi a Buenos Aires il 24 e 25 gennaio scorso, per l’importanza che essa riveste nella ricerca di un migliore coordinamento nelle politiche statali di questi Stati.
L’esame dei risultati del Vertice qui fatto sarà sintetico e per i lettori più esigenti e a conoscenza della lingua spagnola rinviamo alla lettura dell’analisi apparsa sul numero di gennaio della rivista cartacea e telematica Nueva Sociedad (NU.SO), edita in Bolivia, una delle più attente ai fatti latinoamericani (Vedi: “¿Qué pasó en la cumbre de la Celac?”).
Il fatto più rilevante è che il Vertice si sia tenuto e che abbia visto il rientro al suo interno del Brasile, uscito dal consesso nel 2020 per decisione dell’allora presidente Bolsonaro, col pretesto che nella CELAC erano presenti “Stati che violavano i diritti umani” (Cuba, Nicaragua, Venezuela): ricordate la parabola della pagliuzza e della trave nell’occhio? La presenza dei rappresentanti di questi tre Stati è stata però usata in questa occasione per violente proteste a fini elettorali da parte dell’opposizione di destra argentina, tanto che per evitare complicazioni al governo argentino ospitante, il presidente venezuelano Maduro ha rinunciato ad essere presente di persona, avendo l’opposizione richiesto addirittura l’arresto in base ai fatti addebitatigli.
Il Vertice è avvenuto dopo una “vacanza” durata 4 anni, segno dell’esistenza di problemi (33 Stati sono tanti per avere unità di interessi…). La ripresa è stata voluta in particolare dal presidente messicano AMLO (Lopéz Obrador), che tuttavia èra assente e si è fatto rappresentare dal suo Ministro degli Esteri. Centrale invece la presenza di Lula e dell’evidente suo legame di intenti col presidente argentino Alberto Fernández. E qui si evidenzia un primo problema per il futuro: AMLO mira a una evoluzione della CELAC verso una nuova struttura, diversa dalla UEA attuale (Unione degli Stati Americani, tutti), visibilmente in crisi, e analoga a quella dell’Unione Europea. Ricordiamo che il Messico è legato a Stati Uniti e Canada tramite il trattato del TLCAN (o NAFTA se sigla in inglese), mentre Lula sembra voler privilegiare una nuova struttura solo latinoamerica e dove l’importanza centrale sia assunta da una rinnovata UNASUR, imperniata sugli Stati sudamericani. Una delle dichiarazioni approvate nella Dichiarazione finale sembra privilegiare la posizione di AMLO, ma è da ricordare che il 2023 è anno elettorale per i presidenti del Messico e dell’Argentina, e AMLO non si ripresenterà… E’ evidente che gli Stati Uniti, dopo la sconfitta nel 2005 in seno all’OEA del progetto ALCA, un’area di libero commercio da nord a sud dell’America da loro controllata, vogliono riunire in un nuovo trattato tutti i paesi americani e contrastare il crescente peso della Cina nell’area, contando su alcuni paesi a loro vicini all’interno della CELAC.
La CELAC, creata nel 2010 come organismo prevalentemente politico per dare una voce comune ai paesi latinoamericani, sta assumendo un volto più complesso che include l’economia e il commercio, come è rilevabile dalla “Dichiarazione di Buenos Aires” stilata al termine del vertice, che comprende 111 punti nonché una serie di una decina di dichiarazioni aggiuntive. Ed anche dalle incipienti discussioni per la reazione di una moneta comune, se non altro, inizialmente almeno, per gli scambi commerciali.
Per concludere, tralasciando altre osservazioni, cosa ha detto di interessante la Dichiarazione di Buenos Aires dal punto di vista di un Mininotiziario dal basso? Non abbiamo esaminato i 111 punti ora ricordati ma non si può non rilevare come sia mancato qualsiasi riferimento alla attuale grave situazione in Perù. E questo per una differente valutazione dei fatti, ad es. fra AMLO e Lula. Francamente ce ne dispiace assai.
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Sull’allegato al Mininotiziario – Esiste più o meno consciamente nella nostra mente l’idea di appartenere alla “punta di lancia” del progresso umano e che la strada che percorriamo in Occidente sia quella sulla quale prima o poi tutti i popoli si incammineranno, anche se forse oggi qualche dubbio sull’essere sulla strada giusta in qualcuno può insinuarsi. L’allegato brano dell’antropologo argentino Walter D. Mignolo, oggi cattedratico negli Stati Uniti, tratto dal libro Murales Zapatisti, può indurre qualche riflessione sulla narrazione della “punta di lancia” occidentale. Leggi MIGNOLO in pdf
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