20 settembre 2019
“Non ho paura del potere delle imprese, continuerò a lottare”.
Máxima Acuña
Foto: Goldman Environmental Prize
Un’azione determinata vale più di mille parole, come quella di Máxima Acuña de Chaupe, un’umile contadina peruviana che è diventata il più grosso ostacolo a una grande multinazionale.
In una località chiamata Yanacocha, vicino a Cajamarca, in Perù, Máxima coltiva patate e verdure, nei pressi del luogo in cui una società nordamericana del Colorado, la Newmont, sfrutta una miniera d’oro all’aperto, la più grande dell’America Latina.
Negli ultimi anni, l’industria mineraria in Perù ha divorato tutto ciò che trovava sul suo cammino, impadronendosi di terre e avvelenando le acque. Le concessioni di sfruttamento concesse dal governo non hanno minimamente preso in considerazione gli indigeni che vivono in quelle terre.
La multinazionale Newmont e il suo partner locale Minera Yanacocha hanno esteso le loro operazioni fino ad una miniera di rame chiamata Conga. Ma ciò ha comportato la distruzione di quattro laghi da cui dipendevano le comunità. L’idea era quella di drenarli per estrarre il minerale, e uno di essi, chiamato Laguna Azul, sarebbe stato utilizzato come pozzo di stoccaggio per i rifiuti tossici, minacciando le sorgenti di cinque bacini e una zona umida nel territorio arido di Cajamarca.
Ma è arrivata Máxima ed è diventata un sassolino nelle loro scarpe. Un giorno del 2011 la società mineraria ha bussato alla sua porta e le ha detto che doveva andarsene, perché loro erano i nuovi proprietari della sua terra. Quando si è rifiutata, è stata picchiata, come anche sua figlia, e la sua casa e i suoi raccolti sono stati distrutti dalle guardie private della società mineraria.
Allora Máxima ha organizzato proteste contro la miniera Conga. È stata denunciata e condannata a una multa di 200 soles (70 dollari) e a tre anni di carcere se non avesse lasciato la sua terra entro 30 giorni. Tutti i mezzi legali di difesa le sono stati negati. Ma queste proteste hanno attirato l’attenzione e impedito a Newmont di far funzionare la miniera dal 2012.
Ben presto le proteste si sono estese a Lima e hanno ricevuto sostegno internazionale.
Il 5 maggio 2014, la Commissione Interamericana per i Diritti Umani (CIDH) dell’Organizzazione degli Stati Americani (OEA) ha chiesto al governo peruviano di adottare misure cautelari di protezione per Máxima, la sua famiglia e 46 leader della comunità, che erano stati minacciati di morte.
Nel dicembre 2014, le denunce penali di Newmont contro la famiglia Acuña sono state respinte, e per vendetta soggetti sconosciuti hanno distrutto le fondamenta della nuova casa della famiglia Acuña. Nel 2016, Máxima ha ricevuto il premio internazionale Goldman Environmental Prize, il più importante premio dell’ambientalismo mondiale.
La battaglia legale tra Newmont Mining Company e la famiglia di Máxima continua. Newmont ha cercato di mantenere la controversia in Perù, ma la recente decisione della Corte di terzo grado di Lima ha significato una battuta d’arresto per Newmont, mentre Máxima e la sua famiglia continueranno a sostenere la loro causa negli Stati Uniti.
Fonte: “Una roca llamada Máxima Acuña”, dal sito di Sierra Club, organismo ambientale di base
Traduzione a cura di Camminardomandando
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