26 marzo 2023
Un tema centrale del mio libro sul clima è che se vogliamo concentrare la nostra attenzione su una singola sostanza, questa non dovrebbe essere l’anidride carbonica ma l’acqua. Al di là dell’effetto serra, l’acqua svolge un ruolo cruciale nei processi attraverso cui il mondo mantiene le condizioni necessarie perché la vita possa prosperare.
Una funzione dell’acqua è quella di fungere da veicolo di trasporto del calore, parte integrante della fisiologia di questo pianeta vivente. Vi invito a guardare questo video di animazione su come le piante influenzano le temperature locali e globali attraverso il movimento dell’acqua [si vedano le immagini più significative e la traduzione italiana del testo nel pdf: Le piante raffreddano il pianeta].
Questo video, insieme a quelli che lo accompagnano sulla pompa biotica e l’idrologia, nasce da una comprensione che sta emergendo tra molti ambientalisti: abbiamo commesso un errore scientifico, strategico, teorico e politico quando abbiamo ridotto la crisi ecologica al clima e la crisi climatica al carbonio. Si comprende meglio la Terra se la si considera come un essere vivente con una fisiologia complessa, la cui salute dipende dalla salute degli organi che la costituiscono. I suoi organi sono le foreste, le zone umide, le praterie, gli estuari, le barriere coralline, i grandi predatori, le specie chiave, il suolo, gli insetti e in realtà ogni ecosistema intatto e ogni specie sulla terra. Se continuiamo a degradare, drenare, danneggiare, avvelenare, cementificare e uccidere, la terra morirà per un milione di ferite. Morirà per il venir meno dei suoi organi, indipendentemente dai livelli di gas serra.
Ecco perché, se posso essere così audace da fare una previsione, nei prossimi anni assisteremo a uno squilibrio sempre più drammatico dei modelli meteorologici. In effetti è già iniziato. Inondazioni, siccità, incendi, caldo anomalo, freddo, umidità e aridità nel periodo sbagliato dell’anno si intensificheranno, anche in assenza di un significativo riscaldamento globale. Questo sta già avvenendo. Sono sicuro che l’avete notato. Il tempo è stato anomalo negli ultimi anni; in alcuni luoghi, in modo devastante. Tuttavia, le temperature globali (secondo la misura più affidabile, fornita dalle misurazioni satellitari della bassa troposfera) sono più o meno quelle che erano nel 2016. La tendenza generale dall’inizio delle misurazioni è sicuramente una tendenza al riscaldamento (circa 0,13 gradi per decennio), ma non c’è stata un’accelerazione.
Qui sta l’errore strategico. Dopo aver agganciato il carro ambientale al cavallo del riscaldamento globale, cosa succede se il cavallo smette di correre? Non significa che i nostri problemi ambientali saranno risolti. Se le temperature smettono di salire, non significa che la crisi è stata evitata. Il nocciolo della crisi, infatti, non è il riscaldamento, ma l’ecocidio: l’uccisione degli ecosistemi, l’uccisione della vita.
Il video citato sopra, e i video che lo accompagnano, illustrano chiaramente alcuni dei modi in cui ciò accade. Distruggere il suolo e la vita vegetale, e tutti gli altri attori ecologici che li nutrono e da cui essi dipendono, porta direttamente a cicli di siccità e di inondazioni di cui poi viene incolpato il riscaldamento globale. I complessi cicli di retroazione omeostatica che mantengono la stabilità si dissolvono. La perdita dell’Amazzonia può portare siccità in Colorado. La perdita di foreste pluviali nel Borneo e a Sumatra potrebbe causare siccità in Cina. La perdita del Congo provoca inondazioni in Nigeria. Tutto è collegato a tutto il resto.
Calcolare il nostro modo di amare?
Ieri stavo facendo un’escursione vicino a casa mia nella Carter Preserve.[1] Gli alberi morti sono ovunque. Quasi tutte le querce sono morte. In altre zone dello Stato ci sono aree di querce secolari che sono state disboscate per far posto a fattorie solari su scala industriale. Mettiamolo tra virgolette: ‘fattorie’. L’esperto di conservazione e professore di entomologia Douglas Tallamy ha dato questa risposta ai sostenitori dell’industria che affermano che i benefici ecologici delle ‘fattorie’ solari superano i benefici di una foresta:
«Abbattere un impianto solare esistente, che è un albero, per costruirne uno artificiale è semplicemente ridicolo», ha detto. «Non si tratta soltanto di energia. L’impianto solare non nutre un solo uccello, non gestisce il ciclo delle acque. L’unico valore ecologico è quello di catturare energia dal sole, come fanno le piante, ma senza trasmetterla al resto della catena alimentare. Sono le piante e gli animali intorno a noi a gestire gli ecosistemi da cui tutti dipendiamo. So che vogliamo energia rinnovabile, ma abbiamo abbastanza terra che è già stata spianata. Mettete i pannelli solari sui tetti. Metteteli su tutte le aree distrutte che abbiamo già. Non abbattete le foreste esistenti. È del tutto antitetico agli obiettivi della conservazione».[2]
Qual è la base dell’argomentazione dell’industria secondo cui una ‘fattoria’ solare è meglio di una foresta? La matematica del carbonio, questo è. Sommano i numeri del sequestro effettuato da una foresta matura e li confrontano con l’equivalente in combustibili fossili della produzione fotovoltaica. Questo è un esempio estremo ma fin troppo comune di ciò che accade quando definiamo ciò che è ‘verde’ in termini di anidride carbonica. Ulteriori estremi sono all’orizzonte. Che cosa succederà se, come alcuni ritengono probabile, le tecnologie di cattura del carbonio raggiungeranno la fattibilità economica? La matematica del carbonio già porta, a volte, a risultati perversi, come nel caso di compensazioni di carbonio quasi inutili. La matematica del carbonio sottovaluta enormemente quella che è l’utilità ecologica delle foreste, dato il ruolo che svolgono nel ciclo dell’acqua e nella fisiologia della terra. Inevitabilmente, quindi, quando la matematica del carbonio definisce qualcosa come ‘verde’, le foreste ne soffriranno.
Niente di tutto questo vuol dire che le emissioni di gas serra siano benigne. Il degrado degli organi ecosistemici della terra la rende meno in grado di far fronte ai cambiamenti nella composizione dei gas atmosferici. Un ulteriore flusso termodinamico in un sistema già instabile aggrava le instabilità esistenti. Inoltre, dal punto di vista della terra vivente, ci sono molte ragioni per limitare lo sviluppo dei combustibili fossili, ragioni che non hanno nulla a che fare con la CO2 o con il metano. Le miniere a cielo aperto, le trivellazioni, il fracking, la combustione, lo sviluppo dell’estrazione petrolifera offshore, e così via, devastano gli ecosistemi, avvelenano interi territori, distruggono l’habitat, acidificano la pioggia, contaminano l’acqua e rischiano di dare luogo a fuoriuscite catastrofiche.
La soluzione, tuttavia, non è quella di spostare la civiltà industriale verso un’altra tecnologia energetica, altrettanto – o più – dannosa. Dobbiamo invece considerare questioni di scala e di scopo. Di scala: il solare sul tetto è diverso dai campi fotovoltaici su scala industriale. Gli impianti a biogas nelle fattorie agricole sono diversi dalle monocolture su scala industriale per la produzione di biocarburanti. Il micro-idroelettrico è diverso dalle grandi dighe. In ogni caso, i primi si inseriscono in una relazione ecologica con gli esseri specifici di un luogo, umani e non umani. Per quanto riguarda lo scopo, abbiamo davvero bisogno di continuare per sempre a produrre sempre più energia? Contribuisce davvero al benessere umano? Case più grandi, più armi, più roba, l’intero programma tecnologico sviluppista che ci separa sempre più dalla vita e dalla materia… A cosa serve? In definitiva, la ‘soluzione’ della crisi ecologica non è tecnica. Viene dal recupero dei valori di base e dal cambiamento del nostro rapporto con la natura.
Commentando il taglio delle foreste per costruire pannelli solari, Tallamy ha scritto: «È totalmente antitetico agli obiettivi della conservazione». Sì. Il movimento ambientalista deve tornare alle sue radici. Conservazione non significa «usare più lentamente» o «conservare per dopo». Ciò che la parola significa veramente è servire con. Servire insieme. Per servire cosa? Per servire la vita. È un errore teorico definire l’ambientalismo in un modo diverso da quello dell’amore per la natura, dell’amore per la vita. Nessuno diventa ambientalista per tutto il denaro che si risparmierà. Nessuno fa dei calcoli per intraprendere la propria strada verso l’amore. E i cambiamenti che dovremo fare per recuperare la vitalità della terra dal suo attuale esaurimento richiederanno un grado di coraggio e di sacrificio che viene solo dall’amore. Non lo faremo perché siamo costretti o perché ci pagano per farlo.
Un attivista di lunga data una volta mi ha raccontato di un incontro a cui ha partecipato nel 1980, durante il quale un gruppo di ambientalisti di primo piano ha deciso di adottare il termine «sostenibilità» nel proprio lessico di base. «Volevamo sembrare scientifici», ha detto. «Non volevamo usare parole come ‘amore’ o ‘prezioso’ ed essere liquidati come ‘quelli che abbracciano gli alberi’. Volevamo dare alle persone una ragione razionale e rigorosa per proteggere la natura. Pensavamo che fare appello alla bellezza e alla sacralità della natura non avrebbe raggiunto le persone che la stavano distruggendo, quindi abbiamo cercato di fare in modo che la questione riguardasse il loro interesse personale».
Più o meno nello stesso periodo, il riscaldamento globale ha fatto il suo ingresso nella consapevolezza del movimento ambientalista, crescendo nel corso degli anni fino a diventare la sua questione chiave. All’inizio, il riscaldamento globale (ora chiamato cambiamento climatico) sembrava avvantaggiare il movimento. Ora saremo in grado di costringere le corporation e i governi a fare le cose che abbiamo sempre desiderato, facendo appello non solo ai sentimenti sulla magnificenza della natura, e non solo alle preoccupazioni per la salute di qualche sottogruppo di persone svantaggiate, ma alla sopravvivenza della civiltà stessa. Non è più necessario essere amanti della natura per sostenere gli obiettivi dell’ambientalismo.
Riflettete a fondo su quest’ultima affermazione: non è più necessario essere amanti della natura per sostenere gli obiettivi dell’ambientalismo.
Il risultato è che l’ambientalismo è stato dirottato da persone e istituzioni che non sono amanti della natura. Si vede a che cosa questo conduce: la natura muore al servizio della «sostenibilità». Le foreste sono distrutte per dare spazio agli impianti solari. I territori vengono sacrificati alle miniere per estrarre litio, cobalto, argento, terre rare, ecc., nell’ottica della decarbonizzazione. C’è una gran quantità di denaro nel settore della sostenibilità. È la stessa storia di prima. Nel frattempo, trascuriamo le priorità che sono più rilevanti dal punto di vista della Terra Vivente. L’energia, i finanziamenti e l’attenzione vanno a ridurre la CO2 per «salvare il mondo». Si trascurano le praterie di fanerogame marine. Le torbiere. Le paludi di mangrovie. I castori. Gli elefanti. Le balene. Gli squali. Eppure tutto questo è vitale per la fisiologia planetaria.
Tre priorità per la guarigione ambientale
Non tutto è perduto. C’è infatti un modo per «salvare il mondo». Lo metto tra virgolette, perché in definitiva la scelta di fronte a cui ci troviamo non riguarda la nostra sopravvivenza, ma il tipo di mondo in cui scegliamo di vivere. Un mondo vibrante di vita? O una gigantesca miniera / discarica / parcheggio? C’è un modo per rigenerare un mondo vibrante di vita. Si tratta di mettere in atto una riverenza per la vita in tutte le sue forme. Ciò si traduce in tre priorità su cui concentrare l’attenzione e i finanziamenti dell’ambientalismo.
La prima richiama il conservazionismo tradizionale. Dobbiamo assolutamente proteggere tutti gli ecosistemi che ancora non sono stati toccati dallo sviluppo per qualsiasi scopo (petrolio e gas, minerali, legname, allevamenti, periferie, dighe, pesca su scala industriale o biocombustibili). I pochi organi rimasti intatti di Gaia sono i suoi serbatoi di biodiversità e la sua memoria delle proprie condizioni di salute. Si noti bene che «proteggere» di solito non significa recintare e tenere lontani gli esseri umani. In effetti, la giusta partecipazione umana può migliorare la salute degli ecosistemi quando quegli esseri umani hanno una profonda comprensione e riverenza per i luoghi in cui vivono.
La seconda priorità è la rigenerazione: il ripristino della vita nei luoghi in cui è stata compromessa. L’agricoltura e l’allevamento rigenerativi, l’agroforestazione, le riserve marine, la reintroduzione dei castori, la reintroduzione dei salmoni, la rimozione delle dighe e i sistemi di ritenzione idrica sono solo alcuni dei modi per rivitalizzare gli organi della terra e rimetterli in funzione per stabilizzare il clima.
La terza priorità è la disintossicazione. Ho il sospetto che la morte di molte foreste (non si tratta solo di querce) e il collasso degli insetti (in moltissimi luoghi, è scomparso almeno l’80% degli insetti) siano dovuti all’onnipresenza di erbicidi, pesticidi, rifiuti tossici e altre sostanze inquinanti nell’ambiente. Sono rimasto scioccato quando ho appreso che vaste aree di foresta negli Stati Uniti orientali vengono regolarmente irrorate per «controllare» gli insetti nocivi. Diossine, PFAs, antibiotici, residui farmaceutici e prodotti agrochimici contaminano ogni ecosistema sulla terra, ogni animale, ogni cellula. Sono rintracciabili anche in Antartide. Aggiungete a questi le particelle di alluminio e di altre sostanze spruzzate nei cieli dagli aerei negli esperimenti di geoingegneria, che provocano la presenza di elevati livelli di alluminio in località lontane da qualsiasi fonte industriale. E non dimentichiamo l’impatto poco riconosciuto dell’inquinamento elettromagnetico, dell’inquinamento luminoso e dell’inquinamento acustico sugli ecosistemi. Tutto quanto elencato sopra danneggia la terra a livello dei tessuti, indebolendo ulteriormente i suoi organi già compromessi.
Non temo che il nostro sistema non sia sostenibile. Temo che lo sia. Temo che possiamo continuare all’infinito a devastare la terra vivente, finendo per vivere in un mondo di cemento, così cronicamente malato a livello fisico e mentale da costringerci a incorporare l’assistenza tecnologica nei nostri cervelli e nei nostri corpi. Temo che compenseremo la connessione perduta con un mondo vivente con una proliferazione di sostituti virtuali, di realtà digitali e di avventure online, alla tragica ricerca di qualcosa che stiamo dimenticando di aver mai avuto. Ricordate quanto erano rumorose le rane? Ricordate gli stormi di uccelli che riempivano i cieli da un orizzonte all’altro? Ricordate le nuvole di lucciole che illuminavano le notti della giovinezza di mio padre? Temo che dimenticheremo di aver mai vissuto in mezzo a tanta ricchezza e ci accontenteremo invece di Mario Cart.[3] Siamo già molto avanti in questo cammino verso un mondo di cemento, e molto avanti nell’imparare a gestirlo. I medici americani scrivono ogni anno circa 120 milioni di prescrizioni per antidepressivi, 118 milioni di prescrizioni per Adderall, Ritalin e altri farmaci per l’ADHD[4] e 120 milioni di prescrizioni per le benzodiazepine.[5]
Questo equivale a più di una prescrizione pro capite di farmaci psichiatrici! Non c’è da stupirsi che le persone non siano mai state più felici.
La desolazione interiore rispecchia quella esteriore. La crisi ecologica e la crisi spirituale che chiamiamo crisi di «salute mentale» hanno una fonte comune: la negazione della terra come essere vivente, degno di amore, degno di servizio. L’ambientalista attinge a una profonda verità: che lo scopo di un essere umano è partecipare alla fioritura della vita. Servire con. Separati da questo scopo, inevitabilmente ci ammaliamo. Quella malattia interiore, quella malattia dell’anima, riflette la malattia esteriore degli ecosistemi. Potrebbe esserci qualche dubbio sul fatto che il clima globale rifletta il clima sociale, il clima politico, il clima economico e il clima psichico?
Le tre priorità che ho elencato sopra non sono semplici ritocchi tecnici al progetto di ingegnerizzazione la terra. Si presentano in modo naturale a chiunque veda la terra come un essere vivente con una fisiologia complessa. Contemplando la terra come un essere, un essere splendido, un essere meraviglioso, un essere sacro, ce ne innamoriamo sempre più profondamente. È qui che si può ritrovare l’anima del movimento ambientalista e realizzare il suo compito di trasformazione della civiltà.
Fonte: “How the Environmental Movement Can Find Its Way Again”.
Traduzione a cura di Camminardomandando
[1] Ndt – Una delle più grandi aree protette nel Rhode Island.
[2] https://ecori.org/2021-6-2-for-better-or-worse-statewide-oak-tree-mortality-changes-ris-landscape/
[3] Ndt – Una serie di videogiochi che simulano gare automobilistiche su circuiti virtuali.
[4] Ndt – Sindrome da deficit di attenzione e iperattività.
[5] Ho ottenuto quei numeri consultando l’oracolo. Voglio dire, da ChatGPT.