
Un’affermazione chiave in molte discussioni sull’agricoltura globale è la previsione di un potenziale futuro deficit globale di produzione alimentare: la sfida di “nutrire i futuri 10 miliardi di abitanti della terra”. La narrazione della crisi è stata per molti versi guidata dall’Organizzazione delle Nazioni Unite per l’alimentazione e l’agricoltura (FAO), la cui modellizzazione[i] quantitativa del sistema alimentare ha previsto un aumento del 70% (ora 60%) nel totale annuale degli alimenti necessari entro il 2050. Tuttavia, esaminando le ipotesi su cui si basa tale modellizzazione, questo documento mostra che la FAO e altri elaboratori di modelli hanno costantemente sottovalutato la fornitura alimentare globale attuale e potenziale e sopravvalutato la domanda alimentare. Ad esempio, l’ultimo modello della FAO sottostima le rese potenziali di riso di una quantità pari a quella che sarebbe sufficiente per nutrire 7 miliardi di persone. In totale, questo documento stima che, poiché tutti usano ipotesi simili, quantità di cibo sufficienti per ameno almeno 12,5 miliardi di persone sono state lasciate fuori dagli attuali modelli alimentari. Quindi i modelli attuali implicano una scarsità quantitativa che non esiste.
(dal sito web di presentazione del libro Rethinking Food and Agriculture: New Ways Forward, a cura di Amir Kassam e Laila Kassam, Elsevier, ottobre 2020. Nell’articolo che segue, Jonathan Latham riprende il tema da lui stesso trattato nel capitolo 5 di questo libro)
La più grande favola dell’agricoltura
Jonathan Latham, PhD
12 aprile 2021
Il cibo sostenibile, locale, biologico, coltivato in piccole fattorie ha una grandissima quantità di cose da offrire. A differenza dell’agricoltura industriale ad alta intensità chimica, rigenera le comunità rurali; non inquina fiumi e acque sotterranee né crea zone morte; può salvare le barriere coralline; non invade le foreste pluviali; preserva il suolo e può ristabilire il clima (IAASTD, 2009). Perché tutti i governi non lo promuovono?
Per i politici, il grande ostacolo alla promozione globale e al ripristino dell’agricoltura su piccola scala (lasciando da parte il potere di lobbying dell’industria agroalimentare) è la presunta motivazione che “non può nutrire il mondo”. Se questa affermazione fosse vera, i sistemi alimentari locali sarebbero destinati a lasciare la gente affamata, e quindi promuoverli diventerebbe egoistico, di breve termine e non etico.
Tuttavia, questo presunto difetto nell’agricoltura sostenibile e locale rappresenta un’accusa curiosa perché, dovunque si guardi nel contesto dell’agricoltura globale, si nota che i prezzi dei prodotti alimentari sono bassi perché i prodotti sono in eccedenza.
Spesso, sono in enorme eccedenza, anche nei paesi più affamati. Gli agricoltori vi diranno che stanno andando fuori mercato perché, a causa di queste eccedenze, i prezzi sono bassi e in continuo calo. In effetti, il calo dei prezzi agricoli è una tendenza generale che persiste, con qualche oscillazione, da oltre un secolo, e si applica a tutti i prodotti. Questa tendenza al ribasso è proseguita anche durante un recente boom dei biocarburanti progettato per consumare un po’ di queste eccedenze (de Gorter et al., 2015). In altre parole, i dati disponibili contraddicono la probabilità di carenze alimentari. Nonostante l’aumento della popolazione globale, le eccedenze alimentari sono ovunque.
Modelli alimentari globali
La giustificazione standard per affermare che queste eccedenze un giorno si trasformeranno in carenze alimentari globali proviene da vari modelli matematici del sistema alimentare. Questi modelli si basano sulla produzione alimentare e su altri dati forniti alle Nazioni Unite dai governi nazionali. Mentre le prove episodiche o locali sono necessariamente sospette, questi modelli affermano di essere in grado di valutare e prevedere con certezza l’enorme, diversificato e altamente complesso sistema alimentare globale.
Il più importante e il più citato di questi modelli di sistemi alimentari si chiama GAPS (Global Agriculture Perspectives System) ed è stato creato da ricercatori della FAO di Roma (Alexandratos e Bruinsma, 2012). Questi modelli – e soprattutto il GAPS – sono quindi ciò che viene citato in qualsiasi discussione quantitativa sul futuro fabbisogno alimentare. Sul GAPS, ad esempio, è basata la previsione comune del “60% in più di cibo necessario entro il 2050”, quella che John Beddington, consigliere scientifico del governo britannico, ha definito “una tempesta perfetta” che incombe sull’umanità.
Quanto sono affidabili questi modelli di sistemi alimentari?
Nel 2010 il professor Thomas Hertel della Purdue University ha tenuto il suo annuale discorso come presidente dell’Associazione statunitense di Economia Agricola e Applicata (U.S. Agricultural and Applied Economics Association). Ha scelto di discutere la capacità di modelli matematici come il GAPS di prevedere le risorse future (questo lavoro è stato successivamente pubblicato), e ha detto al suo pubblico che quei modelli sono difettosi.
Hertel ha sottolineato che l’analisi economica ha chiaramente dimostrato che l’approvvigionamento alimentare risponde ai prezzi a lungo termine. Cioè, quando aumentano i prezzi dei prodotti alimentari, aumenta anche la produzione alimentare. Ad esempio, quando i prezzi aumentano, diventa più conveniente per gli agricoltori investire per incrementare le loro rese; ma quando i prezzi sono bassi, l’incentivo si riduce assai. Altri attori del sistema alimentare si comportano in modo simile.
Eppure i modelli alimentari globali, ha osservato Hertel, hanno adottato l’interpretazione opposta: presumono che le forniture alimentari globali siano insensibili ai prezzi.
Con il tono fermo ma diplomatico che ci si aspetta da un discorso presidenziale, Hertel ha detto al suo pubblico:
“Temo che gran parte di questa ricca conoscenza non sia ancora entrata nei modelli globali utilizzati per l’analisi a lungo termine del clima, dei biocarburanti e dell’uso del suolo agricolo. (…) Non è chiaro se i modelli risultanti siano adatti al tipo di analisi di sostenibilità a lungo termine che qui si ipotizza di fare“.
Questo è piuttosto importante. Poiché lo scopo di questi modelli è la previsione a lungo termine, se i modelli alimentari globali sottovalutano la capacità dei sistemi alimentari di adattarsi a una domanda più elevata, tenderanno a prevedere una crisi anche quando il problema non c’è.
Come tutti i modelli matematici, il GAPS e gli altri modelli di sistemi alimentari incorporano numerose ipotesi. Queste ipotesi sono in genere condivise tra i modelli affini, e questo è il motivo per cui essi tendono a dare risposte simili. L’affidabilità di tutti questi modelli dipende quindi in modo cruciale dalla validità di ipotesi condivise come quella su cui Hertel si è concentrato.
L’analisi di Hertel solleva quindi due importanti interrogativi. Il primo è questo: se uno dei presupposti del GAPS contraddice la sapienza collettiva dell’economia agricola convenzionale, quali altri presupposti discutibili si nascondono nei modelli alimentari globali?
Sorprendentemente, però, data la posta in gioco, ben poca attenzione è stata dedicata a rigorosi test indipendenti di queste ipotesi cruciali (Scrieciu, 2007; Reilly e Willenbockel, 2010; Wise, 2013; Lappé e Collins, 2015).
La seconda domanda è la seguente: è significativo che l’errore identificato da Hertel tenda a generare previsioni inutilmente allarmistiche?
Criticare i presupposti critici
In un nuovo documento peer-reviewed [sottoposto a revisione paritaria], The Myth of a Food Crisis, ho criticato il GAPS della FAO – e per estensione tutti i modelli simili di sistemi alimentari – al livello di questi presupposti, spesso non dichiarati (Latham, 2021).
The Myth of a Food Crisis identifica nei modelli di sistemi alimentari quattro presupposti che sono particolarmente problematici poiché hanno effetti rilevanti sull’affidabilità delle previsioni che da quegli stessi modelli si ricavano. In sintesi, li elenco qui di seguito:
1) Che i biocarburanti siano pilotati dalla “domanda”.
Come mostra il documento, i biocarburanti sono considerati nel GAPS dal lato delle equazioni relativo alla domanda. Tuttavia, i biocarburanti sono il risultato di sforzi di lobbying. Esistono per risolvere il problema dell’eccesso di offerta agricola (Baines, 2015). Poiché i biocarburanti contribuiscono poco o nulla alla sostenibilità, i terreni utilizzati per produrli sono disponibili per nutrire la gente, se necessario. Questa potenziale disponibilità (ad esempio, il 40% del mais statunitense viene utilizzato per l’etanolo di mais) rende chiaramente sbagliato il fatto che il GAPS consideri i biocarburanti come una domanda ineludibile di produzione.
2) Che gli attuali sistemi di produzione agricola siano ottimizzati per la produttività.
Come pure dimostro nel mio saggio, generalmente i sistemi agricoli non sono ottimizzati per massimizzare le calorie o le sostanze nutritive. Di solito ottimizzano i profitti (o talvolta i sussidi), con risultati molto diversi. Per questo motivo, praticamente tutti i sistemi agricoli potrebbero produrre molti più nutrienti per acro senza costi ecologici, volendo.
3) Che le “potenzialità di resa” delle colture siano state correttamente stimate.
Usando l’esempio del riso, il mio documento mostra che alcuni agricoltori, anche in condizioni non ottimali, raggiungono rese di gran lunga superiori a quelle considerate possibili dal GAPS. Pertanto, i massimali di resa previsti dal GAPS sono troppo bassi per il riso e probabilmente anche per altre colture. Pertanto il GAPS sottovaluta pesantemente il potenziale agricolo.
4) Che la produzione alimentare globale annuale sia approssimativamente uguale al consumo alimentare globale.
Come dimostra il mio documento, una parte significativa della produzione globale annuale finisce in magazzini dove si degrada e viene smaltita senza mai essere conteggiata dal GAPS. C’è quindi un grosso buco contabile nel GAPS.
I modi specifici in cui queste quattro ipotesi sono incorporate nel GAPS e in altri modelli producono uno dei due effetti seguenti: ciascuna ipotesi fa sì che il GAPS sottovaluti l’offerta globale di cibo (ora e in futuro) o sovrastimi la domanda globale di cibo (ora e in futuro).
Quindi il GAPS e altri modelli sottovalutano l’offerta ed esagerano la domanda. L’effetto cumulativo è drammatico. Utilizzando dati peer-reviewed, nel nostro documento viene calcolata la discrepanza tra la disponibilità di cibo stimata dal GAPS e la fornitura effettiva. Tali calcoli mostrano che il GAPS e altri modelli omettono approssimativamente una quantità di cibo che sarebbe sufficiente a nutrire 12,5 miliardi di persone all’anno. È un enorme quantitativo di cibo, ma ciò spiega perfettamente il motivo per cui i modelli sono così discordanti rispetto alle esperienze del sistema alimentare da parte dei politici e da parte degli agricoltori.
Le implicazioni
Le conseguenze di questa mia analisi sono molto significative su diversi fronti. Non esiste alcuna carenza globale di cibo. Anche in qualsiasi plausibile scenario di popolazione futura o di potenziali aumenti della ricchezza, l’attuale eccesso globale non scomparirà a causa di una maggiore domanda. Una delle molte implicazioni di questo eccesso è che, a parità di altre condizioni, i prezzi globali dei prodotti continueranno a diminuire. Il potenziale avvertimento a questo proposito è il caos climatico. Le conseguenze climatiche non sono prese in considerazione in questa analisi. Tuttavia, per coloro che pensano che l’agricoltura industriale possa essere la soluzione di quel problema, vale la pena ricordare che i sistemi alimentari industrializzati sono il principale emettitore di anidride carbonica. L’industrializzazione della produzione alimentare non è quindi la soluzione al cambiamento climatico – è il problema.
Un’altra implicazione significativa di questa analisi è il fatto che rimuove la giustificazione per l’adozione (spesso suggerita) di misure speciali e sacrificali di “intensificazione sostenibile”, caratterizzate da un uso intensivo di pesticidi, OGM e organismi ottenuti con le nuove tecniche di editing genomico, per aumentare la produzione di cibo (Wilson, 2021). Ciò che serve per salvare le foreste pluviali e altri habitat dall’espansione agricola è invece la riduzione dei sussidi e degli incentivi che sono responsabili della sovrapproduzione e di pratiche insostenibili (Capellesso et al., 2016). In questo modo, le politiche agricole dannose possono essere sostituite da politiche guidate da criteri quali la sostenibilità ecologica e l’adeguatezza culturale.
Una seconda implicazione emerge dalla domanda: se i modelli sbagliano a livelli così elementari, perché le voci critiche sono in gran parte assenti? La critica di Thomas Hertel avrebbe dovuto suonare il campanello d’allarme. Per farla breve, è che il settore filantropico e quello accademico nell’ambito dell’agricoltura e dello sviluppo sono corrotti. La forma che questa corruzione assume non è l’illegalità, ma piuttosto il fatto che, con importanti eccezioni, questi settori non sono al servizio dell’interesse pubblico, ma dei propri interessi.
Un buon esempio è quello della FAO, che ha creato il GAPS. Il mandato primario della FAO è quello di favorire la produzione di cibo (il suo motto è Fiat Panis), ma senza una crisi alimentare reale o imminente, difficilmente ci sarebbe bisogno di una FAO. Molte istituzioni filantropiche e accademiche sono altrettanto contraddittorie. Non è un caso che tutti i critici menzionati sopra siano del tutto o in parte degli outsider. Troppi soggetti che partecipano al sistema alimentare dipendono da una narrazione in termini di crisi.
Ma il fattore più importante di tutti nella promozione di una narrazione in termini di crisi è l’industria agroalimentare, che è l’entità che rischia di più se viene smascherata.
Nella career page[ii] di Syngenta (aprile 2021) si legge:
“Il nostro lavoro è importante. Syngenta è un’unica compagnia in cui persone di diverse provenienze sono unite dal nostro obiettivo: dare vita al potenziale delle piante. Lavorando in Syngenta, ci aiuterai ad accelerare l’innovazione per un’agricoltura più sostenibile, in modo che gli agricoltori possano coltivare una sufficiente quantità di cibo sano e nutriente per dar da mangiare a una popolazione in crescita, e prendersi cura del pianeta”.
L’industria agroalimentare è quella che perpetua più attivamente il mito e ne fa il miglior uso proclamandosi incessantemente come l’unico baluardo valido contro la fame. È quella che sostiene in modo più aggressivo che tutte le altre forme di agricoltura sono inadeguate (Peekhaus, 2010). Questo scenario malthusiano è una bella storia, ha avuto una notevole durata, ma è semplicemente falsa. Smascherandola, possiamo liberare l’agricoltura perché funzioni per tutti.
Riferimenti bibliografici
Alexandratos, N., & Bruinsma, J. (2012). World agriculture: Towards 2030/2050, ESA working paper no. 12-03, Rome: FAO.
Baines, J. (2015). Fuel, feed and the corporate restructuring of the food regime, The Journal of Peasant Studies, 42(2), 295–321.
Capellesso, A. J., Cazella, A. A., Schmitt Filho, A. L., Farley, J., & Martins, D. A. (2016), Economic and environmental impacts of production intensification in agriculture: comparing transgenic, conventional, and agroecological maize crops, Agroecology and Sustainable Food Systems, 40(3), 215-236.
de Gorter, H., Drabik, D., & Just, D. R. (2015), The economics of biofuel policies: Impacts on price volatility in grain and oilseed markets (Palgrave studies in agricultural economics and food policy), Basingstoke, UK: Palgrave Macmillan.
Hertel, T. W. (2011). The global supply and demand for agricultural land in 2050: A perfect storm in the making?, American Journal of Agricultural Economics, 93, 259–275.
Lappé, F. M., & Collins, J. (2015), World hunger: Ten myths, Grove Press.
Latham, J. (2021), The myth of a food crisis, in Rethinking Food and Agriculture (pp. 93-111), Woodhead Publishing.
Peekhaus, W. (2010), Monsanto discovers new social media, International Journal of Communication, 4, 955–976.
Reilly, M., & Willenbockel, D. (2010), Managing uncertainty: A review of food system scenario analysis and modelling, Philosophical Transactions of the Royal Society, 365, 3049–3063.
Scrieciu, S. (2007), Commentary: The inherent dangers of using computable general equilibrium models as a single integrated modelling framework for sustainability impact assessment. A critical note on Böhringer and Löschel 2006, Ecological Economics, 60, 678–684.
Wilson, A. K. (2021), Will gene-edited and other GM crops fail sustainable food systems?, in Rethinking Food and Agriculture (pp. 247-284), Woodhead Publishing.
Wise, T. (2013), Can we feed the world in 2050? A scoping paper to assess the evidence, In Global development and environment institute working paper no. 13-04.
Fonte: “Agriculture’s Greatest Myth”, in Independent Science News, 12/04/2021.
Traduzione a cura di Camminardomandando.
[i] Ndt – “trarre da una realtà fisica o concettuale complessa un modello che la rappresenti descrivendone gli aspetti sostanziali e le relazioni funzionali” (ZINGARELLI 2016).
[ii] Ndt – La career page (pagina “Lavora con noi”) del sito web di un’azienda ha lo scopo di mostrare le posizioni di lavoro aperte e attrarre i candidati.