
di Rita Jill Clark-Gollub, Erika Takeo e Avery Raimondo
Council on Hemispheric Affairs – TRANSCEND Media Service
29 giugno 2020
Una serie di agenzie delle Nazioni Unite sta ipotizzando una pandemia globale della fame innescata dai lockdown per il COVID-19, e il capo del Programma Alimentare Mondiale afferma che c’è “un reale pericolo che possano potenzialmente morire più persone per l’impatto economico del COVID-19 che per il virus stesso”.i Si prevede che almeno 10 milioni di latinoamericani si aggiungano ai 3,4 milioni che già si trovavano in condizioni di insicurezza alimentare cronica.ii
Questi effetti devastanti saranno a lungo termine, poiché si stima che ogni punto percentuale di calo del PIL globale causerà un aumento di 0,7 milioni di bambini denutriti.iii Ci sono chiari segni che la scarsità di cibo è già arrivata: bandiere che segnalano la fame sono collocate fuori dalle case, dalla Colombia fino al Triangolo settentrionale dell’America Centrale,iv mentre proteste per la fame, represse con violenza, si sono verificate in paesi come l’Hondurasv e il Cile.vi Come diceva un venditore ambulante di El Salvador, “Se non ci uccide il virus, lo farà la fame”.vii
“Una nazione che non può nutrirsi da sé, non è libera”
(Fausto Torrez, Associazione dei lavoratori rurali del Nicaragua).
Ma nel secondo paese più povero dell’emisfero occidentale non ci sono bandiere della fame che sventolano. I banchetti dei mercati sono riforniti, i clienti comprano e i prezzi sono stabili. I piccoli contadini del Nicaragua producono quasi tutto il cibo che la nazione consuma, e hanno qualche eccedenza da esportare. Vediamo come ciò sia possibile.
Il 9 giugno 2020, presentando il suo Policy Brief “L’impatto del COVID-19 sulla Sicurezza Alimentare e sulla Nutrizione”,viii il segretario generale dell’ONU António Guterres non solo ha chiesto di realizzare un’azione urgente per affrontare questa emergenza della fame, ma anche di cogliere l’opportunità per passare a sistemi alimentari più sostenibili. Questa transizione è qualcosa che i contadini del mondo chiedono da quando hanno fondato La Via Campesina (LVC) nel 1993. Ora è urgente ascoltare ciò che più di 200 milioni di contadini, donne contadine, popoli indigeni e afro-discendenti, pescatori e allevatori dicono dei nostri sistemi alimentari:
“La pandemia ha evidenziato un’ulteriore piaga che affligge i paesi che stanno diventando troppo dipendenti dalle grandi industrie alimentari internazionali [e dalle loro catene di approvvigionamento internazionali]. Per decenni, i governi hanno fatto poco per proteggere le piccole aziende agricole e i contadini che queste imprese gigantesche, sempre più disfunzionali, hanno espulso dal mercato. (…) Sono rimasti inattivi mentre i loro paesi diventavano sempre più dipendenti da pochi grandi fornitori di cibo che costringevano i produttori locali a vendere i loro prodotti a prezzi ingiustamente bassi, in modo che i dirigenti delle imprese potessero continuare ad aumentare i loro margini di profitto”.ix
L’agroindustria sta anche acutizzando i problemi più pressanti del mondo: le sue Operazioni di Alimentazione Animale Confinata (CAFO: Concentrated Animal Feeding Operation) ammassano animali immunodepressi, rendendoli vulnerabili all’attacco di virus che possono passare agli esseri umani;x le sue pratiche ad alta intensità di combustibili fossili e di sostanze chimiche sono responsabili di almeno un terzo delle emissioni di gas a effetto serra che causano il cambiamento climatico,xi ed è noto che le sue sementi geneticamente modificate riducono la biodiversità. Inoltre, nei sistemi alimentari commerciali latinoamericani, sta fomentando l’aumento dei prezzi durante la pandemia.xii
La risposta di La Via Campesina è la sovranità alimentare, che viene definita come “il diritto della gente a un cibo sano e culturalmente appropriato, prodotto con metodi ecologicamente sani e sostenibili, e il diritto di definire i propri sistemi alimentari e agricoli”.xiii
Secondo La Via Campesina, le priorità sono:
1. la produzione agricola locale per nutrire la gente;
2. l’accesso alla terra, all’acqua, alle sementi e al credito da parte dei contadini e di coloro che sono senza terra.
Questo approccio è realmente efficace nella lotta contro la fame, dal momento che i contadini e i proprietari di piccoli appezzamenti di terreno producono il 70-75% del cibo mondiale su meno di un quarto dei terreni agricoli del pianeta.xiv Quando i movimenti contadini sono associati a governi progressisti, i risultati possono essere sorprendenti, come nel caso del Nicaragua.
Il movimento contadino in Nicaragua
L’Asociación de Trabajadores del Campo (ATC – Associazione dei Lavoratori Rurali) è stata fondata durante la guerra per rovesciare la dittatura di Somoza sostenuta dagli Stati Uniti, un anno prima della vittoria della Rivoluzione popolare sandinista del 1979. Riuniva sia piccoli contadini che volevano ottenere la propria terra, sia lavoratori agricoli che si organizzavano per i diritti sindacali. L’ATC ha continuato a rappresentare questi gruppi di lavoratori nei suoi 42 anni di vita, ed è stata una delle organizzazioni nazionali che hanno fondato La Via Campesina nel 1993.xv
Negli anni Ottanta, il governo rivoluzionario nicaraguense ha lanciato un massiccio programma di riforma agraria, che ha distribuito circa la metà delle terre coltivabili del Paese (5 milioni di acri) a 120.000 famiglie di contadini.
Durante quel primo decennio della rivoluzione, con il diffondersi del movimento cooperativo agricolo si sono costituiti diversi altri gruppi di contadini, arrivando persino a includere famiglie della ex controparte, che aveva avversato il governo sandinista.
In seguito, durante l’amministrazione neoliberale degli anni 1990-2006, questi gruppi hanno lavorato per difendere i frutti della rivoluzione, a volte anche con l’occupazione da parte dei lavoratori delle aziende agricole statali, per impedire che venissero privatizzate.
Nel 2006, ispirandosi alla Costituzione del 1987 che garantisce la protezione contro la fame,xvi circa 73 organizzazioni nicaraguensi sono entrate a far parte del Grupo de Interés sobre Soberanía y Seguridad Alimentaria y Nutricional (GISSAN – Comitato per la Sovranità e la Sicurezza Alimentare) che chiedeva una Legge sulla Sovranità Alimentare. Molti di loro hanno aiutato il Fronte Sandinista di Liberazione Nazionale (FSLN) a tornare in carica alla fine di quell’anno.xvii
Sovranità alimentare dal 2007 in poi
Nella fase attuale del governo sandinista, iniziata nel 2007, si è continuato a portare avanti la scelta strategica di accrescere la sovranità alimentare attraverso l’assegnazione di terra. Dal 2007 al 2019 sono stati rilasciati ai piccoli produttori quasi 140.000 titoli di proprietà fondiaria (alcuni provenienti da terreni distribuiti durante la riforma agraria degli anni ’80). Le donne in particolare ne hanno beneficiato, ricevendo titoli adeguati per la loro terra (55%), e 304 comunità indigene e afro-discendenti della costa caraibica hanno ricevuto titoli collettivi. L’area interessata è di 37.842 Km2, pari al 31,16% del territorio nazionale.xviii
I programmi sociali che aiutano i piccoli agricoltori a sfamare se stessi e le proprie comunità hanno dato dignità alla vita nelle campagne, riducendo nello stesso tempo la fame.
Queste iniziative si ispirano alla visione di Augusto C. Sandino di un’economia fondata su contadini che possiedono la terra e popoli indigeni organizzati in cooperative agricole – un elemento essenziale del Programma Storico del Fronte Sandinista di Liberazione Nazionale (FSLN). La legge 693 sulla Sovranità e la Sicurezza Alimentare e Nutrizionale, promulgata nel 2009, è stata una delle prime in America Latina a riconoscere il concetto di sovranità alimentare e a tradurlo effettivamente in pratica con il sostegno del governo.xix L’impegno del governo del FSLN per la sovranità alimentare ha portato a decine di programmi per migliorare i mezzi di sussistenza e l’autonomia dei piccoli agricoltori, rafforzando nello stesso tempo i sistemi alimentari locali.
Lo strumento fondamentale è il programma Hambre Cero (Fame Zero), iniziato nel 2007, che fornisce maiali, mucche, polli, piante, semi e materiali da costruzione alle donne delle zone rurali per diversificare la loro produzione, migliorare la dieta familiare e rafforzare le economie domestiche guidate da donne.xx Nel 2016, il programma ha riguardato150.000 famiglie, ovvero 1 milione di persone, aumentando sia la loro sicurezza alimentare che la sovranità alimentare della nazione.xxi
Nell’ambito di un progetto di testimonianze di solidarietàxxii sono stati intervistati alcuni membri dell’Associazione dei Lavoratori Rurali (ATC) della comunità di Marlon Alvarado, molti dei quali sono anche beneficiari di programmi governativi. Le loro risposte illustrano l’impatto del programma Fame Zero.
Una donna, ad esempio, ha detto:
“Io ho sempre partecipato a movimenti sociali, fin da quando ero giovane. Siamo un gruppo di donne che lavorano qui. Siamo unite e solidali, tutte quante. (…) L’ATC ci ha insegnato l’imprenditorialità femminile. (…) Il governo ci incoraggia a coltivare sempre la nostra terra, in modo da avere il nostro cibo. Ci danno agrumi, ci danno banane, papaia, limoni. Dobbiamo solo andare a raccogliere. Abbiamo jocote e manghi. Continuano sempre a portare avanti il programma [Fame Zero], in modo che abbiamo qualcosa da coltivare. Nella nostra parcella coltiviamo sempre qualcosa”.
Un’altra donna della stessa comunità ha detto:
“Ho due maiali maschi, non castrati, per la riproduzione: se qualcuno ha una scrofa, la porta al mio maiale e io ricevo in cambio un maialino Per ogni scrofa che portano al maiale, io ricevo un maialino. E se qualcuno mi dice: ‘Ho venduto tutti i maialini; ti darò del denaro. Cosa ne dici?’. Io dico: ‘Ok’. Ci mettiamo d’accordo”.
Inoltre il Ministero della Famiglia, della Comunità e dell’Economia Cooperativa (MEFCCA) e le amministrazioni municipali organizzano mercati contadini per migliorare i redditi dei produttori, rendendo accessibile ai consumatori cibo nutriente, coltivato localmente, che viene prodotto senza fertilizzanti chimici o pesticidi.
L’Istituto Nicaraguense di Tecnologia Agricola (INTA) lavora per migliorare e conservare il materiale genetico del paese organizzando banche comunitarie dei semi,xxiii e l’Istituto Tecnologico Nazionale (INATEC) fornisce gratuitamente corsi di formazione che conferiscono diplomi tecnici in agricoltura, cura del bestiame, trasformazione a valore aggiunto e apicoltura, per citarne alcuni.xxiv
Un nuovo programma chiamato NicaVida raggiungerà 30.000 famiglie rurali con attrezzi, recinzioni, serbatoi d’acqua, polli e altri materiali per migliorare la dieta familiare e l’economia domestica nelle aree del Corridoio Seccoxxv particolarmente colpite dal cambiamento climatico.xxvi
La portata e l’estensione territoriale di questi programmi mantengono i contadini e i piccoli produttori del Nicaragua liberi dalla dipendenza dai mercati globali; la loro produzione diversificata è organizzata per nutrire le loro famiglie e le comunità locali, con un crescente accesso alle sementi, all’acqua e al credito, e in tal modo si creano le condizioni per raggiungere la sovranità alimentare.
Un programma di lotta alla povertà e alla fame dedicato ai residenti urbani è Usura Cero (Usura Zero), che rientra nell’ecosistema alimentare nazionale in quanto raggiunge molte persone che lavorano nei mercati all’aperto. Questo programma, gestito dal Ministero dell’Economia Familiare, Comunitaria, Cooperativa e Associativa (MEFFCA), concede prestiti a basso interesse e sovvenzioni ai proprietari di piccole imprese (soprattutto donne) e offre una formazione imprenditoriale gratuita, finanziata in parte dal Venezuela e da altri paesi dell’ALBA (Alleanza Bolivariana per l’America). Dal 2007, più di 800.000 donne hanno beneficiato del programma, che è stato cruciale per il successo dell’economia popolare (lavoratori autonomi, piccoli agricoltori, imprese familiari e cooperative) che rappresenta oltre il 70% dell’occupazione.
L’attivista di lunga data e attuale consigliere presidenziale Orlando Núñez spiega la filosofia che sta alla base di questi programmi e il motivo per cui funzionano:
“Il nocciolo del programma Fame Zero consiste nel dotare di un capitale le famiglie contadine. Una mucca è un capitale perché si riproduce; le scrofe, i semi e le galline si riproducono. Il primo messaggio è di non trattare la gente come gente povera; sono poveri solo perché sono stati impoveriti. (…) Offrire ai poveri un bicchiere di latte o un pezzo di pane è un atto di carità, non è rivoluzione. (…) La caratteristica rivoluzionaria di Fame Zero in Nicaragua è che tratta le persone come attori economici. (…) Questo è il messaggio più rivoluzionario della rivoluzione sandinista.”xxvii
Le iniziative di questa seconda fase della Rivoluzione Sandinista sono tutte supportate dal lavoro di base dei movimenti sociali. L’Associazione dei Lavoratori Rurali e La Via Campesina hanno istituito un campus dell’Istituto Agroecologico Latino Americano (IALA) in Nicaragua per i giovani del paese e di tutta la regione mesoamericana e caraibica. Questo istituto non solo impartisce una formazione tecnica sulla produzione agroecologica di colture e animali, ma anche una formazione politica e ideologica, affinché gli studenti comprendano l’attuale scontro tra due modelli di agricoltura: il modello agroindustriale, in cui il cibo è un business a vantaggio delle imprese, e il modello della sovranità alimentare, in cui il cibo è un diritto umano per tutti.
Il programma incoraggia i contadini ad essere insegnanti l’uno dell’altro e ad avere un ruolo attivo nella propria vita, rivendicando la propria identità e la propria cultura contadina. È una formazione che si concentra sul vivere nelle aree rurali e sul produrre cibo che rimanga all’interno del mercato locale.
In tutto il paese l’Associazione dei Lavoratori Rurali e altre organizzazioni contadine hanno organizzato workshop locali per formare promotori agroecologici, sostenere le cooperative di donne nella commercializzazione dei loro prodotti agricoli, formalizzare i certificati di proprietà delle terre dei contadini e preparare in azienda biofertilizzanti e concimi. Tutto questo sostiene la costruzione della sovranità alimentare.
La fame in Nicaragua e in America Centrale
Tutto indica che questi programmi hanno portato ad una migliore alimentazione della popolazione in Nicaragua. Nel suo Piano strategico 2019-2023 per il Nicaragua, il Programma alimentare mondiale delle Nazioni Unite ha affermato che “nell’ultimo decennio… il Nicaragua è uno dei paesi che hanno ridotto maggiormente la fame nella regione”,xxviii mentre il governo riferisce che la malnutrizione cronica infantile è scesa dal 21,7% nel 2006 all’11,1% nel 2019 per i bambini sotto i 5 anni.xxix
Il Nicaragua è stato anche uno dei primi paesi a realizzare il primo Obiettivo di Sviluppo del Millennio (dimezzare la percentuale di popolazione che soffre la fame), passando da 2,3 milioni di persone nel 1990-1992 a 1 milione nel 2014-2016, collocandosi in tal modo tra i Paesi della regione che hanno ridotto maggiormente la fame nei 25 anni precedenti. Anche la carenza di vitamina A tra i bambini sotto i 5 anni è stata eliminata.xxx
I progressi del Nicaragua sono messi in luce dalla mappa della fame nel mondo pubblicata dalla FAO.xxxi Purtroppo, quella mappa mostra che i vicini Honduras e El Salvador non hanno raggiunto l’Obiettivo di Sviluppo del Millennio sulla riduzione della fame, e che il Guatemala non ha nemmeno fatto qualche progresso. Questa stagnazione può essere collegata al fatto che le esportazioni degli Stati Uniti verso i paesi del Triangolo del Nord sono aumentate in modo sostanziale dopo la firma dell’Accordo di libero scambio tra la Repubblica Dominicana e l’America Centrale (CAFTA-DR).
Questi tre paesi hanno importato circa 5,9 miliardi di dollari di prodotti agricoli nel 2016, tra cui fagioli e latticini dal Nicaragua, e mais, farina di soia, grano, pollame, riso e cibi pronti dagli Stati Uniti. Le importazioni di molti di questi alimenti statunitensi sono aumentate del 100% o più dal 2006 al 2016, arrivando a comprendere circa il 40% di tutte le importazioni alimentari di questi Paesi.xxxii Purtroppo, i prezzi dei generi alimentari in questi paesi sono in aumento proprio nel momento in cui le persone hanno meno denaro per acquistare generi alimentari a causa dei lockdown dovuti al COVID-19 in patria e negli Stati Uniti, da cui i paesi dell’America centrale ricevono delle rimesse. Alcune parti del Guatemala stanno già ricevendo la metà delle rimesse che avevano ricevuto lo scorso anno nello stesso periodo.xxxiii
Anche il vicino più ricco del Nicaragua, a sud, il Costa Rica, è diventato dipendente dai fagioli, dal riso, dalla carne di manzo e dal mais importati dopo l’apertura del mercato attraverso accordi di libero scambio. Durante un recente incontro regionale di La Via Campesina, un leader contadino del Costa Rica ha parlato di quanto il paese sia diventato vulnerabile, e ha detto: “Il COVID ci sta spogliando”. Non solo i prezzi dei cereali stanno aumentando mentre gli ortaggi marciscono perché non riescono a raggiungere i consumatori, ma si prevede che la disoccupazione raddoppierà, passando dal 12,5% al 25%,xxxiv e il 57% dei costaricani dichiara di avere problemi ad arrivare alla fine del mese.xxxv Tutto ciò solleva grandi preoccupazioni di un aumento della fame.
La sovranità alimentare e la pandemia in Nicaragua
Il 90% del cibo consumato in Nicaragua è prodotto entro i confini nazionali, per l’80% da contadini.xxxvi Questo include tutti i fagioli, il mais, la frutta, la verdura, il miele e i latticini, mentre c’è un’eccedenza di fagioli e latticini sufficiente per l’esportazione. L’auto-sufficienza alimentare del Nicaragua cresce proprio in un momento in cui altri paesi in via di sviluppo stanno diventando sempre più agro-esportatori di poche colture (per esempio, ananas o banane) e nello stesso tempo sempre più dipendenti dalle importazioni per nutrire la propria popolazione. Il riso è l’unico elemento della dieta di base a non essere prodotto totalmente in Nicaragua, ma la produzione nazionale di riso è aumentata dal 45% della domanda interna del 2007 al 75% della domanda attuale. Il governo sta lavorando con i produttori per portarla al 100% entro 5 anni. Il Nicaragua è di fatto molto vicino al raggiungimento della sovranità alimentare, il vero modello anti-fame, che fa ben sperare per i momenti di crisi come quello attuale, con gli impatti economici della pandemia e l’interruzione delle catene di distribuzione alimentare in altri Paesi.
Nel contesto della pandemia, sia il governo che le organizzazioni sociali sono determinati a portare la sovranità alimentare a un livello più alto. Ad esempio, il governo ha appena lanciato un Piano Nazionale per la Produzione incentrato sull’aumento della produzione di cereali di base per coprire tutti i bisogni alimentari interni e garantire anche la produzione di colture per l’esportazione.xxxvii Le scorte di cibo sono normali, i prezzi sono stabili, la produzione è continuata normalmente perché non c’è stato un blocco del lavoro e la maggior parte del cibo è prodotta in piccole unità familiari; inoltre sono iniziate le piogge per quella che sembra essere una buona stagione di semina. Nel frattempo, le organizzazioni nicaraguensi che aderiscono a La Via Campesina stanno lanciando il Corridoio Agroecologico, un processo di territorializzazione dell’agroecologia basato su scambi diretti fra contadini come risposta alle minacce poste dal cambiamento climatico.xxxviii Dal momento che anche la formazione dei giovani deve continuare, il corso di formazione tenuto dall’Istituto Latino Americano di Agroecologia, il fiore all’occhiello di La Via Campesina, si sta svolgendo online,xxxix mentre il campus dell’istituto sta attuando un piano di produzione alimentare completo che include cereali, tuberi e animali. La Via Campesina ha anche lanciato la campagna di emergenza “Ritorno alla campagna”,xl da adottare non solo in Nicaragua, ma a livello internazionale.
Altre sfide per il Nicaragua durante la pandemia
COHA [Council on Hemispheric Affairs, organizzazione indipendente di ricerca e di informazione] ha già segnalato in precedenza la forte risposta del governo nicaraguense al COVID-19 in ambito sanitario, nel mezzo di una vigorosa campagna di disinformazione condotta contro la popolazione e il governo in quella che appare chiaramente come un’operazione di cambio di regime finanziata dagli Stati Uniti.xli Questo tentativo di cambiamento di regime è senza dubbio parzialmente motivato dalla politica di sovranità alimentare del Nicaragua, che minaccia il predominio delle imprese agroalimentari statunitensi nel mondo. Ad esempio, l’Agenzia degli Stati Uniti per lo Sviluppo Internazionale (USAID) ha inondato i sistemi alimentari con i semi OGM della Monsanto (ora Bayer) in paesi che vanno dall’Indiaxlii all’Iraqxliii e a diversi paesi dell’Africaxliv e dell’America Latina.xlv Questo approccio potrebbe essere compromesso se un numero maggiore di paesi in via di sviluppo decidesse di produrre il proprio cibo attraverso pratiche agroecologiche.
L’USAID è stata una delle agenzie che hanno finanziato i gruppi di opposizione coinvolti in un violento tentativo di colpo di stato in Nicaragua nel 2018, come è ben documentato in Live from Nicaragua: Uprising or Coup? [In diretta dal Nicaragua: Rivolta o colpo di Stato?]xlvi Non sorprende, quindi, che il rappresentante di Cargill in Nicaragua, che è anche il direttore della Camera di Commercio USA-Nicaragua, sia stato uno dei leader dell’opposizione durante il tentato colpo di Stato.xlvii Mentre il Nicaragua non ha il petrolio e i minerali che attirano l’attenzione internazionale sul Venezuela e sulla Bolivia, l’agroalimentare è un’industria estremamente redditizia, e i contadini nicaraguensi stanno dando un potente esempio rifiutandola e dando da mangiare alla loro gente.
Combattere una campagna di disinformazione mentre il paese affronta la stessa pandemia che ha travolto paesi molto più ricchi sarà certamente una sfida per il Nicaragua, soprattutto perché le misure coercitive unilaterali imposte illegalmente dagli Stati Uniti bloccano l’accesso ai fondi per gli aiuti. Ma per lo meno la sua popolazione ha il sollievo di sapere che non ci saranno morti per fame. In effetti il sistema alimentare ha recentemente superato una prova formidabile durante il tentativo di golpe del 2018, quando violenti blocchi stradali hanno bloccato tutte le principali strade e le autostrade. Grazie ai sistemi locali di produzione e distribuzione del cibo, e all’intelligente decisione di aggirare i blocchi stradali, le persone che si avvalgono dell’economia popolare erano ancora in grado di procurarsi il cibo, e a prezzi relativamente stabili, anche quando le catene di supermercati di proprietà della Walmart avevano gli scaffali vuoti.
In un’intervista di fine aprile, alla coordinatrice di un’organizzazione di donne contadine è stata fatta una domanda sulla gestione del coronavirus da parte del Nicaragua. La sua attenzione non era rivolta tanto alla lotta contro il virus, quanto al fatto che
“Noi avremo cibo. È vero che sarà dura; probabilmente avremo una recessione. Ma la cosa importante è che abbiamo tutti gli alimenti di base. Noi nicaraguensi non siamo autosufficienti al 100 per cento per quanto riguarda il cibo. Ma noi [della Fundación Entre Mujeres] faremo tutto ciò che è in nostro potere per essere il più possibile autosufficienti, in modo che il governo non abbia bisogno di darci aiuti e possa darli a persone che hanno più bisogno di noi. Stiamo assumendo una posizione di dignità, stiamo facendo parte della soluzione.xlviii
Questo atteggiamento, unito all’impegno per l’agroecologia e la sovranità alimentare, è ciò che preoccupa Monsanto/Bayer, Cargill, e i loro protettori all’interno dell’USAID.
Fonte: “Feeding the People in Times of Pandemic: The Food Sovereignty Approach in Nicaragua”, Council on Hemispheric Affairs – TRANSCEND Media Service, 29/06/2020.
Traduzione a cura di Camminardomandando
i “World food agency chief: World could see famines of ‘biblical proportions’ within months”, in CBS News, 22/04/2020.
ii “Latin America and Caribbean: Millions more could miss meals due to COVID-19 pandemic”, in UN News, 22/05/2020.
iv “La contraseña de hambre en Latinoamérica: colgar un trapo rojo”, in La voz de Asturias, 28/04/2020; “En Guatemala y El Salvador piden comida con banderas blancas”, in La Jornada, 21/05/2020.
v “Reprimen manifestantes que exigían comida en medio de crisis por coronavirus”, in Noti Bomba, 24/03/2020.
vi “Coronavirus: Chile protesters clash with police over lockdown” , in BBC News,19/05/2020..
vii “En Guatemala y El Salvador piden comida con banderas blancas”, in La Jornada, 21/05/2020.
ix “The Solution to Food Insecurity is Food Sovereignty”, in La Via Campesina, 28/04/2020.
x United States Public Interest Research Group, “Factory farms: A pandemic in the making”, 24/04/2020.
xi Christopher Walljasper, “Agriculture is one of the biggest contributors to climate change. But it can also be part of the solution”, 27/09/2019; “Lessons from the Green Revolution, in Tikkun Magazine, marzo-aprile 2000”
xii M. Malinowski e M. Bristow, “Costlier Food Hits Latin America’s Poor and Adds to Unrest Risk”.
xiii La Via Campesina, 2008, “Food Sovereignty for Africa: A challenge at our fingertips”, p. 2.
xiv GRAIN, “Hungry for land: small farmers feed the world with less than a quarter of all farmland”, 28/05/2014.
xvHistory of the ATC, in Friends of the ATC.
xvi Si veda il capitolo III dedicato ai diritti sociali.
xvii Araujo e Godek, “Opportunities and Challenges for Food Sovereignty Policies in Latin America: The Case of Nicaragua,” in Rethinking Food Systems – Structural Challenges, New Strategies and the Law, (New York: Springer, 2014), pp. 51-72.
xviii Jorge Capelán, “Nicaragua’s human rights achievements over the last 10 years”.
xix Si veda Araujo e Godek (citato nella nota 17).
xx CELAC website, Food and Nutrition Security Platform.
xxii Friends of the ATC, “Testimonies”.
xxiii McCune, Nils (2016): “Family, territory, nation: post-neoliberal on agroecological scaling in Nicaragua”.
xxiv INATEC website, “Educación técnica”.
xxv The Climate Reality Project, “How the Climate Crisis is Driving Central American Migration”.
xxvi International Fund for Agricultural Development (IFAD), “Nicaraguan Dry Corridor Rural Family Sustainable Development Project”.
xxviii World Food Programme, “Draft Nicaragua country strategic plan (2019-2023)”.
xxix Presidencia de la República de Nicaragua,“To the people of Nicaragua and to the world, COVID-19 report, a singular strategy”, p. 32.
xxx World Food Programme, “Nicaragua Interim Country Strategic Plan”.
xxxii US Department of Agriculture, “US Agricultural Exports to Central America’s Northern Triangle Prosper Under CAFTA-DR” .
xxxiii Megan Janetsky, “How Covid-19 is threatening Central America’s economic lifeline”, 16/05/2020.
xxxiv “Desempleo sube y llega a su mayor porcentaje en 10 años todavía sin reflejar los efectos de la covid-19”, La Nación, 07/05/2020.
xxxv “Desempleo y reducción de ingresos agobian a costarricenses durante la crisis del COVID-19”, 28/04/2020.
xxxvi “Sector agropecuario ha tenido crecimiento significativo en los últimos 12 años”, in El 19 digital, 07/02/2019.
xxxvii “Nicaragua expone plan nacional de producción 2020 a organizaciones no gubernamentales”, in Barricada, 01/06/2020.
xxxviii La Via Campesina, “What are we fighting for?”.
xxxix Friends ATC, “Peasant Training Doesn’t Stop: IALA Ixim Ulew Now Online”, 29/04/2020.
xl “CLOC-Vía Campesina: Returning to the Countryside”, 14/04/2020.
xli John Perry, “Nicaragua Battles COVID-19 and a Disinformation Campaign”, 30/05/2020.
xliii Mnar Muhawesh Adley, “Henry Kissinger’s Food Occupation of Iraq Continues to Destroy the Fertile Crescent”, 30/03/2017.
xliv Greenpeace, “USAID and GM Food Aid”, 10/2020.
xlv María Angélica Mejía Cáceres, “The Monsanto Effect: Poisoning Latin America”, nel sito web Earth.org, 30/01/2020; “Monsanto in Central America”, nel sito web CentralAmericaData.com.
xlvi Kaufman, “US Regime-Change Funding Mechanisms,” in Live from Nicaragua: Uprising or Coup?, pp. 173-188.
xlvii Zeese e McCune, “Correcting the record: what is really happening in Nicaragua?” in Live from Nicaragua: Uprising or Coup? p. 182,