Gruppo ETC
comunicato n. 119
9 maggio 2024

In occasione della Conferenza della Società Civile delle Nazioni Unite tenuta a Nairobi (9-10 maggio 2024), il Gruppo ETC ha contribuito al dibattito in corso con un rapporto di ricerca sui forti rischi ambientali e sociali associati alla digitalizzazione, che devono essere presi in considerazione in qualsiasi Global Digital Compact. La ricerca ha messo in luce che la digitalizzazione sta esacerbando le disuguaglianze esistenti e sta stimolando l’estrazione di risorse dalla terra, dall’oceano e persino dallo spazio.
Con le tecnologie digitali che si moltiplicano intorno a noi, i sostenitori delle grandi imprese tecnologiche vorrebbero farci credere che i dati, i chip di silicio, le «nuvole» (clouds) in cui si archiviano i dati e gli altri componenti del regno digitale (comprese le batterie che alimentano tutto) siano leggeri ed evanescenti come un arcobaleno.
Ma non c’è niente di più lontano dalla verità: i dati non sono eterei né innocui. La digitalizzazione è ad alta intensità di risorse; è fatta di sabbia, acqua, carbone e sostanze chimiche nocive, e genera rifiuti tossici.
Le immagini sfumate della soffice «nuvola» oscurano la spaventosa realtà degli enormi centri di archiviazione dati (data center) che sottraggono risorse, contaminano la natura e mettono in pericolo i mezzi di sussistenza e la sicurezza alimentare delle persone.
In questo documento, il Gruppo ETC analizza il processo di digitalizzazione e ne rivela la natura estrattiva, inquinante e materiale.
Tutta la nostra attività digitale è archiviata in data center, erroneamente chiamati clouds, che richiedono un approvvigionamento idrico ininterrotto per evitare che i server si surriscaldino. Dagli Stati Uniti all’Uruguay, diverse comunità sono entrate in conflitto con le grandi imprese tecnologiche riguardo alla costruzione di data center in aree colpite dalla siccità. Se aggiungiamo la quantità di acqua utilizzata nell’estrazione e nella lavorazione di minerali critici e terre rare, il consumo complessivo di acqua da parte delle imprese del settore della digitalizzazione è sbalorditivo.
Il funzionamento dei data center e la trasmissione dei dati attraverso le reti implicano anche un massiccio consumo di combustibili fossili. L’Agenzia internazionale per l’energia (AIE) stima che i data center e le reti di trasmissione dati a livello globale abbiano rappresentato complessivamente il 2-3% del consumo globale di elettricità nel 2022. Si consideri che l’intero continente africano ha consumato all’incirca la stessa quantità di energia elettrica nello stesso anno.  Contrariamente a quanto ci dicono le grandi imprese tecnologiche, è improbabile che le energie rinnovabili risolvano questa rapida crescita della domanda di energia da parte dei data center.
Inoltre, la digitalizzazione presuppone l’espansione del settore estrattivo. Ad esempio, i chip semiconduttori sono onnipresenti in tutto il settore digitale e sono parte integrante di tutti i dispositivi elettronici, dai computer portatili, i cellulari e i televisori fino alle macchine agricole, alle automobili e all’aeronautica. La produzione di chip richiede silicio di grado puro (chiamato anche «oro digitale»). Altri minerali critici, come litio, nichel, cobalto, manganese e grafite, sono necessari per produrre le batterie che alimentano l’elettronica, gli strumenti digitali, i droni e i veicoli elettrici, e per immagazzinare energia rinnovabile. Gli impianti di produzione di questi chip sono costruiti su grandi appezzamenti di terreno, e i loro lavoratori sono esposti a sostanze chimiche nocive.
a proliferazione delle tecnologie digitali sta anche generando enormi quantità di rifiuti elettronici, che in gran parte vengono esportati nel Sud del mondo, dove sostanze chimiche come il mercurio e i ritardanti di fiamma vengono rilasciate nell’ambiente e hanno un impatto sulla salute dei lavoratori e delle comunità esposte.
Più si approfondisce l’argomento, più ci si rende conto che la digitalizzazione porta all’allontanamento forzato delle comunità dalle loro terre e dai loro mezzi di sussistenza, mettendo in pericolo la loro sicurezza alimentare ed esponendo le persone a sostanze chimiche nocive che mettono a rischio la loro salute. La digitalizzazione sta esacerbando le disuguaglianze esistenti e sta stimolando l’estrazione di risorse dalla terra, dall’oceano e persino dallo spazio.
È essenziale che le comunità le cui vite sono influenzate da queste tecnologie partecipino attivamente alla valutazione del loro impatto sociale, economico e ambientale prima della loro installazione.

Fonte: «Behind Sugar and Spice and Everything Nice», in ETC Group.org

traduzione a cura di Camminardomandando

Scarica il documento in pdf: ETC-Dietro le nuvole