Gianluca Carmosino – Perché è difficile riconoscere mondi nuovi
Intervista a Stefania Consigliere, che affronta il tema del condizionamento coloniale e capitalistico dell’immaginario e la possibilità di decolonizzare il nostro sguardo per riconoscere l’Altro ovunque si trovi, nel tempo e nello spazio, e aprire, così, alla speranza come pre-figurazione di mondi nuovi.

Gianluca Carmosino – Proteggere la speranza
Cosa differenzia speranza e desiderio? Perché la speranza non ha nulla a che vedere con l’ottimismo? La disperazione è cosa del pensiero o del cuore? Possiamo imparare a pensare la speranza in questo tempo angosciante?

Stefania Consigliere – Disperate Speranze
“Nella terrea università neoliberista non si parla granché di speranza. E anzi, non se ne parla proprio, per non rischiare di esser presi per ingenui o di cadere nel cattivo gusto. Il piacere, la festa, i legami, ciò che ci muove e ci tocca, l’estasi, l’intenzionalità non umana, l’intelligenza dei modi di conoscenza non occidentali, la gioia dell’insurrezione, l’efficacia simbolica: tutto questo e molto altro (tutto ciò che, a tratti, riaccende le nostre vite alienate nella produzione e nel consumo) è scientificamente impresentabile e deve quindi essere taciuto e, laddove possibile, rimosso.” Stefania Consigliere inizia così le sue riflessioni sul libro di Jhon Holloway La speranza in un tempo senza speranza (Edizioni Punto Rosso, Milano 2023), che mette in relazione con altri testi, contemporanei e non, che aiutano a configurare la questione della speranza.

Ana Cecilia Dinerstein – Come recuperare il terreno della speranza
“Serve a poco dire che il capitalismo è sempre stato spietato, soprattutto nel Sud del mondo, dove si verificano la maggior parte dei genocidi e delle espropriazioni. Il vero problema è che la speranza è finita nelle mani dell’estrema destra, per quanto distorta. La questione della speranza non ha nulla a che fare con l’ottimismo, il desiderio o la fantasia: è una questione di capacità intellettuale, emotiva e fisica collettiva” (dall’introduzione di comune-info.net, che ha pubblicato il testo).

John Holloway – Vogliamo vincere. Come?
Sentiamo di essere spinti sempre più verso un abisso… Proprio in questo momento, dobbiamo alzare la posta…”. Si apre così questo straordinario scritto di John Holloway, che ci spinge a ripensare le nostre certezze e a osservare il mondo da una prospettiva capovolta.  È     necessario osare un passo avanti rivolgendoci ai concetti di “Speranza forza sociale” di Ivan Illich (ripreso da Gustavo Esteva e Aldo Zanchetta nel libro a cui hanno dato questo titolo) e di “Non Ancora” di Ernst Bloch in correlazione alla nozione di un “comunismo di base”, presente nell’opera di Graeber, Kropotkin e Öcalan…  Esiste il mondo totalitario, rapinatore, violento e incantatore del capitalismo, che tutto sfrutta, ma anche un mondo critico di sostegno reciproco, condivisione e amore, amicizia e solidarietà… certamente non esente da contraddizioni.  È indubbio che «questo è un momento di grande sconvolgimento nel capitalismo e di grande fragilità – scrive Holloway – Lo spazio per miglioramenti riformisti si è ridotto… È il momento di traboccare, di dire “No, non si può continuare così”. È un momento davvero speciale…»