Ricerca

CAMMINAR DOMANDANDO

pagine di autonomia

Intervista a Sarela Paz: In Bolivia si sta delineando una nuova geometria del potere

Intervista di Tomàs Astelarra a Sarela Paz, antropologa boliviana, le cui analisi sui processi economici e politici in corso aiutano la comprensione della Bolivia ai tempi di Morales.

Sarela Paz

“Evo dice che abbiamo sciolto i nostri legami con l’Impero e stiamo facendoci nuovi alleati, ma non viene detto che i nuovi soci hanno anch’essi una visione imperialista di nuovi modelli di sviluppo capitalista nel mondo e di coercizione secondo il vecchio stile.”

Il testo in lingua originale, in italiano sul sito o scarica il PDF: Sarela_paz_Bolivia_nuova_geometria_del_potere

Perchè non ci ribelliamo? Riflessioni su un testo di Raquel Gutierrez Aguilar

Paris1

“Perché non ci ribelliamo?”. Dico qui, in Italia, oggi. Mentre altrove di ribellione ce n’è, e tanta, ma tuttavia essa non sembra “quagliare” , per usare un’espressione popolare. Quindi : “perché altrove si, e qui no?”. E “perché non quaglia”? Oppure “quaglia” e non ce ne accorgiamo?

E’ un tema sul quale ho continuato a rimuginare, leggendo un po’ di cose e prendendo appunti. I sociologi offrono risposte varie, spesso non convincenti. Più interessanti talora le letture di alcuni casi. 

E’ un tema sul quale abbiamo continuato a rimuginare…..   Iniziamo con questo testo di Raquel Gutiérrez, per casualità e non per motivi logici.

Ecco il testo in lingua originale sul sito o Raquel Gutierrez Aguilar Pistas reflexivas in pdf

Sintesi – Stiamo vivendo un passaggio civilizzatorio pieno di turbolenze e di conflitti. Chi sono gli attori di queste lotte e che legame esse hanno fra loro? Perché non si affermano? Al conflitto tradizionale proletariato-borghesia si è sostituito oggi quello fra “legami di comunità” da un lato e coalizione internazionale delle corporation dall’altro1. Le strutture tradizionali di mediazione fra il potere e i cittadini (partiti politici, sindacati …) costruite nel XIX e XX secolo, sono in crisi come pure lo è lo Stato-nazione, svuotato delle sue prerogative grazie al debito costituitosi con le corporation (banche, grandi istituzioni internazionali, grandi speculatori) riunite sotto il nome di “mercato”. Anche la distinzione sinistra-destra sembra obsoleta perché quando i rappresentanti dei rispettivi schieramenti vanno al governo applicano politiche analoghe, salvo mantenere talora diversa retorica (ricordate Pasolini? ndt). La contesa politica reale si sposta pertanto dal livello statale a quello di forme di autonomia locale nelle quali il cittadino esce dalla situazione di delegante periodico ad altri del proprio potere tramite il voto e recupera il ruolo di attore, ovvero passa dalla verticalità all’orizzontalità del discorso politico. Tornando alle lotte che si svolgono a livello globale esse, per una miglior comprensione, possono interpretarsi più come lotte di “popoli in movimento” che come azione di specifici movimenti sociali (Zibechi2) come pure più che all’identificazione dei soggetti é forse utile risalire alle ragioni interiori che ne sono all’origine.

continua a leggere

 

Raul Zibechi – I movimenti sociali in Brasile

Raul Zibechi

Cosa sta accadendo in Brasile? I movimenti sociali erano stati anestetizzati dai governi del Partito dei Lavoratori, come molti avevano scritto, e finalmente si stanno risvegliando? Cosa c’è sotto e dietro le grandi manifestazioni del giugno 2013 protrattesi fino all’evento della Coppa del Mondo di calcio e oltre? Raúl Zibechi, autore del libro Brasil Potencia: entre la integración regional y un nuevo imperialismo, il cui ultimo capitolo é dedicato ai movimenti ‘antisistemici’ presenti nel paese, ha recentemente aggiornato la sua analisi alla luce degli eventi dell’ultimo anno (il libro uscì nel marzo 2013).

Ecco questo interessante testo in lingua originale.

Leggi sul sito o scarica in pdf: Zibechi – Debajo y detras

Ramòn Vera Herrera – Tutta parola viva (Quando ti punge uno scorpione)

Quando ti punge uno scorpione, spegni il tuo fuoco e stai all'erta. (vecchio proverbio wixárica)
Quando ti punge uno scorpione, spegni il tuo fuoco e stai all’erta.
(vecchio proverbio wixárica)

Solo fra tutti sappiamo tutto.

Emeterio Torres, marakama wixárica

I wixárica hanno una relazione molto stretta con gli scorpioni. Molti anziani della Sierra Huichola considerano lo scorpione il sapiente più antico. I teruka, come vengono chiamati in lingua huichol gli scorpioni, sono considerati messaggeri, portatori di comunicazioni importanti. “Spegnere il proprio fuoco e rimanere all’erta” quando si riceve il loro messaggio, ci parla dell’importanza che i wixaritari gli assegnano nel loro spazio simbolico: il fuoco li convoca a una venerazione e a una vicinanza così profonde che convivono perennemente con lui. Quello che chiede l’antica tradizione è che si sospenda ogni cosa per porre attenzione al messaggio e cercare, o aspettare, i segni di ciò che lo scorpione vuole comunicare.

La frase di “Meterio marakame” che dice che “solo tra tutti sappiamo tutto”, acquisisce il suo senso più profondo in un’assemblea di comuneros. Questa non è solo uno spazio in cui tutti parlano, e niente più. Si pensa erroneamente che il consenso sia una modalità di votazione in cui, invece di contare voti segreti o mani alzate, si esiga un cento per cento di corrispondenza. Non si considera che per i wixárika e per altri popoli l’assemblea non è lo spazio per votare ma per conversare nel senso più ampio del termine, cioè, per esporre la propria parola e pensare insieme. Il consenso è il prodotto della riflessione collettiva, non il risultato di un tipo di votazione “pre-moderna”.

Leggi sul sito

Scarica in pdf: Ramòn Vera Herrera – Tutta parola viva (Quando ti punge uno scorpione)

Jean Robert – Sussistenza, autonomia, libertà – Che cos’è la libertà?

jeanrobertesce il terzo munero della collana “Voci da Abya Yala”:

Jean Robert – Sussistenza, autonomia, libertà – Che cos’è la libertà?

Leggilo direttamente sull nostro sito

Oppure
Jean_Robert_Sussistenza autonomia liberta in formato *.Pdf

Jean Robert ha partecipato nell’estate del 2013 alla sessione delle escuelitas zapatiste in Chiapas. La domanda più contundente che venne rivolta ai partecipanti fu: “Ma voi siete liberi?”. Jean Robert risponde “Beh, no”, dopo aver compiuto una approfondita riflessione condensata in questo testo che è la relazione da lui presentata al seminario “Dopo la Crisi: il pensiero di Ivan Illich oggi” tenutosi alla Oakland School for the Arts nell’agosto del 2013. La risposta di Robert giunge alla fine di una riflessione sulla “condizione urbana nella tarda modernità ” condotta attraverso testi di Ivan Illich. La riflessione si articola secondo 4 assi:

La guerra dello Stato e del Mercato contro la sussistenza

L’alienazione e la scomparsa dell’autonomia

L’identificazione del significato delle parole: modernità, modernizzazione, occidentalizzazione

La genealogia della coercizione industriale.

E’ questa coercizione che coinvolge ormai la quasi totalità della popolazione urbana, ormai largamente maggioritaria nel nostro mondo occidentale, che alla domanda “Ma voi siete liberi?” fa rispondere a Robert: “Beh, no.”

Gustavo Esteva – Fratture

meeting_esteva - 1

Un ulteriore testo per la libera diffusione – Gustavo Esteva – Fratture, note autobiografiche di un intellettuale deprofessionalizzato.

Dalla religiosità cattolica al sogno della ragione occidentale, dall’amministrazione di grandi aziende capitalistiche alla consapevolezza della necessità della rivoluzione, dall’interesse dello Stato a quello della gente. Un lungo cammino in compagnia di Marx, Illich, Ghandi, degli indigeni e dei contadini. Un testo molto anomalo, che Esteva ha scritto malvolentieri alcuni anni fa, l’appendice a una tesi che ha per oggetto le sue idee. Ne emerge il percorso affascinante di un uomo che ha fatto proprio il principio di provare ad essere il cambiamento che vuole per il mondo ma che vive una contraddizione flagrante fra le capacità di leadership e la resistenza radicale, esistenziale a ogni posizione di potere. Un grande conoscitore del pensiero e della vita del genere umano contemporaneo che spera ancora di imparare assieme agli altri che cos’è questa faccenda del vivere .

Per una riflessione sui commons: tre punti nevralgici

gustavo-esteva-questions-government-power-good-life.1.large_

Ci sono tematiche che improvvisamente irrompono nel dibattito pubblico occupando un grande spazio e che vengono dipanate tout  court con molta approssimazione terminologica e concettuale. Quella dei “beni comuni” (commons) ne è un esempio lampante, per cui da un lato si rischia di confondere beni  comuni con beni pubblici (il dibattito in corso sull’acqua rischia spesso di cadere di fatto in questa ambiguità), dall’altro si rischia di declinare i beni comuni come “risorse” economiche. Un terzo rischio poi è quello di estendere oltre misura l’attributo di “bene comune” a una innumerevole categoria di cose o di “bisogni”, un po’ come è accaduto per i “diritti”. Un quarto rischio infine è quello di farne l’oggetto di dibattito fra specialisti.

Esiste infine il rischio di confondere la realtà concreta dei “beni comuni” con il cosiddetto “bene comune”, un concetto astratto che ha differenti significati in termini etici, sociologici o giuridici che poco hanno a che vedere con i “beni comuni” specificatamente intesi come spazi reali di convivialità.

Il problema di una chiara concettualizzazione e semantica non è di poco conto. Per alcuni pensatori il recupero o l’elaborazione di nuovi “beni comuni”(commons) costituisce infatti la base stessa del processo di costruzione  di un mondo nuovo, plurale e libertario.

Il problema di definire e delimitare correttamente il concetto di “beni comuni” è quindi un problema reale, al quale questo breve testo di Gustavo Esteva apporta un contributo denso e chiarificante.

Gustavo Esteva – Per una riflessione sui commons

Gustavo Esteva – Nuovi ambiti di comunità. Per una riflessione sui ‘beni comuni’

esteva

esce il secondo numero della collana “Voci da Abya Yala”:

Leggi il testo direttamente sul nostro sito

esteva_nuovi_ambiti_di_comunita scarica in formato *.pdf

Da cosa ripartire per costruire un mondo aldilà del neoliberismo, che sembra aver assorbito nella sua logica ogni spazio disponibile? La risposta che suggerisce Gustavo Esteva sono i commons: non ‘luoghi’ ma condizioni, relazioni, ambiti di comunità e di un fare comune che sono sopravvissuti e sopravvivono all’enclosure, alla recinzione con cui il meccanismo capitalista si appropria di tutto ciò che può avere un valore (di mercato), trasformandolo in ‘bene’.

Esteva traccia una breve storia dei commons e dei tentativi continui di liquidarli,  e li riconosce come gli spazi in cui oggi si gioca la lotta per l’autonomia e per una libertà collettiva. Spazi minacciati e resistenti, eterogenei e inestinguibili, frontiera della lotta tra il capitale e l’essere umano che riguarda tutti, comunque si traduca la parola commons nei diversi calendari e nelle diverse geografie.

Gli editoriali di Gustavo Esteva su ‘La Jornada’

la-jornada-logo-piccolo

Ogni quindici giorni, il quotidiano La Jornada di Città del Messico, una delle più importanti voci indipendenti del continente americano, pubblica un breve editoriale di Gustavo Esteva. Si tratta di riflessioni eterogenee, che spesso partono da qualche notizia di interesse locale, qualche evento accorso “in alto” o “in basso”, per proporre analisi di respiro più ampio, che possono toccare argomenti diversi ma che seguono un filo rosso sempre riconoscibile: l’analisi delle multiformi manifestazioni dell’ordine neoliberale, e la ricerca di punti deboli, interstizi e crepe in cui si muovono le pratiche antisistemiche che Esteva definisce “l’insurrezione in corso” e l’elaborazione di nuovi paradigmi.

Il Messico di questi anni è indubbiamente un laboratorio, uno dei luoghi di cerniera tra il “primo mondo” e gli altri mondi, in cui le fratture e le contraddizioni del sistema economico e politico egemone si esprimono più violentemente. Le cronache di quello che sta succedendo in Messico, opportunamente selezionate ed analizzate da un occhio acuto come quello di Esteva, sono un punto di osservazione privilegiato sullo stato dell’aggressione capitalista globale, e anche sullo stato delle sue molte resistenze.

Per queste ragioni circa un anno fa, quando Gustavo Esteva venne in Italia per incontrare realtà di lotta e di alternativa da nord a sud, ci venne l’idea di diffondere la sua voce bisettimanale anche qui, traducendo i suoi editoriali e diffondendoli dapprima su http://www.comune-info.net, e da oggi anche sul nostro blog.

Blog su WordPress.com.

Su ↑