Silvia Ribeiro
ricercatrice del Gruppo ETC
17 dicembre 2022

Il 15 dicembre, mentre si svolgeva a Montreal, in Canada, la conferenza globale COP15 della Convenzione sulla Diversità Biologica, si è tenuta una protesta da parte delle organizzazioni della società civile contro l’interferenza dei miliardari globali nelle politiche sulla biodiversità. Gli attivisti dell’organizzazione locale Vigilance OGM hanno dispiegato dal tetto di un edificio uno striscione allusivo di 30 metri: miliardari contro la biodiversità (“Banners to Bezos and Gates: Back Off of Biodiversity!”).

Quel giorno, l’Earth Fund (Fondo per la terra, ndt) di Jeff Bezos, proprietario della società Amazon, ha annunciato durante un evento alla COP15 che avrebbe investito decine di miliardi di dollari nella conservazione della biodiversità. In questo caso finanziando progetti relativi a una proposta controversa che mira a definire il 30% del pianeta come area protetta entro il 2030 (nota come 30×30). Organizzazioni indigene e della società civile definiscono questa iniziativa il più grande accaparramento di terre di sempre.

La Global Forest Coalition (GFC) ha denunciato come questo nuovo progetto, che non è beneficenza ma investimento, potrebbe funzionare. Bezos finanzia attraverso Earth Fund il progetto AFR100, che ha collocato 100 miliardi di dollari nei paesi africani, apparentemente destinati al rimboschimento e al recupero di ecosistemi. In realtà, si tratta di enormi monocolture di alberi – molto utili per essere triturati e produrre cartone per gli imballaggi di Amazon e per ottenere crediti di carbonio, moltiplicando i profitti nei mercati secondari. AFR100 ha causato una grande devastazione delle foreste naturali e della biodiversità. La Coalizione stima che la superficie totale delle piantagioni di monocolture in Africa risulterà raddoppiata (“AFR100: Driving commercial tree plantation expansion in Africa?”).

Il nuovo annuncio di investire più miliardi in biodiversità da parte di un miliardario come Bezos è in realtà una minaccia, ha detto Jim Thomas del gruppo ETC. Significa che questi potenti attori avanzano nel controllo, soprattutto, delle terre indigene e contadine, per riconvertirle al servizio dei propri obiettivi. Bezos, che ha effettuato anche investimenti per colonizzare lo spazio, ha dichiarato: “Ho sempre voluto trasformare la Terra in una sorta di parco nazionale (…) che potremmo poi visitare, come si fa con il Parco di Yellowstone. All’apertura delle sessioni della COP15, il segretario generale delle Nazioni Unite Antonio Guterres ha invitato a dimenticare le fantasie di alcuni miliardari: non esiste un pianeta B.

Se a Bezos [e agli altri miliardari] importasse qualcosa di un futuro in armonia con la natura, dovrebbero cominciare col pagare le tasse e rispettare le leggi sul lavoro e sull’ambiente, invece di usare i soldi che hanno accumulato estraendo e commerciando i nostri dati e schiacciando i concorrenti con il loro potere monopolistico”, ha aggiunto Jim Thomas (“Banners to Bezos and Gates: Back Off of Biodiversity!”).

Bezos non è il solo ad essere interessato alla Convenzione sulla Diversità Biologica, ma anche ultra-ricchi come Bill Gates, fondatore e azionista di Microsoft, da anni investono molti milioni di dollari con interventi molto distruttivi nel contesto di questa Convenzione delle Nazioni Unite.

Gates è stato un forte promotore degli OGM e ora anche di biotecnologie altamente rischiose, come zanzare geneticamente manipolate e gene drive [approccio di manipolazione genetica che permette di selezionare alcune caratteristiche ereditarie, come la sterilità delle femmine, e far sì che si diffondano rapidamente nelle generazioni successive – ndt] progettati per estinguere intere specie. Attraverso la Fondazione Gates e altre istituzioni, hanno pagato presunti scienziati, le ONG dell’industria biotecnologica e persino processi di consultazione con le organizzazioni indigene per far deragliare le moratorie precauzionali contro queste tecnologie e i processi di valutazione indipendenti. La CBD è l’organismo delle Nazioni Unite che stabilisce i quadri di riferimento globali sulla biotecnologia (“Ejército de EU, Gates y Monsanto detrás de transgénicos para extinguir especies”).

Ali Tapsoba, dell’organizzazione Terravie del Burkina Faso, ha dichiarato che le comunità del Burkina Faso, dove si vuole iniziare a rilasciare queste zanzare manipolate, non sono state consultate e non sono disposte a essere le cavie dei miliardari.

Panganga Pungowiyu dell’Indigenous Environmental Network (Rete ambientale indigena) in Alaska ha riferito che Bill Gates e altri miliardari hanno sostenuto progetti di geoingegneria sui territori indigeni, come il progetto Scopex dell’Università di Harvard, e altri. “Non solo pretendono di controllare le politiche sulla biodiversità, di cui si prendono cura soprattutto le popolazioni indigene, ma sostengono anche tecnologie e progetti per distruggerla. Amano credere di poter compensare il danno che fanno in un posto facendo qualcosa di ‘positivo’ altrove. Mi dispiace dirvi che non funziona così. Come popoli indigeni sappiamo che l’unica vera soluzione è cambiare le cause della distruzione alla fonte”.

La presenza e l’influenza delle multinazionali che effettuano devastazioni e traggono profitto dalla biodiversità è aumentata significativamente in questa Convenzione delle Nazioni Unite negli ultimi anni. Ora si aggiungono anche gli uomini più ricchi del pianeta e le loro fondazioni filantrocapitaliste. La loro mano pesante e la possibilità di pagare e comprare delegati governativi per partecipare ai negoziati si riflette nelle crescenti difficoltà nel prendere decisioni a favore della reale cura della biodiversità e dei popoli che la mantengono.

Come ha ricordato Panganga Pungowiyu, è in questi territori che rimane oltre l’80% della biodiversità, nonostante il fatto che occupino meno del 20% della superficie terrestre. Da lì e assieme alle organizzazioni di base e alle comunità urbane e rurali di molte parti del mondo, arrendersi non è all’ordine del giorno.

Fonte: “Billonarios contra la biodiversidad”, in La Jornada, 17/12/2022.

Traduzione a cura di Camminardomandando.