ricercatrice del Gruppo ETC
27 marzo 2021
In una delle zone ai confini del mondo, intorno al Circolo Polare Artico, è in corso una lotta che ci riguarda tutti. Le popolazioni indigene della regione e alcune organizzazioni ambientaliste svedesi e internazionali si oppongono fermamente a un esperimento per far progredire la geoingegneria solare, una proposta tecnologica ad alto rischio. Su larga scala, bloccare una parte dei raggi solari con nuvole artificiali potrebbe causare siccità e altre alterazioni ai tropici, mettendo a rischio le fonti di acqua e di cibo di miliardi di persone. Un progetto dell’Università di Harvard, finanziato da Bill Gates e da altri miliardari, intende utilizzare il territorio degli indigeni Saami a Kiruna, in Svezia, per condurre una sperimentazione di questa tecnologia (vedi “L’avanzata della geoingegneria in territorio indigeno”).
Il 24 febbraio il Consiglio Saami, che riunisce i popoli Saami di Svezia, Norvegia, Finlandia e Russia, ha espresso la sua opposizione a questo progetto e ha chiesto al governo svedese di annullare l’esperimento per la mancanza di una consultazione previa e del consenso delle popolazioni interessate. Ha segnalato inoltre che l’esperimento ha come obiettivo lo sviluppo di una tecnologia molto pericolosa che colpirebbe l’intero pianeta, per cui ha sottolineato che una decisione del genere non compete a un gruppo di Harvard o ad alcuni governi.
Sebbene a molte persone la geoingegneria sembri ancora fantascienza, il gioco geopolitico e le implicazioni del suo sviluppo tecnologico rappresentano una minaccia molto reale e in rapida evoluzione.
In questo percorso, la National Academy of Sciences degli Stati Uniti ha appena spostato un’altra pedina sulla scacchiera globale. Il 25 marzo ha pubblicato il documento Reflecting Sunlight (Riflettere la luce solare), in cui raccomanda al governo statunitense di stanziare immediatamente da 100 a 200 milioni di dollari per progredire nella ricerca e nella sperimentazione della geoingegneria solare e nelle modalità di gestione. Questo investimento mette in gioco una somma da 5 a 20 volte maggiore dei finanziamenti pubblici per la ricerca nel settore della geoingegneria di governi come l’Unione Europea, la Cina, la Russia e la Corea. Tuttavia, il più grande investimento nello sviluppo della geoingegneria proviene dai supermilionari, guidati da Bill Gates, Jeff Bezos, Elon Musk e altri titani tecnologici (vedi: “Billonarios y geoingeniería” e “Bill Gates: il clima dei miliardari”).
Secondo Raymond Pierrehumbert, professore dell’Università di Oxford e autore principale di rapporti globali dell’IPCC, il nuovo documento non fornisce ulteriori informazioni scientifiche rispetto a quelle già presenti in un precedente rapporto sulla geoingegneria, pubblicato dalla National Academy of Sciences degli Stati Uniti nel 2015. Chiaramente, il messaggio principale ora non è scientifico, ma politico.
Si tratta di un tentativo di legittimare la sperimentazione in campo aperto di questa rischiosa tecnologia, così come si intende fare in territorio Saami e già da tempo in altri territori indigeni, dall’Arizona e l’Alaska al Canada e all’Australia. Nello stesso tempo, si tratta di garantire che gli Stati Uniti (governo, imprese, mondo accademico) abbiano la leadership per quanto riguarda sia gli investimenti in geoingegneria che la definizione di chi decide in merito. Il fatto che vi siano sovvenzioni pubbliche è anche un modo per riqualificare il denaro investito dai miliardari, facendolo sembrare opportuno.
Il documento della National Academy of Sciences riconosce che la geoingegneria solare è altamente pericolosa e ingiusta, in quanto ha impatti diseguali: mentre alcuni paesi beneficeranno di una diminuzione dei picchi di temperatura, altri subiranno siccità e maggiori squilibri climatici.
A causa dei suoi elevati rischi, la Convenzione delle Nazioni Unite sulla Diversità Biologica (CBD) ha stabilito nel 2010 una moratoria sull’impiego di questa tecnologia e un appello all’estrema cautela e al rispetto di una serie di precondizioni, fra cui un meccanismo multilaterale di governance e di consultazione previa delle popolazioni indigene e delle comunità locali – una consultazione che va compiuta anche per gli esperimenti su piccola scala.
Per eludere questa e altre decisioni delle Nazioni Unite – gli Stati Uniti non fanno parte della CBD, ma la geoingegneria ha una portata globale – il rapporto mira a definire altre regole del gioco: che siano istituiti sistemi di governance per la ricerca e la sperimentazione, su iniziativa degli Stati Uniti, ma che sarebbero internazionali perché gli Stati Uniti (a propria discrezione) inviterebbero altri paesi a discutere, per ottenere un campionario formale di diverse regioni. Compresi anche gli attori privati che hanno interessi nella geoingegneria.
Questa proposta è un tentativo di sabotare le decisioni multilaterali e prese con il consenso di tutti i paesi, che è il modo in cui funziona la CBD, per esempio. Nel caso della geoingegneria, la decisione con il consenso di tutti è un requisito minimo, in quanto vi saranno necessariamente paesi che ne risentirebbero negativamente.
Åsa Larsson Blind del Consiglio Saami in Svezia ha dichiarato: La geoingegneria solare è totalmente opposta alla visione del mondo del popolo Saami e va contro ciò che dobbiamo fare: trasformare il pianeta in società senza emissioni di carbonio in armonia con la natura. Questo rapporto [della National Accademy of Sciences degli Stati Uniti] propone di far progredire una tecnologia che comporta pericoli esistenziali, con la falsa argomentazione che sarebbe un piano B per il cambiamento climatico. Se i governi non sono in grado di gestire la crisi climatica con soluzioni reali ora, meno ancora saranno in grado di gestire gli enormi rischi e le ingiustizie della geoingegneria. È importante sostenere questa lotta che ci riguarda tutti.
Fonte: “Tapar el sol con el dedo”, in La Jornada, 27/03/2021.
Traduzione a cura di Camminardomandando.
