di Silvia Ribeiro

(ricercatrice del Gruppo ETC)

Una équipe di scienziati australiani ha verificato recentemente l’esistenza di strutture del DNA diverse dalla doppia elica che conosciamo. La nuova struttura era stata osservata in vitro ma mai in cellule umane vive.

Contemporaneamente un’altra equipe di ricercatori in Svizzera ha reso noto che il tentativo di creare resistenza a un virus che colpisce la manioca [radice alimentare amazzonica, oggi diffusa in vari paesi del mondo, ndt] con la tecnologia CRISPR-Cas9 ha generato accidentalmente un nuovo virus patogeno. E’ uno dei possibili effetti nefasti che possono comportare questa e altre nuove tecniche di ingegneria genetica, che contraddicono l’abbondante propaganda pseudoscientifica che cerca di convincerci del fatto che queste sono rapide, sicure ed economiche.

A 65 anni della famosa scoperta di Watson e Crick sulla struttura a elica del DNA, continuano a essere rivelati aspetti sconosciuti delle strutture e delle interazioni dei geni negli organismi con diversi fattori epigenetici e con l’ambiente, che mostrano quanto manipolare geneticamente il DNA sia una pessima idea, per i molti effetti imprevisti che comporta.

La nuova struttura del DNA è stata identificata dall’equipe di Daniel Christ, dell’Istituto Garvan di Ricerca Medica. Essa è stata denominata ‘struttura di motivo intercalata’ (i-motif). I risultati dello studio sono stati pubblicati il 28 aprile di quest’anno nella rivista Nature Chemistry (I-motif DNA structures are formed in the nuclei of human cells).

La scoperta conferma che il nostro DNA ha una simmetria più complessa di quanto supposto e che queste varianti strutturali influenzano il funzionamento della nostra biologia. Quando la maggioranza di noi pensa al DNA, pensa alla doppia elica, ci dice Christ, il ricercatore di anticorpi. Questa nuova ricerca ci fa presente che esistono strutture del DNA totalmente differenti e che esse potrebbero essere molto importanti per le nostre cellule (cfr. BREAKING: Scientists Have Confirmed a New DNA Structure Inside Human Cells).

I ‘motivi intercalati’ vengono descritti come un nodo contorto di quattro fili, nei quali gli elementi chimici che costituiscono il DNA sono associati in un modo diverso da quello conosciuto: le basi o lettere del DNA si uniscono fra loro ciascuna con una uguale, per esempio la C (citosina) con un’altra C o la G (guanina) con un’altra G, cosa che non accade mai nella doppia elica.

Gli i-motif furono visti già vari anni fa in laboratorio, ma mai in cellule vive, per cui si discuteva se esistessero realmente. Secondo Mahdi Zeraati, il primo autore dello studio australiano, questa è solo una delle strutture diverse dalla doppia elica che potrebbero esistere nell’organismo; nel 2013 si scoprirono anche strutture quadruple del DNA e potrebbero esisterne altre, comprese triple e cruciformi.

Nello studio che ha confermato l’esistenza degli i-motif, i ricercatori hanno inserito un anticorpo marcatore fluorescente, grazie al quale hanno potuto vedere che queste strutture apparivano e scomparivano in tempo reale. Gli i-motif sono ubicati vicino a regioni del DNA note come ‘promotori’, che attivano o disattivano le funzioni dei geni, così come nei telomeri, altra sezione del DNA relazionata con l’invecchiamento cellulare.

Zeraati pensa che il fatto che appaiano e scompaiano è un indicatore della loro funzione: a quanto pare intervengono nell’attivazione o disattivazione dei geni, per cui è di somma importanza capire meglio la loro funzione. Questa caratteristica è anche la ragione per cui i ricercatori non erano riusciti a vederli nelle cellule vive del nostro corpo.

Un altro studio, di Devag Metha e collaboratori, dell’istituto ETH di Zurigo, pubblicato il 4 maggio 2018, riferisce che nel tentativo di creare resistenza a un virus nella manioca per mezzo dell’ingegneria genetica con il CRISPR-Cas9, dal 33 al 48 per cento dei virus generati hanno sviluppato una mutazione di un solo nucleotide (una sola lettera), che ha creato un virus resistente. Lo studio avverte inoltre circa il rischio che questi nuovi virus resistenti si disseminino nell’ambiente (CRISPR-Cas9 interference in cassava linked to the evolution of editing-resistant geminiviruses).

Gli autori non mettono in questione la tecnologia per altre applicazioni, ma informano sui rischi in questo particolare caso. Mehta, autore principale dello studio, nel suo account di Twitter menziona anche la sua sorpresa per le pressioni ricevute per non diffondere aspetti negativi dell’impiego del CRISPR-Cas9.

In effetti vi è una grande mobilitazione dell’industria biotecnologica -incluse Monsanto-Bayer e DowDuPont, che possiedono entrambe dei brevetti per applicare questa tecnologia in campo agricolo e alimentare- per svincolare queste e altre nuove biotecnologie dai precedenti transgenici, cercando di ingannare il pubblico sul fatto che ora sì, sono tecnologie sicure.

Le transnazionali dei transgenici cercano di far in modo che le nuove tecnologie come CRISPR-Cas9 non vengano sottoposte a legislazione, neppure a quella attuale sulla biosicurezza, sostenendo che il prodotto finale non contiene nuovo materiale genetico [Ndt – infatti affermano che nella tecnologia CRISPR Cas9 si tagliano e si sostituiscono sequenze del DNA con sequenze ‘corrette’ appartenenti allo stesso organismo, quindi senza inserire geni estranei. Tuttavia questo non corrisponde alla realtà. Nella quasi totalità degli esperimenti, il sistema CRISPR-Cas è ‘montato’ su vettori, che possono essere di origine virale oppure batterica e che comunque sono -sempre- mosaici di elementi genetici provenienti dalle più diverse specie, quindi sono elementi transgenici. In molti casi questi vettori transgenici si inseriscono nel DNA ricevente creando -come nella transgenesi ‘tradizionale’- rischi di nuove combinazioni e di mutazioni anche dannose, fatto di cui ad oggi non mancano gli esempi sperimentali]. Il tema viene fortemente dibattuto nell’Unione Europea e negli Stati Uniti, ma in Brasile e Argentina si sono già approvati regolamenti a favore delle imprese, sebbene contestati da movimenti della società civile e di scienziati critici (Movimientos populares rechazan los “impulsores genéticos” – Brasil intenta legalizar esta tecnología de extinción genética).

In realtà, l’esperienza dell’equipe svizzera mostra che possono aversi effetti negativi, vi sia o no materiale genetico visibile nel prodotto finale modificato. Però, soprattutto, l’affascinante scoperta delle strutture del DNA modificato non conosciute prima e le loro possibili funzioni confermano nuovamente che gli organismi viventi e le loro interazioni nell’evoluzione sono di una enorme e meravigliosa complessità che siamo lontani dal comprendere bene. Per questo, che diverse imprese transnazionali e gli scienziati che sono al loro servizio manipolino organismi vivi è un esperimento perverso nei confronti della natura, della salute e dell’ambiente.

Testo originale: “Nuevos motivos para oponerse a los transgénicos”, in La Jornada, 26/05/2018

Traduzione a cura di Camminar domandando