Raúl Zibechi

1 dicembre 2023

Il vertice del potere e della ricchezza del capitalismo, costituito da circa 70-80 milioni di persone, ormai da molto tempo ha perso ogni scrupolo, gettando a mare la minima tentazione umanitaria. Sono disposti a massacrare metà dell’umanità per continuare a star bene lassù in alto.

Le guerre degli ultimi decenni sono state tutte contro i popoli. Dalla «guerra alla droga» in America Latina, alle guerre in Yemen, Libia, Siria, Afghanistan e alle varie guerre scoppiate in Africa, con scarsa copertura e minor interesse da parte dei media.

Alcuni analisti sostengono che attualmente ci sono «cinque genocidi simultanei nel mondo» («Cinco genocidios actuales»): nella regione sudanese del Darfur dal 2003; nel Tigray, in Etiopia; nel nord-ovest della Repubblica Democratica del Congo; e quello perpetrato dall’Azerbaigian contro il popolo armeno nel Nagorno Karabakh.

L’aggressione nei confronti della popolazione della Striscia di Gaza è l’ultimo episodio di una serie quasi ininterrotta di violenze contro i popoli, con lo scopo evidente di espellere con la forza milioni di persone. L’accumulazione per espropriazione / quarta guerra mondiale contro i popoli è iniziata con l’occupazione dei territori e l’espulsione della popolazione che li abitava, per trasformare la vita in merce. Questo è stato analizzato e denunciato in molte occasioni.

Ciò che ora sta diventando evidente è che vengono anche a cancellare le popolazioni. Non si accontentano più di costringerle ad andare altrove. Ora si tratta di eliminare i popoli fastidiosi, quelli che non si adattano, quelli che si aggrappano alle loro terre e ai loro territori, quelli che vogliono continuare a vivere come hanno sempre fatto: con la terra e i suoi campi, nella semplicità della vita contadina.

I popoli, infatti, abitano territori che il capitale cerca di accaparrarsi, sia per la biodiversità che racchiudono, sia per la presenza di ricchezze minerarie o di idrocarburi nel sottosuolo, sia per la semplice abbondanza di acqua, sia per qualsiasi condizione che faccia di questi spazi una possibile fonte di profitto.

La vecchia frase che veniva messa sulle labbra dei banditi che assaltavano le carrozze in luoghi remoti: «o la borsa o la vita», non è più valida. Vengono per entrambe le cose. Non tanto perché la vita sia per loro più o meno importante della borsa, ma perché la semplice esistenza della vita umana sta creando problemi ai più potenti, a quell’uno per cento più ricco.

Alberto Morlachetti è stato fondatore del collettivo Pelota de Trapo, nella zona sud della periferia di Buenos Aires. Nel 2009, sotto un governo progressista, ha scritto un articolo intitolato «Madre, abbi cura del tuo bambino: vengono a prenderlo» («Madre, cuida a tu niño: vienen por él»). «Quei bambini che lottano per la loro vita minacciata dalle giornate che finiscono e non danno loro da mangiare, conoscono il sapore della resistenza», ha scritto, indignato per la violenza sistematica che subiscono tanti bambini e per l’indifferenza della società e delle autorità. Oggi le cose sono peggiorate in modo esponenziale.

Stiamo vivendo una guerra civile contro bambini poveri e con la pelle del colore della terra. Perché sono i resistenti di domani, quelli che possono mettere in difficoltà il sistema. I bambini non sono solo il futuro, ma la loro esistenza nutre la nostra speranza. Senza bambini, il futuro è cancellato. Per questo la Banca Mondiale ha si è impegnata a combattere (e persino criminalizzare) le cosiddette “gravidanze adolescenziali” e a ridurre i tassi di natalità dei settori popolari. Il linguaggio che viene utilizzato comincia a svelare le intenzioni profonde.

A pochi giorni di distanza l’uno dall’altro, l’ex presidente argentino Mauricio Macri, l’uomo forte del futuro governo di Javier Milei, si è riferito ai piqueteros[i] chiamandoli «orchi», mentre un ministro israeliano considera i palestinesi come «animali umani». Per eliminare una parte della società bisogna prima spogliarla della sua umanità, dopo di che la si può assassinare senza commettere un crimine, come ha sottolineato Giorgio Agamben.

A grandi linee, dalla recinzione[ii] dei campi in Inghilterra a partire dal 1600 circa, la storia del capitalismo è stata la storia della distruzione di pascoli, foreste e terre comunali per creare appezzamenti individuali, espropriando i contadini per costringerli a lavorare nelle fabbriche. Lo sgombero forzato delle popolazioni si è intensificato con la conquista dell’America, e più recentemente con l’estrattivismo.

Il sistema ha imparato dalle sue difficoltà e dalle nostre resistenze. La scommessa è che tra qualche decennio non esistano più i popoli originari e i contadini che pongono tanti ostacoli all’accumulazione. Sanno che, dopo cinque secoli, i popoli sono ancora lì. E questo ‘problema’ non può essere rimosso solo con l’uccisione di massa.

Di qui l’attacco ai bambini dovunque. Non sono forse la stragrande maggioranza dei poveri del mondo? Non è un caso. Se il bersaglio sono i popoli e interi settori della società, il modo migliore per schiacciarli è far sparire i bambini in vari modi, come sta accadendo a Gaza. Dobbiamo difenderli come condizione per la sopravvivenza.

Fonte: “Los de arriba vienen por todo”, in La Jornada, 01/12/2023.

Traduzione a cura di Camminardomandando.

[i] Lavoratori disoccupati che in Argentina per protesta bloccano le strade (ndt).

[ii] Allusione al processo di imposizione delle enclosures (letteralmente ‘recinzioni’), che ha portato gradualmente all’espropriazione dei campi, dei pascoli e dei terreni comuni, privatizzandoli e sottraendoli al controllo collettivo per trasformarli in risorse, beni, proprietà private soggette alle leggi della scarsità e del valore (ndt).