di Raul Zibechi 17 gennaio 2020 Gli squadroni della morte creati dalle oligarchie negli anni Sessanta, che erano la chiave per contenere le insurrezioni popolari, avevano funzioni e metodi quasi identici a quelli dei gruppi paramilitari di oggi, a quelli del narcotraffico e, in molte occasioni, alle azioni delle forze statali di repressione. Diamo uno sguardo all’immediato passato, diciamo gli anni Sessanta e Settanta, in un paese afflitto da squadre e paramilitari, come El Salvador, il cui caso può essere applicato a tutta l’America Latina. Il primo gruppo paramilitare formale si chiamava Organización Democrática Nacionalista (Orden) ed era stato creato dal direttore della Guardia Nazionale nel 1964, in totale segretezza, nel contesto del Programma di sicurezza degli Stati Uniti in El Salvador, che un anno prima aveva iniziato ad addestrare membri delle forze di polizia. L’obiettivo di Orden era quello di controllare i contadini nelle zone rurali, poiché in quegli anni la principale ricchezza del paese era la produzione di caffè, canna da zucchero e cotone per l’esportazione. Tra i suoi obiettivi c’era quello di indottrinare il contadino a favore della democrazia rappresentativa e del mondo libero, in un paese governato dall’esercito che aveva massacrato 30.000 lavoratori rurali e indigeni nella rivolta del 1932, alla quale partecipò Farabundo Martí.1 I membri di Orden ricevevano un addestramento militare e il permesso di portare armi; in cambio dovevano spiare i vicini di casa nelle città e nei quartieri. Beneficiavano inoltre di raccomandazioni per ottenere lavoro, servizi sanitari, istruzione per i loro figli, vari contributi per la produzione agricola e, se necessario, la distruzione di documenti giudiziari compromettenti. Poiché la struttura economica non era in grado di fornire servizi ai contadini, che avevano perso la loro terra a causa dell’avanzata della meccanizzazione nell’agricoltura d’esportazione, Orden colmava questa lacuna con favori personali, che fingevano di trasformare gli abitanti in cittadini, secondo la saggia frase della ricercatrice Sara Gordon. Come si vede, la stessa organizzazione paramilitare svolgeva la duplice funzione di controllo di polizia e di servizio sociale, il che le conferiva un potere straordinario. Orden fu responsabile, tra molti altri e sempre in coordinamento con la Guardia Nazionale e i Corpi di Sicurezza, dell’assassinio di padre Rutilio Grande, nel 1977, nell’ambito dell’escalation repressiva contro la Chiesa popolare e le organizzazioni contadine e studentesche che portò, due anni dopo, all’assassinio di monsignor Oscar Romero (da parte di squadre meglio organizzate e attrezzate) e all’inizio della guerra civile in cui morirono più di 70.000 persone. Un membro di Orden ha espresso i vantaggi dell’appartenenza all’organizzazione paramilitare in questo modo: possiamo arrestare chiunque vogliamo, chiunque vada in giro a mettere strane idee nella testa della gente. Qui nel mio cantone, io sono la legge. Vale la pena riflettere su chi sono, oggi nella nostra realtà quotidiana, coloro che hanno abbastanza potere per comportarsi in quel modo. Non è necessario indagare troppo per concludere che si tratta di quella peculiare amalgama tra apparati repressivi statali, paramilitari e narcos. Sono la legge, quelli che hanno il diritto di detenere, violentare, far sparire, torturare e uccidere chiunque vogliano. Sono gli eredi degli squadroni della morte. Un’analoga modernizzazione avviene con le forme di clientelismo che le oligarchie utilizzavano per estendere i favori ai loro sostenitori, per consolidare una base sociale che permettesse loro di continuare a spremere i contadini. Queste modalità, come la carità della Chiesa, sono state sistematizzate dal Pentagono come azione civica, applicando nelle guerre centroamericane forme di contro-insurrezione apprese in Vietnam. Modalità che si sono evolute in quelle che oggi chiamiamo politiche sociali, applicate sia dai governi progressisti che da quelli conservatori, perché hanno dimostrato una certa utilità nel contenere la protesta e, soprattutto, nell’aprire i confini all’accumulazione capitalistica. È vero che nuove forme di controllo sociale sono apparse al traino delle nuove tecnologie. Tuttavia non sostituiscono il controllo parapoliziesco e paramilitare, ma si sovrappongono e li completano. Per la popolazione che vive nella zona del non-essere, dove la vita non è rispettata e la violenza è il modo di regolare i rapporti sociali, le vecchie forme di controllo contro-insurrezionale sono ancora in atto. Fernand Braudel, un maestro di tanto tempo fa, ci ha insegnato a diffidare dei cambiamenti rapidi: anche le rivoluzioni non sono rotture totali. La persistenza e la durata sono più potenti dei colpi di teatro. Non facciamoci dunque molte illusioni sui cambiamenti dall’alto: la violenza, che è stata la levatrice del capitalismo, continuerà a sostenerlo fino alla fine, nonostante i discorsi che dissimulano il dominio. 1 Sara Gordon, Crisi politica e guerra in El Salvador , Siglo XXI, p. 142 Fonte: https://www.jornada.com.mx/2020/01/17/opinion/014a2pol |
