Raúl Zibechi
29 luglio 2023
Ogni giorno gli orrori della guerra in Ucraina, le terribili conseguenze delle armi sul corpo delle persone e sul loro ambiente di vita, ci appaiono in modo più trasparente. È degno di nota, tuttavia, che i media menzionino, soprattutto, la distruzione materiale di edifici storici ed emblematici, di ponti e altre infrastrutture e di materiale bellico, che occupa sempre le prime pagine e i titoli dei giornali.
Gli esseri umani occupano a malapena spazi marginali, perché sono, sempre più, considerati come danni collaterali, dal momento che ciò che conta davvero è il valore delle cose. Un atteggiamento tipico del capitale che viene sempre più assunto dalle sinistre del sistema. Qualcosa di simile accade con la geopolitica.
È una notizia, ad esempio, il fatto che una nota giornalista televisiva ucraina, Yanina Sokolova, condivida sui suoi social network il dolore dei soldati, il corpo amputato di un ferito di guerra, pieno di traumi fisici e lesioni. Si sente male 24 ore al giorno, scrive (La Stampa, 21/7/23). Per lenire i dolori e i danni nel suo corpo deve assumere oppiacei, che hanno anche conseguenze negative.
Giorni fa, il parlamento ha votato urgentemente la legalizzazione della marijuana per scopi medicinali, cosa che aveva precedentemente rifiutato, per alleviare le terribili sofferenze di soldati e civili devastati dal conflitto, secondo La Stampa.
Aggiunge che uno degli effetti della guerra è la crescita esponenziale della domanda di cannabis e sostanze psicoattive in Ucraina e in Russia, usate come tranquillanti, anestetici contro il dolore e le allucinazioni e persino come stimolanti nei casi di depressione profonda.
Apparentemente, il rapporto tra guerra e droga è molto forte. Dopo la guerra del Vietnam, c’è stato un uso massiccio di eroina tra gli ex soldati statunitensi, al punto che i governi successivi hanno dovuto finanziare programmi per affrontare le tossicodipendenze.
I resoconti correnti della guerra cercano di nascondere gli esseri umani. I dati generali abbondano (offensive militari, tipo di armi utilizzate, foto e video della distruzione, numero di morti e feriti), ma raramente appaiono i corpi mutilati e straziati che sono il pane quotidiano nelle zone di combattimento. La guerra è, come si dice in questi giorni, un tritacarne. Gli specialisti dicono che l’aspettativa di vita di un soldato al fronte è di sole quattro ore.
La geopolitica nasconde anche le persone. Insegna quali nazioni possono trarre beneficio dalla guerra e quali possono perdere. Si sforza di analizzare i risultati strategici nell’equilibrio globale del potere. Nell’ambito della sinistra latinoamericana, non pochi sono contenti di una possibile sconfitta del campo occidentale e in particolare degli Stati Uniti. Credono che un trionfo della Russia e della Cina porterà benefici alle classi lavoratrici. Ignorano le sofferenze delle donne, dei giovani e dei popoli di quei paesi e guardano solo alla macro scala delle relazioni internazionali.
La geopolitica è in contrasto con l’etica, così come la guerra. E questo si riscontra anche nell’ambito delle sinistre, che sono nate per mettere gli esseri umani al primo posto, mentre le destre si occupavano dei guadagni materiali e del potere. Come sappiamo, le differenze tra sinistra e destra sono scomparse, e ciò rappresenta la più grande sconfitta culturale e politica che si possa immaginare.
Questo non vuol dire che i dati e le analisi che provengono dalla geopolitica non abbiano importanza per i popoli. Ma una cosa è tenerne conto e un’altra è subordinarsi alla loro logica, sempre statalista e imperialista. Qualcosa di simile accade con l’economia: è necessario prestare attenzione ai suoi contributi, ma la deriva economicista tra quelli che stanno in basso presuppone una resa alle tecnocrazie che la gestiscono.
Questa deriva implica che si collochino al centro del pensiero e dell’azione le presunte leggi economiche, implacabili, che si presume porterebbero i popoli alla loro liberazione, invece di considerare il conflitto sociale come il cuore dell’emancipazione.
Ora che la geopolitica gode di così tanti aderenti, sembra importante sottolinearne i limiti, più sociali che intellettuali. Faccio un esempio: credo che la caduta del regime di Daniel Ortega in Nicaragua andrebbe a beneficio degli Stati Uniti, motivo per cui Cina e Russia lo sostengono. Nessuno pensa alla popolazione nicaraguense, quella che soffre ogni giorno sotto un regime intollerante e repressivo.
A questo punto non c’è modo di sbagliare: si pensa a partire dai popoli oppressi e con loro, o si abbraccia la logica del potere e dei maledetti rapporti di forza. Qualcosa di tremendo sta accadendo davanti a noi: tutti gli aspetti della vita sono affrontati come se si trattasse di una partita di calcio. Fa male a quelli di noi che amano questo sport. Ma fa molto più male a quelli di noi che credono ancora che valga la pena mettersi in gioco per gli esseri umani di questo mondo, indipendentemente dal luogo in cui vivono.
Fonte: “La razón geopolítica contra los pueblos, in La Jornada, 29/07/2023
Traduzione a cura di Camminardomandando.