di Raúl Zibechi
26 marzo 2021
La crescente militarizzazione delle nostre società è un chiaro segnale dell’autunno del sistema capitalista patriarcale. Il sistema ha rinunciato a integrare le classi popolari; non aspira più nemmeno a dialogare con esse, ma si limita a sorvegliarle e controllarle. Prima di questo periodo militarista, quelli che deviavano dalla retta via venivano messi in carcere per raddrizzarli. Ora si tratta di sorvegliare a cielo aperto strati interi e maggioritari della popolazione.
Quando un sistema ha bisogno di militarizzare la vita quotidiana per controllare la maggioranza, si può dire che ha i giorni contati. Anche se in realtà la durata di quei giorni dovrebbe essere computata in anni o decenni.
Un buon esempio per quanto riguarda il ruolo centrale dei militari e della polizia militarizzata (i Carabineros) nel controllo sociale, è l’eredità del regime di Pinochet in Cile. Una di queste eredità è il controllo che esercitano le forze armate sul surplus dell’azienda statale del rame, la principale voce delle esportazioni del Cile.
La Legge Riservata sul Rame è stata approvata negli anni ’50, quando le mobilitazioni dei lavoratori e dei poveri, urbani e rurali, erano in crescita. Durante la dittatura militare, questa legge segreta, come indica il suo nome, fu modificata sette volte. Solo nel 2016, grazie a una fuga di notizie del giornale digitale El Mostrador, si è saputo che il 10 per cento dei profitti dell’azienda statale del rame viene trasferito direttamente alle forze armate (Exclusivo: esta es la secreta “Ley Reservada del Cobre”).
La legge segreta è stata abrogata solo nel 2019 (“Derogada Ley Reservada del Cobre: Codelco no financiará más a las FF.AA”), quando le strade del Cile hanno cominciato a bruciare con una serie di proteste e rivolte che erano iniziate nel 2011, con la resistenza degli studenti e del popolo mapuche, e più tardi delle femministe.
I danni che il regime militare ha inflitto alla società risultano evidenti dal fatto che più della metà dei cileni oggi non vota, mentre la grande maggioranza votava; dalla tremenda delegittimazione dei partiti politici e delle istituzioni statali.
Questo non è l’unico caso, naturalmente. I militari brasiliani hanno giocato un ruolo importante nell’imprigionamento di Lula, l’impeachment di Dilma Rousseff e l’elezione di Bolsonaro.
In ogni caso, la militarizzazione viola il cosiddetto stato di diritto, le norme giuridiche che la società ha adottato, spesso senza essere adeguatamente consultata.
In ogni caso, la militarizzazione contribuisce alla distruzione delle nazioni e delle società, perché significa assegnare porzioni significative di potere e di gestione a un’istituzione non democratica e quindi fuori da ogni controllo.
La militarizzazione va di pari passo con l’imposizione di un modello di società che abbiamo chiamato estrattivismo, una modalità di accumulazione del capitale da parte dell’1% basata sul furto e l’espropriazione della gente, il che implica una vera dittatura militare nelle aree e regioni in cui opera.
Il militarismo si adegua a questa logica di accumulazione attraverso la violenza, per la semplice ragione che non si possono rubare beni al popolo senza puntargli contro le armi.
Il militarismo si combina con la violenza, le sparizioni forzate, i femminicidi e gli stupri. D’altronde, favorisce sempre la nascita di gruppi paramilitari, che accompagnano sempre le grandi opere estrattive e che, sebbene siano considerati illegali, come dimostrano Colombia e Messico, sono addestrati ed equipaggiati dalle forze armate.
Ora sappiamo che il grande beneficiario del Treno Maya saranno le forze armate, alle quali il governo di López Obrador ha concesso tutte le tratte, aggiungendo che si tratta di un premio per questa istituzione (“Ejército mexicano será el “propietario” del Tren Maya”)
C’è più di un parallelo con il caso del rame in Cile.
Il primo è la consegna diretta di benefici, con cui qualsiasi governo ottiene la lealtà degli uomini in uniforme a cui, in realtà, si sottomette.
Il secondo è l’argomento della sicurezza nazionale usato dai governi. In Cile era la lotta contro il comunismo. In Messico, il confine meridionale, con l’argomento della migrazione e del narcotraffico.
Il terzo è che la militarizzazione è sia un progetto che un modo di governare. Ne consegue il controllo degli aeroporti, dell’ordine interno e degli aspetti più vari della vita. Con la forza, riescono a rovesciare a piacimento sia la legalità, che le regole di bilancio.
Negli Stati Uniti, in Russia e in Cina, come anche in tutti i paesi dell’America Latina, osserviamo processi di militarizzazione, che consistono nel controllo delle geografie rurali e urbane da parte di uomini armati al servizio del capitale, per controllare i popoli che resistono all’espropriazione.
Non si tratta della malvagità di un presidente o di un governo. Non che io metta in dubbio questo fatto estremo, ma non è questa la questione centrale. Siamo di fronte a un sistema che per prolungare la propria agonia ha bisogno di applicare concetti nati nel XX secolo, che sono gli argomenti di Giorgio Agamben: lo stato di eccezione come forma di governo, la guerra civile legale contro chi non può essere integrato e il campo di concentramento a cielo aperto sorvegliato da paramilitari.
Fonte: “La militarización, fase superior del extractivismo”, in La Jornada, 26/03/2021.
Traduzione a cura di Camminardomandando.
