Gustavo Esteva
7 febbraio 2022
Per sopravvivere e creare un’alternativa, dobbiamo prendere sul serio la grottesca metamorfosi che il patriarcato capitalista e democratico ha subìto nel momento in cui al suo posto si è installato il regime di cui ora soffriamo.
Quella che la ribellione delle donne inizia a definire come agonia patriarcale, sta portando all’estremo i peggiori tratti del patriarcato. Non è solo una violenza apparentemente illimitata. È la centralità del suo vangelo di morte, secondo il quale si cerca di sostituire tutto il vivente con i prodotti dell’uomo. La tecnologia per dare ordini dal cervello a tutte le cose che ci circondano simboleggia bene quella che è sempre stata la pretesa del maschio. Ecco perché la lotta anti-patriarcale rimette la cura della vita al centro della preoccupazione personale e dell’organizzazione sociale.
Il nuovo regime porta ancora più avanti il degrado morale delle élites che è proprio del capitalismo. I nostri 100 omicidi al giorno [l’autore si riferisce al Messico, ndt] sono terribili. Ma quella contabilità non tiene conto del fatto che tutti sono continuamente esposti a prodotti che li uccidono, lentamente e silenziosamente, e a condizioni come l’inquinamento atmosferico, che causa ogni anno più decessi di quelli attribuite al Covid da quando è iniziato.
La maggior parte delle persone è già caduta in una forma di dipendenza dallo stomaco che è letteralmente mortale. Sempre più spesso è necessario cercare sul mercato il proprio cibo. Quello che lì si trova non è solo poco nutriente; molto è chiaramente tossico e sottrae lentamente la vita a coloro che lo consumano.
Che il Messico abbia il primato mondiale per il consumo pro capite di bevande analcoliche e che abbia il più alto tasso di obesità infantile sono due fatti correlati che illustrano bene lo stato delle cose. I bambini ricevono cibi zuccherati molto presto, e a poco a poco sono programmati a respingere quelli che non contengono la dose di zucchero a cui sono stati abituati. Quasi tutte le bevande analcoliche, molti altri alimenti e persino medicine contengono, invece che lo zucchero di canna, il fruttosio che è più economico ma molto dannoso.
Niente di tutto questo è segreto. Tutte le informazioni sono in Internet, a disposizione di tutti. Di tanto in tanto qualcosa di particolarmente scandaloso si infiltra nei giornali. Ma niente lo ferma. Dobbiamo affrontare con fermezza quanto abbiamo di fronte: una mafia criminale e cinica fornisce il cibo alla maggioranza della popolazione, e la sua attività irresponsabile provoca immensi danni ambientali.
Ci sono organizzazioni che da decenni denunciano questa situazione. Innumerevoli pressioni sono state fatte su tutti i governi perché agiscano, poiché è chiaro che potrebbero porvi rimedio in breve tempo se usassero i loro poteri e la legislazione appropriata. Sarebbe possibile, ad esempio, emanare leggi che vietino la produzione e la distribuzione di molti prodotti; limitare drasticamente le quantità di zucchero e altri ingredienti che possono essere incorporati in alimenti e bevande; porre il veto alla propaganda che spinge al consumo di cibi tossici o nocivi, e molto altro ancora.
Niente di tutto questo è nuovo. Abbondanti argomenti e buone motivazioni sono stati offerti per tutte queste misure. Ma sappiamo da molto tempo che i governi non lo faranno. Non è tanto perché sarebbero misure molto impopolari, cosa che potrebbero affrontare con la tempestiva e adeguata diffusione delle loro motivazioni e scopi. È soprattutto perché i governi non hanno la volontà e il potere politico necessari per affrontare le élites economiche a cui sono subordinati e che sono quelle che guidano realmente l’andamento della società e del governo.
È stato detto che potrebbe essere in corso uno spostamento a sinistra nei governi dell’America Latina. Così sembra. Ma questo non cambia la situazione. La palese incapacità dei governi di agire in base agli interessi delle persone in questioni tanto fondamentali come il cibo è evidente in tutto lo spettro ideologico, dall’estrema sinistra all’estrema destra.
La pandemia ha aggravato il problema, ma ha costituito anche un risveglio per molti. Sempre più persone si uniscono oggi a coloro che da parecchi anni agiscono come si deve: aumentano passo dopo passo la capacità autonoma di produrre ciò che mangiano e intessono reti che collegano i consumatori urbani con i produttori rurali.
Questa linea d’azione, che esce chiaramente dal mercato e per rimediare ai suoi mali si basa sulle proprie forze, non su quelle dello Stato, sfida apertamente il regime dominante e lo smantella dal basso. Sebbene affronti grandi difficoltà, è alla portata di quasi tutti gli individui e gruppi, anche e soprattutto i più poveri. Per molti di loro inizia ad essere una formula di sopravvivenza. Inoltre, chi oggi inizia a poco a poco a farlo può avvantaggiarsi degli esempi, che si moltiplicano ovunque, di coloro che seguono questo percorso da molto tempo e sono disposti a condividere la propria esperienza. Non c’è città, nel nostro paese o nel mondo, in cui non ci sia un’esperienza di questo genere. E in molte città c’è un’effervescenza spettacolare… che alimenta la speranza in mezzo al disastro.
Fonte: “Las otras violencias”, in La Jornada, 07/02/2022
Traduzione a cura di Camminardomandando.