di Gustavo Esteva
28 giugno 2021

Siamo in uno dei momenti peggiori della storia umana. Non possiamo e non dobbiamo restare a guardare. Cosa possiamo fare? Abbiamo abbastanza potere politico per farlo?
Le cifre relative al disastro sono spaventose. Ogni anno, un milione di bambini muoiono di diarrea in India. Decine di milioni di persone soffrono la fame e quasi un miliardo va a letto ogni giorno a stomaco vuoto. Si producono senza restrizioni cibi e farmaci che fanno ammalare e uccidono molta gente. Molti milioni di persone sono condannati a una condizione miserabile e persino disperata. I frutti dell’impegno collettivo si accumulano come mai prima d’ora in un numero sempre minore di mani. E tutto questo è solo la punta dell’iceberg.
Raramente nella storia dell’umanità i gruppi dominanti hanno raggiunto tali estremi di degrado morale e di cinismo. Si stenta a credere fin dove si spingono il razzismo, il sessismo e la compulsione distruttiva di un regime in cui lo schema patriarcale si è esacerbato. Non c’è mai stato nessun gruppo umano che avesse una capacità di distruzione del proprio habitat simile a quella di coloro che oggi distruggono l’intero pianeta. Annientano il proprio spazio vitale, che è quello di tutti. Coloro che lo hanno fatto ieri, su una scala diversa, non sapevano che lo stavano facendo. Il fatto di sapere bene quello che fanno non trattiene coloro che oggi stanno distruggendo il pianeta a ritmo accelerato.
La cosa più grave è che questo esercizio di dominazione viene praticato con violenza crescente e senza limiti. I numeri attribuiti al virus sono insignificanti rispetto ai decessi che possono essere addebitati con fondati motivi sul conto criminale dei gruppi dominanti.
Apparentemente hanno tutto il potere. Sarebbero i più forti. Starebbero utilizzando la loro forza politica per opprimere tutti e portare avanti la loro impresa distruttiva. Nella percezione comune, nessuno sembra in grado di fermarli. Può essere utile, tuttavia, esplorare un’altra ipotesi e considerare le opzioni che apre.
Gandhi aveva subìto un attentato. Suo figlio gli chiese cosa fare se qualcuno volesse aggredirlo di nuovo. Non dovresti mai essere un codardo, gli rispose. Se la non violenza è la virtù suprema, la codardia è il peggiore dei vizi. La violenza è l’arma dei deboli. Se propongo la non violenza in India è perché 300 milioni di indù non devono temere 150 mila britannici. Poiché i forti sono loro, devono usare la non violenza. In condizioni di debolezza, è necessario ricorrere alla violenza.
Gandhi sostiene che sono i deboli a dover ricorrere alla violenza. Che a volte non rimane loro altra scelta. Ha ragione. Può essere utile applicare questo ragionamento alle condizioni attuali. Dove sarebbe la forza e dove la debolezza?
Quelli che oggi chiamiamo gli zapatisti avevano fatto ricorso a tutto. Avevano tentato l’organizzazione economica, sociale, politica. Avevano fatto molteplici appelli, come quello della marcia di 2mila chilometri… Nessuno li ha ascoltati. Né la società né il governo. E continuavano a morire di fame e di malattie curabili. Poiché erano chiaramente i deboli, hanno dovuto ricorrere alla violenza. La loro insurrezione, tuttavia, ha chiamato a raccolta la cosiddetta società civile. Nel giro di pochi giorni sono diventati i forti.
Hanno cercato più volte di negoziare con le autorità a partire da quel potere politico. Non l’hanno perso, anche se li hanno traditi più e più volte e li attaccano continuamente. I forti sono ancora loro. In tutto il mondo ci sono milioni di persone che continuano ad ascoltarli. Le loro idee e le loro pratiche continuano a ispirare molta gente, che si lascia guidare da esse.
Lo vediamo ora, quando
la Montagna ha attraversato l’oceano, e la Tierra Insumisa, come ora si chiama l’Europa, apre loro calorosamente le braccia. [Ndt – arrivando in Europa nel loro “viaggio per la vita”, così gli zapatisti hanno battezzato il continente: terra indomita, che non cede, che non si arrende – si veda: “Il battesimo”, in https://comune-info.net%5D. Centinaia di gruppi in 30 paesi si stanno preparando ad accoglierli. Si verificano mobilitazioni inattese. I passaporti zapatisti che i viaggiatori portano con sé affermano chiaramente che non hanno armi e non parteciperanno a nulla che le richieda. Non fanno appello alla violenza. Mostrano chiaramente un modo originale di esercitare il potere politico.
Nell’era neoliberista, il potere politico dei governi, la loro capacità concreta di governare pensieri e comportamenti, si è continuamente ridotto. Nel 2020 hanno provocato una paura profonda e generale per invertire il processo. Hanno ottenuto un’obbedienza senza precedenti. Anche coloro che erano in rivolta si sono piegati alle regole e ai dispositivi sul virus imposti dai governi. Con la violenza, con la polizia e con l’esercito si può distruggere un popolo, ma non governarlo. Succede qualcosa di simile con la paura. Può causare paralisi, ansia, paura. Ma non possibilità di governare. Anche questa risorsa estrema, inoltre, si sta esaurendo. Le strutture non sanno più cosa fare per mantenere una parvenza di governo.
In basso, nel frattempo, si estendono le capacità concrete di governarsi. Spesso per strette ragioni di sopravvivenza, le persone si reinventano e cambiano il loro modo di pensare e di agire. Si uniscono ad altri, che a loro volta stanno esercitando l’autonomia, e gradualmente gli insorti e i ribelli intessono legami fra loro. È utile esplorare bene dove si trovano oggi le condizioni politiche di forza e di debolezza politica, la capacità di resistenza e di guida, la possibilità stessa di fermare l’orrore.

gustavoesteva@gmail.com

Fonte: “Fuerzas y debilidades”, in La Jornada, 28/06/2021.
Traduzione a cura di Camminardomandando.