Gustavo Esteva
16 novembre 2020

Il mio appello alla disobbedienza di 15 giorni or sono ha causato una tormenta nel mio orto elettronico. Sono piovuti insulti e squalifiche. Come avevo osato sfidare una politica che sta proteggendo la salute di tutte e tutti e salvando vite? E ancora peggio, come mettevo in questione il valore supremo del sapere scientifico?
Mi hanno incluso fra coloro che mettono in giro teorie cospirazioniste. È strano. Mi riferivo a operatori che agiscono sotto gli occhi di tutti: l’industria farmaceutica, il sistema sanitario, l’Organizzazione Mondiale della Sanità, i governi, le corporation… i loro interessi non sono gli stessi della gente, sebbene sostengano il contrario. Perché negare l’evidenza schiacciante del loro comportamento immorale? Non sono cospiratori. La loro immoralità irresponsabile è apertamente pubblica ed è diventata cinica.
Certe condizioni croniche si aggravano a livello mondiale: obesità, diabete, denutrizione, malattie cardiovascolari e altre patologie. Secondo The Lancet, la più prestigiosa rivista medico-scientifica, tutto questo dà luogo a una sindemia, per la sua comparsa simultanea e generale.
Fin dal 2019 la rivista chiede che ci preoccupiamo della loro radice comune: il modo di vita che ci è stato imposto, associato al cambiamento climatico, all’inquinamento industriale, al lavoro in condizioni atroci, ai trasporti interminabili e a tutto il resto.
Il virus del Covid-19 è arrivato soltanto come colpo di grazia, in queste condizioni disastrose create dal sistema dominante. Isolandolo dalle questioni di fondo e presentandolo come una minaccia esterna, lo si è utilizzato come cortina di fumo per garantire che la rapina di questo sistema prosegua senza fine. Si è approfittato della sottomissione passiva e obbediente a istruzioni insensate, indotta da una campagna di paura, per proseguire e addirittura accelerare i megaprogetti distruttivi e nuove forme di oppressione.
Chi sa se riusciremo, un giorno, a dimostrare che il confinamento ha causato più danni alla vita individuale e collettiva di quelli provocati dal virus. Che le politiche in corso non salvano vite né curano la salute. Che l’oscena contabilità quotidiana dei corpi contribuisce alla nostra metamorfosi grottesca in componenti omogenee di algoritmi, per accelerare l’instaurazione della società del controllo che faciliti maggior distruzione e sfruttamento.
È ora di unirsi e porre termine a questa follia.  Assieme a coloro che ci stanno attorno. Inquilini dell’edificio che abitiamo o della strada in cui viviamo; amiche e amici vicini. Attorno a un tavolo, in un giardino o in una strada. Possiamo usare mascherine e mantenere le distanze, per proteggerci da questo virus così contagioso. Ma usciremo da questa situazione solo se ci organizziamo.
Innanzi tutto rivediamo come si produce il nostro cibo, che introduciamo nel nostro corpo. Vediamo tutti assieme che cosa possiamo coltivare nel luogo in cui ci troviamo. Forse scopriremo con sorpresa la grande varietà di verdure e di altre piante, alcune medicinali, che possiamo produrre in casa. Qualche contatto o l’amico di un amico ci consentiranno di accordarci con gruppi di contadini che ci riforniscano di tutto quello che non possiamo produrre nelle nostre case, nel luogo dove viviamo. E alla fine potremo avere alimenti sani in misura sufficiente. Verremo a sapere, forse, della storia delle cucine popolari nelle città del Cile, dove non solo si realizzano scambi di ciò che si produce, ma lo si divide con coloro che non dispongono di niente per procurarsi qualcosa da mangiare.
Vedremmo in seguito ciò che ci fa ammalare. E esploreremo, tutte e tutti insieme, come guarire con sforzi autonomi, con abitudini di vita più sane, con farmaci tradizionali, con quello che raccomandano le zie e le nonne che tutti abbiamo, con le guaritrici che qualcuno conosce.  Non ci saranno fondamentalismi. Potremo ricorrere a medicine attuali. E anche individuare qualche medico onesto che ci dica a bassa voce quali non provocano danni… Ci occuperemo con attenzione delle malattie trasmissibili, senza nascondere dietro ad esse ciò che è più importante.
Il nostro sguardo sarà puntato sull’essenziale: smantellare il modello di vita che distrugge la madre Terra, che genera le pandemie e lacera il tessuto sociale. Sfideremo con buone ragioni la scienza dietro la quale si nascondono i politici, mostrando i loro limiti e incapacità. Recupereremo saperi soggiogati e vilipesi, che oggi mostrano la loro immensa utilità. Impareremo dai popoli originari, che hanno saputo conservare e proteggere la sapienza millenaria di cui oggi abbiamo bisogno come non mai.
Si andrà formando fra noialtre e noialtri lo spirito comunitario, nella convivialità vernacolare. Invece del consumismo cercheremo l’autosufficienza: che tutte e tutti abbiamo ciò di cui c’è bisogno per avere una vita degna e soddisfacente… e nulla di più. Sopprimeremo tutte le gerarchie: non permetteremo che lo spirito patriarcale e il suo vangelo di morte dominino di nuovo. Cureremo la vita, non solo la nostra, per costruire un diverso modo di vivere.
Ora basta! Invece di predicare ciò che si deve fare, possiamo documentare e condividere quello che molte comunità e milioni di persone già stanno facendo, per evitare l’abisso verso il quale ci stanno portando.

gustavoesteva@gmail.com

Fonte: “Comunalizarnos”, in La Jornada, 16/11/2020.
Traduzione a cura di Camminardomandando.