di Gustavo Esteva

La frode, la corruttela, l’appropriarsi in modo illegale e illegittimo di beni pubblici o privati, con o senza l’uso di violenza fisica, è uno dei tipi di corruzione generalizzata che subiamo. Ma non si tratta di una forma di corruzione che può stimolare gli appartenenti alla classe media ad aspirare allo stesso grado di ricchezza delle fasce più alte. Nella società capitalista si corrompe tutto, sempre. Il capitale non può operare diversamente. E questo è ciò che dobbiamo combattere fino in fondo.

Noi anziani ricordiamo gli anni in cui i capitalisti, ancora spaventati dalla decade del 1930 e dagli aggiustamenti della Seconda Guerra Mondiale, adottarono alcuni criteri morali, fecero concessioni ai lavoratori sino alla creazione del cosiddetto Stato del benessere e adottarono comportamenti relativamente austeri; non esibivano la loro ricchezza, anzi, quasi la nascondevano.

Tutto questo appartiene al passato. Negli ultimi decenni è stato adottato esplicitamente e pubblicamente l’atteggiamento opposto. C’è un’esibizione oscena della ricchezza da parte dei capitalisti: alcuni di loro credono così di incitare la classe media ad aspirare alla stessa condizione. E’ stato smantellato per quanto possibile tutto ciò che fu conquistato dai lavoratori, inclusi molti dei diritti acquisiti in molti anni di lotta. E tanto i capitalisti come i loro amministratori si rendono conto dei danni enormi che stanno causando all’ambiente e alla gente con ciò che producono o fanno… ma non accettano alcun freno morale alla loro brama di guadagno.

Il Messico è campione mondiale nel consumo individuale di bibite: più di 160 litri all’anno. Poiché molte e molti non ne bevono mai, c’è chi ne beve due litri al giorno. Ci sono numerose prove dei loro effetti nocivi per la salute e per l’economia popolare, per esempio per il contributo che danno ai casi di diabete e obesità, soprattutto infantile, che sono in costante aumento. Chissà se il Presidente potrebbe mettersi alla testa di una grande campagna nazionale per curare questa dipendenza, fino a giungere alla messa al bando totale della produzione e vendita di questi prodotti tossici, così che possiamo riappropriarci delle nostre tradizioni di acque fresche o acqua pura, del nostro modo di avere sete invece di una dipendenza?

Il nostro palato viene educato fin dall’infanzia a consumare più zucchero del dovuto e quanta più spazzatura possibile. Bambini e bambine rifiutano ormai il cibo sano per consumare quotidianamente ciò che fa loro male. Chissà se il Presidente potrebbe mettersi alla testa di una grande campagna nazionale per estirpare questo cancro che ci fa ammalare fin da piccoli e per chiudere i negozi che si dedicano con passione a fomentare questo vizio?

Galeano ha scritto che, in questi anni di paura globale, chi non ha paura della fame, ha paura di mangiare. Milioni di persone vanno a letto a stomaco vuoto, perché non hanno accesso a cibo sufficiente. E tutti gli altri mangiano prodotti che non nutrono e che hanno effetti tossici. Ci sono duemila chilometri tra il luogo di produzione e la tavola statunitense, e ciò richiede che i prodotti siano riempiti di sostanze chimiche perché si conservino. In Messico consumiamo già pere che arrivano dal Cile. Modelli generalizzati di consumo come questo aggravano la situazione. Chissà se il Presidente potrebbe mettersi alla testa di un’ampia campagna nazionale per recuperare il nostro cibo, fino al punto di proibire del tutto la produzione e la vendita di alimenti tossici o spazzatura, prodotti che non nutrono ma che si vendono come se lo facessero per mezzo di pubblicità fallaci e disinformazione?

Sono domande retoriche. Il Presidente non si metterà alla testa di nessuna di queste campagne o di altre simili, per esempio sulla salute, per quanti argomenti e dati si accumulino sulla sua scrivania sull’importanza e la pertinenza di organizzarle per il benessere della gente, in particolare dei più poveri. Dovrebbero essere una priorità assoluta nel suo piano di governo per affrontare i mali che ci opprimono. L’impatto di campagne del genere sulla vita quotidiana di ampi strati della popolazione sarebbe molto superiore a quello di tutti i trasferimenti finanziari che sono in corso, che tra l’altro stimolano questi consumi dannosi. Tali campagne creerebbero la possibilità reale di tornare a produrre il nostro cibo, sano e saporito…

Non lo farà. E non tanto perché non voglia danneggiare in alcun modo il capitale, neanche con un petalo di rosa (anche se in parte è così), ma piuttosto perché sembra convinto che la cura di tutti i nostri mali sia darci dosi maggiori di ciò che li provoca. Vuole portare più sviluppo capitalistico nel sud-est, sia ai maya che agli abitanti dell’istmo, con la certezza che così vivranno meglio. Non riesce a capire che in questo modo si corrompono i nostri modi di vivere e si corrompe l’intera società, poiché è qui il principio di ogni corruzione.

Una vasta maggioranza applaude la sua lotta quotidiana contro le corruttele che hanno invaso in questi anni fino all’ultimo cantuccio della società e del governo. Le sue misure e le sue politiche al riguardo ricevono un appoggio piuttosto generalizzato. Ma è tempo che si accorga che non tutto è huachicol [ndt – In origine, bevanda alcoolica di scarsa qualità. Il termine oggi è utilizzato per alludere al combustibile rubato, adulterato e venduto sul mercato nero]. Che anche se riuscisse a estirpare quei mali, le forme peggiori della corruzione resteranno al loro posto.

Fonte: “Corromper”, in La Jornada, 6 maggio 2019

Traduzione a cura di camminar domandando