
L’ovvio gioco di parole è diventato popolare. Non dimentichiamo che despeñadero significa anche precipizio e rischio.
Il primo compito sarà cancellare l’eredità di Enrique Peña Nieto e dei suoi complici. Ad alcune forme di corruzione si porrà rimedio fin dal primo giorno. Per altre ci vorrà molto di più della scopa che spazza dall’alto. E sarà ancora più difficile liquidare strutture e norme costruite per il saccheggio.
Il primo luglio sta facendo dimenticare la lezione che avevamo imparato bene: non possiamo confidare nel sistema elettorale. Ricadere in questa superstizione non solo implica l’idea che si tratti di un procedimento adeguato per esprimere la volontà collettiva, ma presuppone anche la fiducia che gli eletti rispetteranno questa volontà… e che lo faranno a partire da apparati putrefatti e contro-produttivi, costruiti per ingannare e controllare.
Il nuovo presidente riconosce che la speranza in una trasformazione non dipende da quello che lui potrà fare con questi apparati, anche se riuscirà a ripulirli da cima a fondo. Dipende dalla gente. Allora deve capire che le sue decisioni che si concretizzeranno nei prossimi giorni gli daranno sostegno popolare… ma non capacità di cambiamento. Non la potrà ricavare neppure dalla consultazione dei cittadini, se continua ad inficiarla. Quella sull’aeroporto, intrappolata in restrizioni tecniche e politiche, ha facilitato politicamente la sua decisione di compromesso. Ma le consultazioni della settimana scorsa servono soltanto ad alimentare l’illusione che decisioni molto discutibili godano dell’appoggio popolare.
Stanno succedendo fatti inquietanti. Il 28 novembre otto deputati di Morena hanno preso la parola al Congresso di Oaxaca per denunciare che alcuni dei loro compagni si erano accordati sottobanco con il governatore per far avere incarichi chiave al PRI. È entrato in funzione il PRIMOR? [ndt – PRIMOR è un gioco di parole che combina le abbreviazioni PRI (il Partito Rivoluzionario Istituzionale, a cui appartiene Peña Nieto) e MORENA (Movimento di Rigenerazione Nazionale, il partito di López Obrador). Di fronte all’idea promossa dai sostenitori di López Obrador che la sua ascesa al potere costituisce la “Quarta Trasformazione” del Messico, si suggerisce invece che la vittoria di López Obrador potrebbe segnare una quarta trasformazione, non del Messico ma del PRI]. È un’eccezione o sarà la nuova regola? Si cerca di creare un sostituto del cadavere che è stato seppellito il primo di luglio e di ricostruire il regime che si vuol lasciarsi dietro le spalle? Andiamo verso il baratro?
La tenacia di Andrés Manuel López Obrador (AMLO) deve essere affiancata dall’impressione che è un uomo di parola, che fa quello che promette. Molte critiche alle sue recenti decisioni e dichiarazioni lasciano intravedere illusioni e smanie dei suoi sostenitori, non impegni di AMLO. E alcune delle sue decisioni più impopolari e criticabili non fanno che prendere atto con realismo del ridottissimo margine di manovra entro cui si muove il potere pubblico nelle circostanze attuali, in Messico o in qualsiasi altro paese. Per questo è da miopi affidarsi ad esso per quello di cui c’è bisogno, indipendentemente da chi lo dirige.
Quelli che lottano per difendere il proprio territorio di fronte alle concessioni minerarie possono comprendere il ragionamento di AMLO, secondo cui la loro cancellazione avrebbe un costo insostenibile. Ora aspettano che mantenga la parola pronunciata a Puebla, quando ha affermato che avrebbe costellato di piccole pietre la strada delle compagnie minerarie in modo che se andassero da sole. Di fatto, basterebbe che rispettasse le pietre che le popolazioni mettono su questa strada. Diverse compagnie minerarie si sono ritirate a causa di questa resistenza. È ora di sostenere quelle popolazioni invece di continuare ad aggredirle, è ora che i funzionari smettano di agire come difensori delle grandi imprese.
La cartina tornasole è quello che succederà nell’Istmo e nello Yucatán. AMLO perde la calma e la ragionevolezza di fronte a critiche ben fondate a progetti in cui continua a impegnarsi. I bagni di folla a cui pone di fronte i suoi critici servono per fare propaganda elettorale, non per governare. Molte e molti avranno fiducia nelle sue promesse, ma incontrerà una ferma resistenza a progetti in cui il suo giudizio sembra inquinato. Come spiegargli che cancunizzare la penisola è un oltraggio brutale alla gente? [ndt – Cancún è una città turistica della penisola dello Yucatán. L’allusione è al discusso progetto di costruzione di una linea ferroviaria di interesse turistico e commerciale attraverso la penisola, da Cancún a Palenque] Come fargli capire che l’Istmo non vuole la croce del corridoio [ndt – il corridoio logistico fra i due oceani] e ha altre alternative? Cancellare progetti come questi non ha il costo dell’annullamento delle concessioni. Basta aprirsi realmente alla gente.
Ci sono altri segnali inquietanti. Quando più di centomila contadini sono arrivati mercoledì scorso nel cuore di Città del Messico per sostenere il nuovo governo, né il nuovo ministro dell’agricoltura né i dirigenti del settore agricolo hanno detto una sola parola sull’atroce legge agraria che Morena ha presentato al Senato. Questo atto sembra un’anticipazione di dispositivi come quello che nel 1992 ottenne che le organizzazioni contadine appoggiassero la controriforma agraria di Salinas. Questo sarebbe governare con il popolo? Consultazioni e mobilitazioni truccate?
L’opera della Rivoluzione, in cui confida il nuovo presidente, non consiste nel settore pubblico, petrolifero, dell’elettricità e dei servizi, o nella pura crescita economica. È soprattutto creare relazioni sociali. Quelli che difendono territori dei propri antenati, riconosciuti dalla Rivoluzione, non sono disposti a cederli né a metterli al servizio di coloro che oggi si sentono padroni del paese. In definitiva, sarà la gente a determinare la rotta di questo paese devastato e in rovina. Se si riesce a trasformare l’entusiasmo popolare che in questi giorni si esprime per le strade e nelle piazze in capacità organizzata per cambiare le cose, non per applaudire e appoggiare, e questa capacità si unisce a quella dei popoli, sarà possibile nutrire speranze.
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Traduzione a cura di Camminar domandando
Fonte: “Despeñadero”, La Jornada, 3/12/2018