di Gustavo Esteva
Siamo nell’anticamera. Ma non è chiaro anticamera di che cosa.
L’orientamento della politica pubblica che partirà fra un paio di settimane potrebbe chiamarsi neoliberismo di sinistra (in Messico, l’1 dicembre il presidente eletto assumerà l’incarico, ndt). Ha precedenti nella recente evoluzione politica latinoamericana, ma il suo senso e la sua portata sono confusi.
Questo orientamento rafforza apertamente il modello capitalista di vita sociale. Un operaio metallurgico, diceva Lula con orgoglio, sta realizzando la maggior capitalizzazione della storia del capitalismo (Proceso, 1770, 3/10/10). Fin dal Consenso di Washington si cerca la stabilizzazione macroeconomica, ratificata più e più volte da ogni presidente eletto, insieme alla liberalizzazione del commercio e agli investimenti e all’espansione delle forze del mercato nell’economia interna.
Tale orientamento si serve di progetti della Banca Mondiale per programmi sociali volti a ridurre la povertà estrema, con interventi individualizzati che consistono in trasferimenti monetari, in parte legati all’educazione e alla salute, che isolano il povero dalla sua rete comunitaria
Lula esaltò Velasco (governatore del Chiapas dal 2012 al 2018, ndt) per i programmi messicani simili alla sua Borsa Famiglia (un piano di sussidi alle famiglie povere avviato da Lula nel 2003, ndt). A questi programmi attuali, il nuovo governo aggiungerà migliori pensioni per i vecchietti e borse per i giovani, sempre sulla stessa linea. La capitalizzazione promossa dai governi progressisti, dopo lo smantellamento che ebbe inizio con il cosiddetto aggiustamento strutturale degli anni ‘80, venne celebrata da un ampio settore della sinistra. In Brasile la sinistra applaudì il Programma di Accelerazione della Crescita di promosso da Lula e la sua alleanza con imprenditori e società transnazionali sviluppiste, molto simili a quanto si sta preparando qui da noi.
Questo neoliberismo viene definito di sinistra perché rafforza lo Stato, invece di ridurlo.
Il primo compito consiste nel ripulirlo. In questo sono falliti i governi progressisti dell’epoca recente, infettati dalla corruzione; si spera che López Obrador segni una differenza reale rispetto ad essi, e che la sua scopa spazzi efficacemente l’attuale porcheria, iniziando dall’alto.
Il rafforzamento dello Stato cerca, inoltre, di regolare il capitale, proteggendolo dai suoi eccessi che ovunque stanno uccidendo la gallina dalle uova d’oro, come ha detto Soros già 20 anni or sono. La decisione di cancellare il corrotto, distruttivo e aberrante progetto dell’aeroporto è un segno di questo orientamento, sebbene le proposte alternative non siano assolutamente soddisfacenti.
Lula diceva che le sue politiche erano tutto quello che la sinistra sognava (La Jornada, 3/10/10). Questo lo si dice di AMLO: che finalmente si realizzeranno i sogni della sinistra, che fin dal 1968 si erano adattati al gioco elettorale. Però dobbiamo affrontare la realtà, invece di gestire illusioni. Dobbiamo vivere il cambiamento, invece di consegnarci all’ingegneria sociale, come indicò già tempo fa Ivan Illich.
In nome delle alte finalità che dichiaravano di perseguire, i dirigenti progressisti posposero e marginalizzarono la giustizia sociale e la protezione dell’ambiente. Il nuovo governo ha già questo marchio. La sua miscela di illusioni e di ingegneria sociale elude alcuni fatti fondamentali.
Sarebbe illogico sottostimare i giri di López Obrador attraverso il paese e la sua rimarchevole tenacia. Parlano a suo favore le reazioni risentite e pedanti della destra illuminata –Bartra, Castañeda, Aguilar Camín, Zaid…
Contano le sue capacità politiche e le sue inclinazioni personali, quello che sente nel suo cuore colui che già si considera l’uomo della nazione. E tuttavia …
Sono evidenti le pressioni che eserciteranno coloro che si ritengono i padroni del paese e non vedono in AMLO un servitore così devoto e affidabile come i suoi predecessori. Suona molto bene che si lavi le mani dell’iniziativa delle commissioni bancarie, adducendo che rispetterà la divisione dei poteri e le decisioni del suo partito. Però non può lavarsele nei confronti di quello che sta emanando dalla sua fazione … e dalla sua stessa bocca.
Il medesimo senatore che sfidò le elite finanziarie con le commissioni bancarie ha proposto una legislazione agraria dalla quale Morena (il nome del suo partito, ndt), e non solo lui, traggono denaro: è l’opposto di quello che proclamano. Il documento è atroce. L’iniziativa agisce apertamente contro gli interessi dei popoli indigeni e contadini per continuare a consegnare la terra al capitale, come Magdalena Gomez e Ana de Ita hanno già analizzato su queste pagine.
Come la Rete dei Danneggiati dall’Attività Mineraria ha segnalato in un suo comunicato alla stampa, la reazione del senatore di fronte alle critiche all’iniziativa non solo fu ignorante e ingannevole; ha manifestato anche superbia e incapacità al di dialogo. Ma il male viene da più lontano. Nel Progetto Alternativo di Nazione che Morena ha registrato all’INE (Istituto Nazionale Elettorale, ndt) si accenna appena al mais e si affronta il tema in modo equivoco e falso, con profondo disprezzo per i popoli indigeni e contadini e per l’ambiente. E’ chiaramente lo stesso disprezzo che si manifesta per i popoli dello Yucatan o dell’Istmo con il Treno Maya o il Corridoio Trans-istmico. [mega-progetti infrastrutturali, ndt]
L’anticamera nella quale ci troviamo può essere quella dell’inferno … come al solito pavimentata di buone intenzioni.
traduzione a cura di Camminar domandando
