Pare che i Cinque abbiamo attirato l’attenzione generale, per convincerci che non c’è niente di più importante che votare nel modo giusto il primo luglio, che quel giorno potremmo precipitare nell’abisso o saltare di gioia… Come sempre, le apparenze ingannano. La palla è nel nostro campo, non lassù. Tocca a noi fare quello che manca.
Solo El Bronco1 chiede che i tre poteri siano suoi complici nel generalizzato taglio delle mani ai corrotti, anche se tutti i Cinque vorrebbero che mani, teste e cuori di tutte e tutti fossero legati, tranne che per votare: ci vogliono immobili, rapiti dalla speranza che il vincitore delle elezioni ci salvi dal disastro in cui siamo.
I Cinque sono intrappolati nelle maschere costruite da ciò che ciascuno ha detto o fatto e da ciò che di ciascuno è stato detto o fatto. Vivono nella contraddizione.
Come potrebbe Meade2 prendere radicalmente le distanze dal PRI, che genera per lo più avversione e lo mantiene al terzo posto, e al tempo stesso mobilitare tutta la forza dei militanti del PRI perché mettano in campo tutte le trappole e le coercizioni usuali, sapendo che quello sarebbe il solo modo per vincere?
Come potrebbe la Zavala3 smettere di essere la moglie di Calderón, che la seguirà tenendo lo strascico?
Come può El Bronco smettere di essere se stesso per uscire dal 3%?
Come può Anaya4 essere allo stesso tempo il ragazzo d’oro e vestire i panni peggiori del PAN e del PRD? Come può attaccare il sistema con ferocia e difenderlo con passione senza che tutti si rendano conto di ciò che fa?
Come può AMLO5, senza arrendersi, liberarsi del marchio a lui affibbiato di pericolo per il Messico, o come può arrendersi – perché lo lascino correre fino alla fine – senza tradire quelli che credono in lui?
Gli specialisti si spremono le meningi cercando di spiegare la stabilità dei sondaggi, nonostante gli alti e bassi delle campagne. Li preoccupa soprattutto che AMLO abbia ancora quasi la metà dei consensi elettorali, nonostante la campagna contro di lui e i trionfi apparenti o reali degli altri. Ci sono vari fattori che spiegano questo risultato. La maggioranza della gente non ne può più della situazione attuale e incolpa dei suoi mali un sistema di cui AMLO non farebbe parte. Milioni di persone, che per oltre una decade hanno visto in AMLO un’alternativa e si aggrappano alla speranza che si metta alla testa del cambiamento, ne stanno contagiando altre. Per questi milioni, niente di ciò che si possa dire o non dire cambierà quello che credono. Si diffonde così la sensazione che sì, questa volta ce la farà, e corrono voci che questa volta la gente non permetterà frodi, e che provarci sarebbe la scintilla che scatenerebbe l’incendio. Dato che non si tratta di una prospettiva assurda, ci sono rimescolamenti e riconsiderazioni che avranno effetti sull’evoluzione di maggio e giugno e naturalmente sui comportamenti del primo luglio.
Questa evoluzione nasconde diversi pericoli, ma non dobbiamo permettere che ci distragga da ciò che dobbiamo fare qui in basso, tra noi. Dobbiamo adottare la visuale di ognuno, di ogni gruppo, di ogni luogo, e partire da lì per dare forma al compito che ci aspetta: capire bene quello che succede e fare tutto il necessario per prendere la questione nelle nostre mani.
Molta gente voterà e crederà che il paese abbia un nuovo governo. Ma ogni volta è più difficile dare un senso qualsiasi alla realtà di ciò che continuiamo a chiamare paese. Quelli che si contendono il potere sembrano convinti di riuscire poi a governarlo. Ma basta ascoltarli per rendersi conto che si tratta di vuota retorica. Non si capisce di cosa parlino quando si riferiscono al paese che vogliono governare, e ciò che vorrebbero fare di esso, se vincessero, sembra sempre più etereo e irrealizzabile. Non interessa discutere di alternative, come se ci fossero. Quello che è necessario è recuperare il senso, i sensi, e concepire e realizzare quelle azioni che ciascuno, nel suo contesto, con il suo gruppo, con la sua organizzazione, può mettere in pratica, a seconda delle forme specifiche che assumono in ogni luogo la spoliazione, l’aggressione, la distruzione, così come la resistenza e la ribellione.
La creazione del Messico è stata sfortunata. E’ stato concepito come Stato anche se eravamo molte nazioni. L’ossessione di trasformarlo in Stato-nazione, la forma politica preferita dal capitalismo, che ha assicurato la sua espansione, è stata molto perniciosa. Il sistema educativo fu creato per de-indianizzare gli indigeni, per spogliarli della loro cultura, e c’è riuscito con milioni di loro. Questo intento persiste. Secondo Cárdenas, “il nostro problema indigeno non è conservare l’indigeno come indigeno, né rendere il Messico più indigeno, ma ‘messicanizzare’ gli indigeni”. Così sono andate le cose fino a oggi. Ma gli indigeni, che esistevano prima che arrivassero gli spagnoli e che fosse creato lo Stato messicano, sono riusciti a sopravvivere. Il loro modo di essere e di vivere, radicato in un proprio territorio e in una propria cultura, diviene fonte di ispirazione e speranza nel momento attuale, in cui il capitale globalizzato smantella tutti gli stati-nazione e non resta più molto di ciò che chiamavamo Messico.
E’ importante riconoscere la natura globale dell’ondata di spoliazione, l’immenso impeto distruttivo del capitale globalizzato. Ma l’orizzonte delle resistenze e ribellioni, e dell’azione reale e concreta per affrontare l’orrore e costruire qualcos’altro, è locale e ben radicato al suolo, sensoriale, nostro…
Traduzione a cura di Camminar domandando
Testo originale: Gustavo Esteva “Lo que sigue”, in La Jornada 07/05/2018
1Jaime Heliodoro Rodríguez Calderón, uomo politico e ingegnere messicano conosciuto con il soprannome di «El Bronco».
2José Antonio Meade Kuribreña è un politico di lungo corso del PRI, Partito Rivoluzionario Istituzionale
3Margarita Zavala Gómez del Campo, moglie di Felipe Calderón a sua volta uomo politico, si presenta da indipendente.
4Ricardo Anaya Cortés, 39 anni, si presenta candidato del Partito Nazionale d’Azione (Pan).
5Andrés Manuel López Obrador, 53 anni, è un politico e scrittore messicano di sinistra.
