Non tutti riescono a uscire dalla propria zona di sicurezza. Non sentono il rumore e l’odore della tormenta; credono che sia un acquazzone passeggero. Ma in basso si sta diffondendo un altro stato d’animo.
L’incredibile giro elettorale compiuto dalla portavoce del Consiglio Indigeno di Governo, un giro senza precedenti per il numero e la qualità degli incontri, spesso in comunità che nessuno prima d’ora aveva visitato per un dialogo politico, è stato l’opposto dell’andazzo omogeneo delle campagne in corso. In ogni luogo è stato diverso. Non ci sono discorsi ingessati, né dalla parte degli oratori né da quella dei presenti. Non ci sono modelli di partecipazione o di comportamento. Non ci sono regole. Ma ci sono alcune costanti. Due sono di particolare rilievo.
La prima, forse la più notevole, è la presenza e la partecipazione delle donne. Sono sempre in prima fila e sono sempre colme di fermezza e di decisione. Sanno quello che stanno facendo, quello che affrontano, sono consapevoli della radicale anomalia di ciò che sta avvenendo. Marichuy è il simbolo evidente di una chiara decisione politica, di un’intenzione esplicita; il giro elettorale le ha dato piena legittimazione. Rappresenta una forza che esce dal profondo della società messicana, che finalmente riconosce l’urgenza della lotta anti-patriarcale.
La seconda costante, che colpisce in modo particolare, è lo spirito allegro e festoso degli incontri. Non c’è stato un luogo in cui non sia stato menzionato l’orrore. Ogni evento dà il via a una cascata di denunce dell’espropriazione, della violenza, della continua aggressione. Non si nascondono le emozioni corrispondenti: la rabbia degna, il dolore, il lutto. Ma non c’è un luogo in cui non si manifesti uno spirito di allegria, che non si esprime soltanto secondo le modalità locali: zanqueros che ballano, pagliacci, bande musicali… Si esprime soprattutto nel gioioso atteggiamento generale, pieno di coraggio entusiastico. Sembra che tutte e tutti si rendano conto di quello che sta avvenendo. Che tutte e tutti siamo uniti, decisi ad andare avanti.
Un articolo di Tamara Pearson, pubblicato da Truthout l’8 febbraio (“I mille modi in cui il Messico cerca di fermare una donna indigena candidata alla presidenza” – http://www.truth-out.org/news/item/ 43459-the-many-ways-mexico-is- trying-to-stop-an-indigenous-woman-candidate-for-president), denuncia con precisione e rigore, per il pubblico statunitense, gli incredibili ostacoli che sono stati opposti alla candidatura di Marichuy. L’autrice racconta anche, quasi con sorpresa, le ingegnose modalità che i gruppi che la sostengono hanno messo in atto per aggirarli. Razzismo, sessismo e classismo, una brutale discriminazione, si sono manifestati non solo nell’apparato elettorale, fra le autorità e nei partiti, ma anche in certe fasce della società che in genere dissimulavano ciò che purtroppo è ancora presente nei loro cuori.
La tormenta imperversa, anche se molti non vogliono vederla. Da quando è stata annunciata, la zona economica speciale dell’Istmo di Tehuantepec ha provocato una forte resistenza. La gente ha ben chiaro quello che significa, è consapevole del modo in cui si cerca di distruggere le sue forme di vita, le sue tradizioni e i suoi territori a vantaggio di pochi. Sa che dalla parte del progetto stanno le autorità, le corporation e i partiti, tutti. AMLO, ad esempio, la utilizzerebbe per realizzare finalmente il progetto di Porfirio Díaz di creare un complemento del canale di Panama. E la gente si prepara a questa eventualità. Il collettivo Geocomunes e REMA (Red Mexicana de Afectados por la Minería) hanno pubblicato alcuni mesi fa uno splendido volantino che sta circolando ampiamente, prodotto dal Comité Ixtepecano en Defensa de la Vida y el Territorio, che sulla questione ha organizzato anche il forum che si è tenuto il 19-20 agosto a Ciudad Ixtepec (http://geocomunes.org/Analisis_PDF/ Folder%20Istmo%20ZEE.pdf).
Autorità che mancano di legittimità e di potere politico ricorrono alla forza quando vogliono imporre la propria volontà nonostante tutto. L’abbiamo appena visto nell’Istmo. Qui si potrà verificare che cosa significa la Legge sulla Sicurezza Interna. Rendendosi conto che la zona economica speciale non si può instaurare in forma pacifica e democratica, il governatore Murat ha sollecitato l’intervento dell’esercito, che le autorità federali hanno immediatamente concesso. L’Istmo di Tehuantepec è già diventato una zona militarizzata speciale.
Non si tratta di una zona qualsiasi. È stata la più duramente colpita dalle scosse di terremoto dello scorso settembre. Soltanto una settimana fa, un uragano con venti fino a 250 km all’ora ha smantellato molti ricoveri provvisori riparati da teloni impermeabili. Tutto prosegue molto male, ha dichiarato una funzionaria di Oxfam Messico che ha visitato la zona. Le condizioni degli abitanti continuano ad essere precarie, l’aiuto promesso non è arrivato (Noticias, 8/2/18). Secondo quelli che hanno compiuto il monitoraggio, il recupero può richiedere 10 anni.
Per approfondire la spoliazione sistematica dell’area, come di tutto il paese, per imporre ciò che nessuno vuole e impedire che con la ricostruzione si rigeneri il tessuto sociale e si ottengano profonde trasformazioni politiche, le autorità non hanno ormai altra scelta che la forza. Così si delinea sempre più chiaramente il carattere della tormenta che è in corso.
L’associazione civile che si è costituita per appoggiare la proposta del Consiglio Nazionale Indigeno si chiama: “È venuta l’ora della fioritura dei popoli”. Certamente. È venuta.

Traduzione a cura di Camminardomandando

testo originale: “Llegó la hora”, in La Jornada, 12/02/2018