Rifugiati nel loro cantuccio, governanti sconcertati e patetici cercano la via d’uscita al loro predicamento impossibile: non possono disconoscere né riconoscere la propria ignominia, il fatto che le loro forze di sicurezza hanno agito a Nochixtlán, come ad Ayotzinapa, come bande di criminali. La formula logora del capro espiatorio non funziona più. La campagna mediatica produce effetti contrari a quelli desiderati. Disperati, sembrano disposti a lanciarsi nel precipizio, a qualunque costo. E questo sarebbe un costo enorme per tutti.
Martedì 21, nella cerimonia funebre di uno dei ragazzi assassinati a Nochixtlán, figlio di un maestro, responsabile della sanità nel cabildo di Apazco, sentivamo tutti il dolore della famiglia. Ancor più ci ha commosso la riflessione del padre. Si, questo era il prezzo che dovevamo pagare. Ma la lotta deve continuare, la lotta non può arrestarsi qua. Non sono i primi morti, né saranno gli ultimi. E’ così. Nella lotta stiamo imparando cose così.
Due giorni dopo, in una riunione di produttori contadini nella Mixteca, la discussione è stata molto veemente. E’ rimasto in sottordine il motivo che li aveva riuniti. Sentivano come propria l’aggressione ai maestri, ma non si mobilitavano per pura solidarietà. Erano giunti al limite. Era il momento di lottare per sé, per la propria sopravvivenza, convinti che uniti sarebbe possibile cambiare uno stato di cose intollerabile.
Si moltiplicano i fronti di lotta con modalità e stili assai diversi. La Mixteca e Monterrey non sono la stessa cosa. Ciò che appare chiaro è che la lotta dei maestri articola malcontenti generalizzati che cercano il modo migliore di esprimersi.
Governi, medios de paga, impresari, i cosiddetti poteri fattivi, continuano a gridare al cielo le sfide che affrontano. Cercano ragioni e pretesti che giustifichino il pugno duro a cui preparare l’opinione pubblica. Alcune persone comuni condividono la loro esigenza di ristabilire l’ordine.
Dall’alto si insiste così che il tempo si esaurisce e urge ridare la tranquillità ai milioni di cittadini coinvolti. Come sia stata perduta, lo nascondono sotto il tappeto. I maestri cercarono in tutti i modi possibili una soluzione prima di giungere all’attuale situazione. Tre giorni prima delle elezioni dello scorso anno, il governo interruppe il negoziato e si rifiutò di riprenderlo fino a quando Nochixtlán non li ha obbligati a farlo.
Nell’agenda ufficiale del dialogo c’è Nochixtlán, dove il governo pretende di compensare il danno con rimborsi esclusivamente economici. Può arrivare a problemi di lavoro come i licenziamenti arbitrari, le riduzioni e trattenute sui salari , fino ai prigionieri politici e altre sopraffazioni. Ma nulla di più, nulla sul cuore del problema. Non capiscono la reazione della gente, Quando una delle vittime di Nochixtlán dice che eravamo sul luogo degli avvenimenti perché riteniamo che questa riforma deve essere cancellata, sentono il bisogno di attribuire questo comportamento alla manipolazione, a motivi ideologici e, come in Chiapas, all’ingerenza di gruppi estremisti. Non vogliono prendere atto della realtà.
Le autorità stanno riesumando il peggio delle lezioni alla mobilitazione di 10 anni or sono. Creando nel 2007 la commissione investigatrice di quanto accaduto a Oaxaca, la Corte Suprema si disse consapevole che i corpi di polizia colpirono fisicamente un gran numero di persone in modo crudele e inumano, causando feriti, torturati e morti, e affermò che si era prodotta una sospensione di fatto delle garanzie costituzionali. La Corte sembrava interessata a fare giustizia. Ciò che fece, invece, fu riconoscere l’impunità dei colpevoli. Le sembrò che l’impiego della forza pubblica fosse legittimo… sebbene tardivo: avrebbero dovuto fare prima ciò che fecero. Contro il proprio statuto e le proprie parole, la Corte decretò che le autorità possono e devono violare le garanzie costituzionali.
Le autorità vogliono oggi ripararsi dietro questo paravento. Lasciano liberi così tutti i nostri demoni. Di fronte al disastro che si profila, la fonte della speranza può consistere nella possibilità che la gente stessa eserciti dal basso la capacità di governo,constatando che in alto questa capacità si è persa. Si sono già mossi i primi passi in questa direzione, come dimostrano i cambiamenti nella strategia della mobilitazione.
Cittadini e cittadine comuni, sulle barricate come tra dirigenti della CNTE, dobbiamo assumere decisioni di governo. I maestri di Oaxaca possono impegnarsi a implementare il loro Programma di Trasformazione dell’Educazione, con il suo sensato sistema di valutazione e le sue innovazioni pedagogiche. Cominceremmo così a prescindere dall’inerzia delle burocrazie corrotte della SEP (Segreteria di Educazione Pubblica, ndt) sul contenuto e sulle forme del processo educativo.
In ogni caso, sarebbe suicida continuare a chiedere le pere all’olmo, sperando che queste classi politiche facciano ciò che devono. Tocca a noi tutti e noi tutte. Farlo in questa circostanza critica ci servirà di esperienza per quanto seguirà.
Gustavo Esteva
traduzione a cura di camminardomandando
