Giovanni Pandolfini
settembre 2025

Non ero amico di vecchia data di Aldo, ci siamo conosciuti solo una decina di anni fa o poco più. Aldo si era interessato a Genuino Clandestino e, da studioso e curioso dei movimenti popolari quale era, condivideva con noi idee che, in qualsiasi forma, portassero avanti pratiche contrarie all’ossessione dello sviluppo sia industriale che agricolo e anche in tutti gli altri aspetti della vita.
Quello sviluppo che ignora gli esseri viventi per seguire il mondo delle merci, del denaro, sacrificando, in loro nome, relazioni, ecosistemi e la vita stessa su questo pianeta.
I nostri sentieri non potevano che incrociarsi.
Io ero già allora attivo dentro la rete di GC ed ebbi modo di incontrare più volte Aldo in occasione di iniziative da lui organizzate con personaggi importanti del mondo amerindio (non gli piaceva usare l’espressione “America Latina”).
Più volte su sua sollecitazione ho partecipato con lui a incontri e seminari dove ho avuto la fortuna di conoscere persone come Hugo Blanco, Raúl Zibechi, Oscar Oliveira e altri attivisti ed esponenti del mondo indigeno dei quali lui organizzava frequenti viaggi in Italia.
Contemporaneamente Aldo mi ha fatto anche conoscere il pensiero di Ivan Illich. Figura di riferimento nella sua vita e poi anche nella mia.
Sempre attraverso Aldo ho potuto conoscere ed apprezzare gli scritti di Gustavo Esteva con la sua Università della terra e il legame forte con il mondo Zapatista.
Aldo, come Gustavo Esteva, è stato amico di Illich, e ognuna delle loro azioni, negli ultimi decenni delle loro vite legate da una profonda amicizia, si sono ispirate al suo pensiero.
È stato di grande insegnamento per me coltivare questa amicizia sincera e di reciproca stima.
Una volta, in pieno periodo pandemico ci recammo insieme in macchina a trovare dei comuni amici in Liguria. Avevamo da fare qualche ora di strada sia all’andata che al ritorno.
Aldo mi propose di utilizzare questo tempo: all’andata avrei raccontato a lui tutta la mia vita e al ritorno lo avrebbe fatto lui. Così, semplicemente per il gusto di conoscersi e di praticare quello di cui più abbiamo bisogno, l’amicizia, la complicità, la condivisione di idee e speranze.
È proprio così che mi ricordo di Aldo, sinceramente interessato all’altro e pieno di vita.
Ci siamo visti per l’ultima volta pochi giorni prima della sua morte.
È stata una bellissima giornata, con tanti amici, piena di chiacchiere, scambi di sguardi, sorrisi ed idee e, alla fine stanchi ma soddisfatti, ci siamo salutati con un abbraccio e un breve riepilogo sul da farsi per le prossime iniziative da organizzare e vivere insieme.

Giovanni Pandolfini