Stefania Consigliere e Cristina Zavaroni
settembre 2025
Ci sono sequenze di avvenimenti che, per quanto casuali, colpiscono come se fossero segni, come indicazioni di direzione.
Il primo a parlarmi di Aldo era stato Piero Coppo, ormai molti anni fa: si erano incontrati intorno a un libro sulle cosmovisioni andine, tradotto da Aldo, e intorno alla possibilità che i “mondi altri” abbiano molto da dire nel disastro della modernità. Da allora ho seguito da distante il suo lavoro, in uno scambio lento e dolce di email finché, lo scorso mese, ha invitato Cristina e me a un incontro sotto il Tiglio di Gragnano, nella sua casa nella campagna lucchese.
Talmente tante, e belle, le persone che hanno respirato sotto quell’albero centenario da indurci molta timidezza. Al nostro arrivo, sotto un acquazzone estivo, troviamo Aldo in mezzo ai suoi: la moglie Brunella, le figlie, le compagne e i compagni con cui da tempo progettava una zattera per navigare il disastro globale. La sua casa somiglia così tanto – per struttura e atmosfera – a quella di Piero, che ci sembra di esserci già state molte volte. Quella di Aldo è un’ospitalità generosa, allegra. Sta leggendo nuovi autori, vuole che le parole stampate siano sempre leggibili da tutti e che le ricerche abbiano una svolta pratica, perché non c’è più tempo da perdere. E ci colpisce la diversità delle persone riunite intorno a lui, una molteplicità di prospettive che è, già di per sé, una garanzia.
Questo succedeva l’ultimo sabato di agosto. Il primo giovedì di settembre arriva la notizia della sua partenza. Lui vivo, siamo state le ultime ospiti a sedere sotto il Tiglio. Non so cosa significhi, ma oggi, per salutarlo, vorrei dire quel che di Aldo mi ha messo più allegria: Aldo era vecchio. Vecchio come gli anziani contadini che vedevo da bambina, al paese, seduti sulle panchine nei pomeriggi d’estate o nei campi al mattino presto: con poco udito e più lenti nei movimenti delle gambe, smagriti nei loro vestiti buoni comprati decenni prima, e con occhi vivi, sguardi attenti sul mondo intorno a loro, aperti al sorriso. Alcuni erano stati partigiani. Vecchio come le donne, anche loro contadine, e alcune partigiane, che continuavano fino all’ultimo giorno a tessere ecologie sociali complesse, ad accendere stufe, a far crescere i piccoli. Vecchio come s’invecchia in cima alle Ande, o nel profondo della selva. Come il tiglio. Come quando, sul sedimento dei decenni già trascorsi, la vita ancora fluisce ampia, maestosa.
Buon viaggio, Aldo.
Stefania Consigliere e Cristina Zavaroni