Lo scorso 13 ottobre migliaia di honduregni hanno lasciato a piedi San Pedro Sula, diretti verso gli Stati Uniti. La stampa internazionale, le organizzazioni per i diritti umani, le Nazioni Unite e i governi di tutto il mondo hanno improvvisamente guardato verso l’Honduras, ma continuano a non vederlo.
Gli honduregni da decenni allertano la comunità internazionale sulla situazione disastrosa che esiste nel paese (omicidi, femminicidi, sequestri di persona, estorsioni, espropriazioni di terra e neo-estrattivismo). L’esodo di migranti è solo l’ultimo di una serie di azioni di protesta che mirano a cambiare il corso delle politiche neoliberali del presidente imposto Juan Orlando Hernández.

Nei tre testi che pubblichiamo, scritti tra fine ottobre e il primo novembre, Valentina Valle Baroz cerca di inquadrare questo esodo nel contesto a cui appartiene, visto che i migranti non hanno solo bisogno di solidarietà e sostegno, ma anche di rispetto e dignità per le loro lotte passate, presenti e future.

continua a leggere:

Parte prima – Cronaca di un giorno di esodo

Parte seconda – Omicidi politici, megaprogetti e violazione di diritti umani. L’eredità del colpo di Stato del 2009.

Parte Terza – Dal “Fuera JOH” all’esodo migrante.