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pagine di autonomia

Buen Vivir: intervista con Alberto Acosta

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Il buen vivir si presenta come alternativa radicale al capitalismo: propone una relazione nuova tra gli esseri umani e, fondamentalmente, una nuova relazione degli esseri umani con la natura. Presentiamo una conversazione in lingua originale con Alberto Acosta, uno dei principali teorici dell’argomento.

Leggi sul sito o scarica in pdf Intervista A. Acosta: Buen Vivir

Nuova critica allo sviluppo e Buen Vivir come alternativa

Buen vivir

di Alberto Acosta ed Eduardo Gudynas

Su questo sito abbiamo già trattato il tema del buen vivir ovvero ben vivere, espressioni che, con molta approssimazione, traducono in idiomi occidentali le espressioni indigene sumak kawsay (quechua), sumaq qamaña (aymara), e analoghe in altre lingue indigene dell’America, fra loro non del tutto equivalenti perché l’idea che racchiudono trova accentazioni diverse nelle varie culture etniche. Come spesso accade per idee importate frettolosamente per dare ossigeno a un pensiero asfittico, il concetto nel trasferimento è stato banalizzato e tradotto in formulette da catechismo laico. Forse la miglior traduzione potrebbe essere il “vivere in pienezza” purché all’espressione non si dia il significato di vivere sfrenatamente come sembra essere la nostra massima auto-affermazione. Sul contenuto di questo “vivere in pienezza” si stanno sviluppando nel mondo indigeno e nei suoi contorni interessanti approfondimenti alcuni dei quali proporremo volta a volta.

Leggi sul sito oppure scarica  Gudynas e Acosta NUOVA CRITICA ALLO SVILUPPO E BUEN VIVIR COME ALTERNATIVA in pdf

PICCOLI GENOCIDI DELLA CRISI CICLICA DEL CAPITALE: PRESAGIO E ANNUNCIO DI STERMINIO RAZIONALE PER LA DISTRUZIONE DELLE ECCEDENZE

Hector Mondragon
Hector Mondragon

PUEBLOS EN CAMINO, (www.pueblosencamino.org) è una rete rete che continua a tessere fili fra militanti di vari paesi latinoamericani. Nei periodici dialoghi a più voci via skype vengono affrontate tematiche o situazioni specifiche. Riteniamo interessante stralciare dalla conversazione su Pequeños Genocidios en la Crisis cíclica del Capital del 16.9 la parte riguardante il tema della “distruzioni degli eccedenti” di cui è stato relatore Héctor Mondragón. Abbiamo omesso i vari interventi rinviando gli interessati al sito citato. Lasciamo al testo il tono discorsivo di una conversazione via skype.

Leggi sul sito oppure scarica Hector Mondragon Piccoli genocidi della crisi ciclica del Capitale solo it in pdf

Il nostro compito è lottare per far continuare la vita

feliz-diaz

DON FÉLIX DÍAZ è un indigeno Qom, querasche del suo popolo e portavoce del coordinamento dei Popoli Indigeni dell’Argentina.

Dalle parole di Don Félix emergono i tratti essenziali di una cosmovisione che trova nella vita ancora un senso e un dovere: quello di proteggerla e di espanderla in un rapporto armonioso con la natura e di dialogo fra le comunità umane. Senza “guerre umanitarie”.

In italiano sul sito o scarica il PDF Felix Diaz PEC Agosto 5 de 2014

Intervista a Sarela Paz: In Bolivia si sta delineando una nuova geometria del potere

Intervista di Tomàs Astelarra a Sarela Paz, antropologa boliviana, le cui analisi sui processi economici e politici in corso aiutano la comprensione della Bolivia ai tempi di Morales.

Sarela Paz

“Evo dice che abbiamo sciolto i nostri legami con l’Impero e stiamo facendoci nuovi alleati, ma non viene detto che i nuovi soci hanno anch’essi una visione imperialista di nuovi modelli di sviluppo capitalista nel mondo e di coercizione secondo il vecchio stile.”

Il testo in lingua originale, in italiano sul sito o scarica il PDF: Sarela_paz_Bolivia_nuova_geometria_del_potere

Perchè non ci ribelliamo? Riflessioni su un testo di Raquel Gutierrez Aguilar

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“Perché non ci ribelliamo?”. Dico qui, in Italia, oggi. Mentre altrove di ribellione ce n’è, e tanta, ma tuttavia essa non sembra “quagliare” , per usare un’espressione popolare. Quindi : “perché altrove si, e qui no?”. E “perché non quaglia”? Oppure “quaglia” e non ce ne accorgiamo?

E’ un tema sul quale ho continuato a rimuginare, leggendo un po’ di cose e prendendo appunti. I sociologi offrono risposte varie, spesso non convincenti. Più interessanti talora le letture di alcuni casi. 

E’ un tema sul quale abbiamo continuato a rimuginare…..   Iniziamo con questo testo di Raquel Gutiérrez, per casualità e non per motivi logici.

Ecco il testo in lingua originale sul sito o Raquel Gutierrez Aguilar Pistas reflexivas in pdf

Sintesi – Stiamo vivendo un passaggio civilizzatorio pieno di turbolenze e di conflitti. Chi sono gli attori di queste lotte e che legame esse hanno fra loro? Perché non si affermano? Al conflitto tradizionale proletariato-borghesia si è sostituito oggi quello fra “legami di comunità” da un lato e coalizione internazionale delle corporation dall’altro1. Le strutture tradizionali di mediazione fra il potere e i cittadini (partiti politici, sindacati …) costruite nel XIX e XX secolo, sono in crisi come pure lo è lo Stato-nazione, svuotato delle sue prerogative grazie al debito costituitosi con le corporation (banche, grandi istituzioni internazionali, grandi speculatori) riunite sotto il nome di “mercato”. Anche la distinzione sinistra-destra sembra obsoleta perché quando i rappresentanti dei rispettivi schieramenti vanno al governo applicano politiche analoghe, salvo mantenere talora diversa retorica (ricordate Pasolini? ndt). La contesa politica reale si sposta pertanto dal livello statale a quello di forme di autonomia locale nelle quali il cittadino esce dalla situazione di delegante periodico ad altri del proprio potere tramite il voto e recupera il ruolo di attore, ovvero passa dalla verticalità all’orizzontalità del discorso politico. Tornando alle lotte che si svolgono a livello globale esse, per una miglior comprensione, possono interpretarsi più come lotte di “popoli in movimento” che come azione di specifici movimenti sociali (Zibechi2) come pure più che all’identificazione dei soggetti é forse utile risalire alle ragioni interiori che ne sono all’origine.

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Raul Zibechi – I movimenti sociali in Brasile

Raul Zibechi

Cosa sta accadendo in Brasile? I movimenti sociali erano stati anestetizzati dai governi del Partito dei Lavoratori, come molti avevano scritto, e finalmente si stanno risvegliando? Cosa c’è sotto e dietro le grandi manifestazioni del giugno 2013 protrattesi fino all’evento della Coppa del Mondo di calcio e oltre? Raúl Zibechi, autore del libro Brasil Potencia: entre la integración regional y un nuevo imperialismo, il cui ultimo capitolo é dedicato ai movimenti ‘antisistemici’ presenti nel paese, ha recentemente aggiornato la sua analisi alla luce degli eventi dell’ultimo anno (il libro uscì nel marzo 2013).

Ecco questo interessante testo in lingua originale.

Leggi sul sito o scarica in pdf: Zibechi – Debajo y detras

Ramòn Vera Herrera – Tutta parola viva (Quando ti punge uno scorpione)

Quando ti punge uno scorpione, spegni il tuo fuoco e stai all'erta. (vecchio proverbio wixárica)
Quando ti punge uno scorpione, spegni il tuo fuoco e stai all’erta.
(vecchio proverbio wixárica)

Solo fra tutti sappiamo tutto.

Emeterio Torres, marakama wixárica

I wixárica hanno una relazione molto stretta con gli scorpioni. Molti anziani della Sierra Huichola considerano lo scorpione il sapiente più antico. I teruka, come vengono chiamati in lingua huichol gli scorpioni, sono considerati messaggeri, portatori di comunicazioni importanti. “Spegnere il proprio fuoco e rimanere all’erta” quando si riceve il loro messaggio, ci parla dell’importanza che i wixaritari gli assegnano nel loro spazio simbolico: il fuoco li convoca a una venerazione e a una vicinanza così profonde che convivono perennemente con lui. Quello che chiede l’antica tradizione è che si sospenda ogni cosa per porre attenzione al messaggio e cercare, o aspettare, i segni di ciò che lo scorpione vuole comunicare.

La frase di “Meterio marakame” che dice che “solo tra tutti sappiamo tutto”, acquisisce il suo senso più profondo in un’assemblea di comuneros. Questa non è solo uno spazio in cui tutti parlano, e niente più. Si pensa erroneamente che il consenso sia una modalità di votazione in cui, invece di contare voti segreti o mani alzate, si esiga un cento per cento di corrispondenza. Non si considera che per i wixárika e per altri popoli l’assemblea non è lo spazio per votare ma per conversare nel senso più ampio del termine, cioè, per esporre la propria parola e pensare insieme. Il consenso è il prodotto della riflessione collettiva, non il risultato di un tipo di votazione “pre-moderna”.

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Scarica in pdf: Ramòn Vera Herrera – Tutta parola viva (Quando ti punge uno scorpione)

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