I risultati elettorali negativi di fine 2015 in Argentina e Venezuela inaspriscono la discussione, già in atto da tempo nella sinistra latinoamericana, sul tipo di politiche economiche e sociali praticate dai governi a qualche titolo definiti di ‘sinistra’. Chi parla di ‘esaurimento’ di queste politiche, come fa Eduardo Gudynas in questo articolo, chi di ‘chiusura di un ciclo’ (Gaudichaud1, Zibechi2 e altri, chi li nega addirittura (Cabrera3, Sader4, Harnecker5 e altri). In questa diversità di posizioni è sottesa ovviamente una profonda diversità di analisi della situazione che merita approfondimenti che faremo via via, limitandoci qui a citare alcuni interventi sul tema.
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Sono 10 anni che Evo Morales Ayma è presidente del paese, e il paese è certamente cambiato. Ma cambiato come? Sono state mantenute le promesse elettorali per un cambiamento in senso decolonizzatore e di emancipazione verso una maggiore partecipazione dal basso e valorizzazione delle autonomie, come la scelta costituzionale di Stato plurinazionale dovrebbe imporre, o invece è in corso il consolidamento di una tendenza ‘statalista economicista’ caratterizzata da un forte pragmatismo che sembra mirare al mantenimento del potere in mano al MAS, il partito di governo, che ha a suo favore indubbi risultati economici e la crescita di una classe media però spoliticizzata? Le vicende recenti del Brasile mostrano le contraddizioni di una crescita di questo tipo.
E se Morales nel 2014 è stato rieletto agevolmente per il secondo mandato, nel corso del 2015 il MAS, partito al governo, ha subito un parziale insuccesso nelle elezioni amministrative perdendo il governatorato di La Paz e le importanti alcaldie di El Alto e di Cochabamba. Intanto la crisi economica, legata alla caduta dei prezzi delle materie prime (commodities) sul mercato internazionale, non risparmia la Bolivia e influirà certamente in qualche modo sulle politiche sociali del governo. Morales intanto è impegnato in una modifica costituzionale che consenta la possibilità di un suo terzo mandato, segno preoccupante di una assenza di prospettive di ricambio e quindi di una potenziale fragilità democratica.
Di Bolivia e della sua attuale situazione politica e sociale abbiamo già parlato in questo blog con una acuta e interessante analisi della sociologa Sarela Paz. Proponiamo adesso una pacata ma precisa analisi di Jorge Viaña.
“La puntualità non è una virtù che sembri molto rivoluzionaria. Al contrario: si associa alla legge e all’ordine, a quelli di sopra. Ma viene anche dal basso.
Nella società moderna impariamo la schiavitù dell’orologio molto presto. La scuola ci prepara per il controllo della nostra vita nel lavoro, per poter mettere ogni nostro minuto al servizio del capitale. E si estende giorno dopo giorno la dominazione sugli orari, che un alito rivoluzionario dovrebbe distruggere”.
Il Dizionario della Reale Accademia spagnola definisce il termine teoria come «conoscenza speculativa a prescindere da qualsiasi applicazione». Lo zapatismo è il contrario di ciò. La sua forma di conoscenza è pratica, non speculativa; ciò che si conosce, lo si conosce per applicarlo, ed è questo l’unico criterio di validità delle conoscenze. La teoria non è necessaria per fare la rivoluzione. Invece è necessaria l’etica, la decisione individuale e collettiva di mettere in gioco il corpo per cambiare il mondo; occorre una visione lucida di ciò che va fatto in ciascun momento, per analizzare la volontà e la capacità dei ribelli di lanciarsi nello scontro. Tutto il resto, le ideologie, le teorie, sono per lo più ostacoli che impediscono di vedere le cose come realmente sono. […] Tutto ciò non vuol dire che nello zapatismo non ci sia elaborazione di idee e analisi, ma che le conclusioni a cui giungono sono il prodotto di esperienze collettive.
Raúl Zibechi – Alba di mondi altri , pag 178/179
Pubblichiamo un intervento di Sergio Tischler Visquerra su teoria e pratica da un punto di vista zapatista. Leggi sul sito
In America Latina si dibatte animatamente se siamo alla fine del “ciclo progressista” (Zibechi, Gudynas. Almeyra, frei Betto…), o se si tratti solo di una pausa o addirittura se il ciclo non sia affatto concluso e si tratti solo di analisi malevole (Sader, Cabrera…). Gli argomenti degli uni e degli altri sono interessanti da esaminare e lo faremo a breve, Ci preme però sottolineare che esistono molti elementi “interni” che facevano presagire da tempo ciò che oggi sta accadendo. Così già nel 2009 Pablo Dávalos, un intellettuale scomodo e in questo caso preveggente, aveva indicato chiaramente le contraddizioni che si andavano configurando nella sinistra latinoamericana e nei governi detti “progressisti”. Perché riesumare ora un articolo di 6 anni or sono? Perché allora il coro di lodi a questi governi era quasi unanime, sia nella sinistra latinoamericana che in quella nostrana, e la crisi odierna di questo ciclo viene da molti addebitata a ragioni “esterne” alla regione (la solito perfidia yankee, coi suoi “golpes suaves”, pur se è fuor di dubbio che la favorisca e ne approfitti) evitando così quella necessaria e salutare autocritica, i cui elementi erano, volendo, già chiari. Ma c’è un secondo motivo: Dávalos indica con chiarezza i nuovi meccanismi del potere capitalista, apparsi chiari nel “lulismo”. Si tratta di quella “egemonia ás avessas” (egemonia a rovescio) analizzata così bene dal sociologo brasiliano Chico de Olivera (https://blognooficial.wordpress.com/?s=hegemonia ) e qui evocata anche da Dávalos. Il capitale è disposto anche a rinunciare a parte dei suoi simboli pur di garantire il meccanismo di accumulazione. Se oggi per continuare l’accumulazione è necessario cedere simbolicamente il potere alla sinistra, che lo si faccia. Ricorda in niente casa nostra? (A.Z)
Raquel Gutiérrez Aguilar, messicana con una lunga esperienza di lotta socile anche in Bolivia, è oggi ricercatrice sociale presso l’Universita messicana di Puebla.
Proponiamo questo suo testo che ci sembra di notevole interesse per il modo non usuale di interpretare il significato profondo delle lotte sociali e dei loro reali contributi alla emancipazione dal basso dei popoli. Come gli editori boliviani del testo (Editorial Autodeterminación di Cochabamba) scrivono nell’introduzione, Raquel Gutierréz possiede una “formidabile capacità (…) nello sforzo di pensare l’antagonismo sociale nell’America Latina attuale secondo una chiave diversa dalla maggioranza degli studi e degli scritti che affrontano la politica, le lotte popolari e la generazione e il consolidamento delle relazioni di dominazione.”
Crediamo che questo sia uno dei testi preziosi del pensiero critico latinoamericano contemporaneo che offriamo alla lettura in questo nostro sito e ci ripromettiamo un progressivo affiancamento della traduzione in lingua italiana dei singoli capitoli in castigliano. Iniziamo quest’impegno dall’introduzione.
Pubblichiamo l’intervento di Immanuel Wallerstein al Seminario di idee che si è svolto in Chiapas in Maggio e intitolato I MOVIMENTI ANTISISTEMICI E IL FUTURO DEL CAPITALISMO Leggi qui o scarica il pdf IDRA Wallerstein
Alberto Acosta. Economista y político. Fue ministro de Energía y Minas en el Gobierno de RafaelCorrea. También fue presidente de la Asamblea Constituyente. En las elecciones de 2013 fue candidato a la presidencia de la República por Pachakutik. Ha sido docente universitario y autor de varias publicaciones. Fue uno de los fundadores de Alianza PAIS pero se alejó. Ahora milita en la oposición y es parte de la comisión política de las organizaciones sociales que promueven el paro nacional.