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CAMMINAR DOMANDANDO

pagine di autonomia

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Situazione sociale e politica

Cammini di guarigione: la nostra proposta siete voi!

 

Messico: un fondamentale “cammino di guarigione” ai margini di un processo elettorale “corrotto, dispotico e razzista”. I collettivi che sono sorti per sostenere la candidata indipendente Marichuy (portavoce del Consiglio Indigeno di Governo) hanno deciso di non sciogliersi dopo la raccolta delle firme necessarie a rendere esecutiva la candidatura, ma di continuare a lavorare uniti, per le proprie finalità. Una scelta a cui pochi hanno dato peso, ma che sarà carica di conseguenze.

Abbiamo voluto associare a questo articolo di Esteva la notizia della costituzione dell’Assemblea Autonoma dei Popoli della Cuenca de México, un esempio concreto e significativo di lotta autonoma e responsabile contro la sottrazione di terre di uso comune e contro i tentativi istituzionali di imporsi attraverso false assemblee comunitarie.

leggi sul sito:

link: 2018 01 18 Cammini di guarigione

link: I popoli nahua decidono di camminare per proprio conto

Vogliono tutto

Non è l’anno della Buona Novella! La guerra del capitalismo contro il mondo si intensifica e distrugge tutto al suo passaggio: natura, strutture sociali, cultura alla rincorsa dell’ultimo profitto, possibile o impossibile non importa.

Urge contarci e riconoscerci, secondo Gustavo Esteva, nel consueto commento su La Jornada; ma anche riflettere sul dopo, come fa Alberto Acosta raccontando il buen vivir in Ecuador. Magari anche cambiando qualche legge sui paradisi fiscali, su cui ragiona invece Emir Sader.

Pubblichiamo anche un articolo in spagnolo sulla vicenda dell’ <<indio>> Quintin Lame, una storia di violenza, sterminio e criminalizzazione che evidenzia la lunga consuetudine repressiva e genocida degli Stati nei confronti dei popoli originari, tutt’ora in corso.

Facciamo a tutti i nostri auguri per un migliore 2018!

la redazione di camminardomandando

Raul Zibechi: Perchè vincono le destre

Il ciclo progressista è finito”, dichiara secco nel suo ultimo articolo “Perché in Sudamerica crescono le destre” Raúl Zibechi, attento osservatore della realtà politica e sociale latinoamericana. Non la pensano così altri intellettuali della “sinistra organica” quale ad es. Amir Sader. L’ottimismo della volontà? Sono tempi in cui in Latinoamerica (e altrove?) il realismo induce a una osservazione disincantata di ciò che accade, registrarlo e cercar di capire le ragioni del regresso da sinistra a destra, cercando di correggere il tiro e di non disperdere l’esperienza che si può, anzi si deve, accumulare anche nei momenti sfavorevoli.

Da tempo Zibechi avverte: siamo in una società estrattivista, e queste ne sono le conseguenze. Ero portato a credere che per quanto riguarda il regresso politico, il tipo di estrattivismo fosse quello più sofisticato di quello minerario e agricolo, cioè quello politico, sociale, giuridico, finanziario. Ma Zibechi in questo articolo porta un dato sconcertante, riferito all’Argentina: <<la mappa della soia coincide “quasi matematicamente” con i territori in cui vince Macri>>

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Nochixtlan, o la propagazione della rivolta

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Asunción de Nochixtlan è una localita situata al centro della Zona a Economia Speciale (Zee) sulla direttrice che congiungerà  il Golfo del Messico al Pacifico. Il 19 giugno la Polizia Federale, con l’appoggio di elicotteri, ha condotto un’operazione di guerra contro la popolazione che ha prodotto 11 morti e decine di feriti. Un salto di qualità nella repressione della rivolta contro la riforma educativa portata avanti dai maestri del distretto di Oaxaca che  ha avuto come unico risultato l’indignazione della popolazione e l’estensione della rivolta.

Carlos Fazio e Gustavo Esteva commentano gli avvenimenti qui e qui

Gustavo Esteva su La Jornada: E’ stato un anno atroce

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I funerali della Sindaco Gisela Mota Ocampo, uccisa al suo secondo giorno di mandato

In Messico, il degrado morale, il cinismo e la corruzione delle classi politiche si sono fatte sempre più evidenti, mentre la violenza congiunta delle forze legali e illegali è cresciuta senza posa. Così si è venuta consolidando una struttura che dentro e fuori le istituzioni cerca di controllare la popolazione e soffocare le resistenze e le ribellioni sotto uno stato di eccezione non  dichiarato.

 Qualcosa di analogo, con gradi e modalità molto diverse, avviene nel mondo.

continua a leggere sul sito o scarica in pdf E stato un anno atroce

BOLIVIA : 10 ANNI

e.v.
Evo Morales

Sono 10 anni che Evo Morales Ayma è presidente del paese, e il paese è certamente cambiato. Ma cambiato come? Sono state mantenute le promesse elettorali per un cambiamento in senso decolonizzatore e di emancipazione verso una maggiore partecipazione dal basso e valorizzazione delle autonomie, come la scelta costituzionale di Stato plurinazionale dovrebbe imporre, o invece è in corso il consolidamento di una tendenza ‘statalista economicista’ caratterizzata da un forte pragmatismo che sembra mirare al mantenimento del potere in mano al MAS, il partito di governo, che ha a suo favore indubbi risultati economici e la crescita di una classe media però spoliticizzata? Le vicende recenti del Brasile mostrano le contraddizioni di una crescita di questo tipo.

E se Morales nel 2014 è stato rieletto agevolmente per il secondo mandato, nel corso del 2015 il MAS, partito al governo, ha subito un parziale insuccesso nelle elezioni amministrative perdendo il governatorato di La Paz e le importanti alcaldie di El Alto e di Cochabamba. Intanto la crisi economica, legata alla caduta dei prezzi delle materie prime (commodities) sul mercato internazionale, non risparmia la Bolivia e influirà certamente in qualche modo sulle politiche sociali del governo. Morales intanto è impegnato in una modifica costituzionale che consenta la possibilità di un suo terzo mandato, segno preoccupante di una assenza di prospettive di ricambio e quindi di una potenziale fragilità democratica.

Di Bolivia e della sua attuale situazione politica e sociale abbiamo già parlato in questo blog con una acuta e interessante analisi della sociologa Sarela Paz. Proponiamo adesso una pacata ma precisa analisi di Jorge Viaña.

Leggi in lingua originale su camminardomandando oppure scarica Viana: Bolivia balance 10 años in pdf

Pablo Dávalos: SU SILENZI E COMPLICITÀ : LA SINISTRA LATINOAMERICANA IN EPOCA POSNEOLIBERISTA

Pablo Davalos

In America Latina si dibatte animatamente se siamo alla fine del “ciclo progressista” (Zibechi, Gudynas. Almeyra, frei Betto…), o se si tratti solo di una pausa o addirittura se il ciclo non sia affatto concluso e si tratti solo di analisi malevole (Sader, Cabrera…). Gli argomenti degli uni e degli altri sono interessanti da esaminare e lo faremo a breve, Ci preme però sottolineare che esistono molti elementi “interni” che facevano presagire da tempo ciò che oggi sta accadendo. Così già nel 2009 Pablo Dávalos, un intellettuale scomodo e in questo caso preveggente, aveva indicato chiaramente le contraddizioni che si andavano configurando nella sinistra latinoamericana e nei governi detti “progressisti”. Perché riesumare ora un articolo di 6 anni or sono? Perché allora il coro di lodi a questi governi era quasi unanime, sia nella sinistra latinoamericana che in quella nostrana, e la crisi odierna di questo ciclo viene da molti addebitata a ragioni “esterne” alla regione (la solito perfidia yankee, coi suoi “golpes suaves”, pur se è fuor di dubbio che la favorisca e ne approfitti) evitando così quella necessaria e salutare autocritica, i cui elementi erano, volendo, già chiari. Ma c’è un secondo motivo: Dávalos indica con chiarezza i nuovi meccanismi del potere capitalista, apparsi chiari nel “lulismo”. Si tratta di quella “egemonia ás avessas” (egemonia a rovescio) analizzata così bene dal sociologo brasiliano Chico de Olivera (https://blognooficial.wordpress.com/?s=hegemonia ) e qui evocata anche da Dávalos. Il capitale è disposto anche a rinunciare a parte dei suoi simboli pur di garantire il meccanismo di accumulazione. Se oggi per continuare l’accumulazione è necessario cedere simbolicamente il potere alla sinistra, che lo si faccia. Ricorda in niente casa nostra? (A.Z)

Leggi sul sito     –     Scarica in pdf: Davalos_Silenzi_e_complicita

Entrevista a Alberto Acosta sobre el Paro nacional

acosta

Alberto Acosta. Economista y político. Fue ministro de Energía y Minas en el Gobierno de RafaelCorrea. También fue presidente de la Asamblea Constituyente. En las elecciones de 2013 fue candidato a la presidencia de la República por Pachakutik. Ha sido docente universitario y autor de varias publicaciones. Fue uno de los fundadores de Alianza PAIS pero se alejó. Ahora milita en la oposición y es parte de la comisión política de las organizaciones sociales que promueven el paro nacional.

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Intervista a Sarela Paz: In Bolivia si sta delineando una nuova geometria del potere

Intervista di Tomàs Astelarra a Sarela Paz, antropologa boliviana, le cui analisi sui processi economici e politici in corso aiutano la comprensione della Bolivia ai tempi di Morales.

Sarela Paz

“Evo dice che abbiamo sciolto i nostri legami con l’Impero e stiamo facendoci nuovi alleati, ma non viene detto che i nuovi soci hanno anch’essi una visione imperialista di nuovi modelli di sviluppo capitalista nel mondo e di coercizione secondo il vecchio stile.”

Il testo in lingua originale, in italiano sul sito o scarica il PDF: Sarela_paz_Bolivia_nuova_geometria_del_potere

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